Recensione su Il Golem - Come venne al mondo

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20 marzo 2014

Siamo agli albori della fantascienza con questo film muto del 1920, diretto da Carl Boese e Paul Wegener (che scrisse anche la sceneggiatura e interpretò il ruolo del Golem, l’uomo d’argilla le cui movenze tanto ispirarono il personaggio cinematografico di Frankenstein, nelle sue varie versioni).
Il film rappresenta il prequel de “Il Golem”, girato nel 1915 e la cui pellicola andò perduta.
I temi dell’antisemitismo, della commistione tra religione e riti magici, dell’ambizione creazionista dell’uomo (come in Frankenstein) si susseguono nei quasi 90 minuti di durata della pellicola.
Memorabile la scena in cui il Golem si reca goffamente a fare la spesa, nell’inquietudine generale, presentando la lista ai droghieri.
Francamente ammirabili, nonostante sia passato quasi un secolo, le scenografie gotiche di Hans Poelzig e gli effetti speciali, sicuramente all’avanguardia per l’epoca (suggestiva soprattutto la scena in cui il Golem prende vita).
Musiche sempre adatte accompagnano le scene.
Cartelli che si soffermano un po’ troppo a lungo.
L’ottima espressività degli attori del muto, sapientemente esagerata per compensare l’assenza dei dialoghi, forse una delle poche cose che con il tempo nel cinema è andata peggiorando, diventando l’eccezione anziché la regola.

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