Recensione su Nella casa

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10 Maggio 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

La storia molto sick di uno studente di liceo, Claude, che inizia a scrivere temi in cui racconta il suo rapporto con un compagno di classe, Rapha, e la sua famiglia prototipo di piccoloborghesità. In essi racconta l’insinuarsi a ritmo lento all’interno del nucleo famigliare, e sono letti dal prof di italia… ehm no, di francese dei due, Germain, e dalla di lui moglie, chiamiamola Vaccozza. Ma solo per ridere, non si chiama Vaccozza. Mais c’est rigolo! Germain tentenna ma mica consiglia di smettere, a Claude, anzi fomenta e indirizza, sulle svolte da dare alla storia, sulla costruzione psicologica dei personaggi ecc; la particolarità dei film è che i discorsi letterari tra prof e studente hanno ripercussioni concrete sui rapporti tra Claude e la Rapha’s family, che vengono mostrati nel loro costituirsi, complicarsi, dissolversi, a volte con molteplici punti di vista, a volte mostrati twice, parallelamente al processo di riscrittura di una pagina da parte di Claude-scrittore. Metaletteratura innestata nel cinema, il liceo non per altro porta il nome di Flaubert, con un enorme e difficile lavoro di sceneggiatura dietro da parte di Ozon, che mira veramente alto e riflette, nascostamente manco peggnente, sul rapporto parallero tra regista e spettatori/scrittore e lettori. Man mano la vita vera, e quella scritta, dei personaggi, prima di Claude e famiglia borghese con Germain e moglie lettori/voyeur poi anche di questi ultimi, perde di definizione, sfumando nell’immaginazione forse che sì e forse che no, fino a svelare Claude come unico demiurgo/puppetmaster che tende i fili per muovere tutti gli altri.
Film francese malato, i francesi ne fanno sovente → i francesi sono malati, e non per niente gira dello Xanax (lo stesso mio! Yuppi!). Gli attori sono ottimi nel dare vita a personaggi non privi di stereotipazione ma comunque emotivamente ben definiti: Claude è il ragazzetto pervert e talentuoso, Rapha l’amico ciula, la madre la casalinga insoddisfatta, Germain il professore mediocre che crede di avere il controllo su di un talento come avrebbe voluto ma non è stato lui, e non capisce di starsi chiudendo in una gabbia che farebbe la felicità di Umberto Eco e di chiunque abbia letto, volente o nolente, un manuale di semiotica generale.
Non c’è però soddisfazione piena, tutta questa artificiosità è difficile da mimetizzare, e non ho potuto uscire dal cinema senza pensare a quanto ca**o fossero malati questi francesi.

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