14 Recensioni su

Nella casa

/ 20127.5193 voti

Una buona idea, ma un’esecuzione carente / 3 Novembre 2016 in Nella casa

Una buona idea, ma un’esecuzione carente. Negli occhi di Claude si rispecchia la mediocrità piccolo-borghese della famiglia di cui fantastica di entrare a far parte, i Rapha, ma anche dei suoi lettori, i Germain. Il giovane narratore, da parte sua, rimane però una figura indefinita, un testimone astratto. Indoviniamo che il suo ambiente di provenienza è assai più modesto e travagliato, ma solo una breve scena, verso la fine del film, ce lo mostra. Non c’è dunque un percorso di rivelazione e di crescita; la sceneggiatura accorda invece a Claude un improbabile ruolo di seduttore o aspirante seduttore – e la commistione di realtà e fantasia della trama rende per di più difficile capire cosa avvenga realmente.

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Film nel film / 12 Ottobre 2016 in Nella casa

Germain è un professore annoiato dalla banalità dei suoi studenti.
Con suo grande stupore legge un tema scritta da Claude Garcia, studente molto dotato in diverse materie, e ne rimane attratto pure perché la modalità con cui è scritto lo affascina.
Da qui nasce un rapporto molto più che semplice docente/studente. Una sorta di storia a puntate in cui Germain non riesce più a staccarsi fino a non comprendere più la realtà dalla fantasia. Una vera dipendenza.
Un film nel film.
Ed è proprio questo aspetto che ho più apprezzato; infatti la scena finale è parlante. I due che vedono due donne parlare in un balcone e ognuno interpreta a suo modo il dialogo tra loro.
Come gli stati d’animo possono farci vedere una scena in maniera totalmente diversa.
Questa particolarità (film nel film) è molto presente in me, forse anche troppo ahimè…, ed è per questo NELLA CASA non mi è dispiaciuto affatto.
Dialoghi interessanti e anche divertenti, per nulla banali.
Un film che fa riflettere e pensare…
Per fortuna… Mai smettere…
Ad maiora!

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I versi atomici / 14 Aprile 2016 in Nella casa

Lezioni di sceneggiatura (davvero nel senso didattico del termine, seppure dentro la magia del racconto) attraverso la storia di una ossessione; non quella dell’ambiguo ragazzo interpretato dall’apollineo inquietante Ernst Umhauer, ma quella del suo professore (un grande Luchini, affiancato da una strepitosa Kristin Scott Thomas) che vuole morbosamente vedere “come va a finire”, in altre parole l’ossessione dello spettatore/lettore attraverso l’ ulteriore riproposizione di un tema caro ad Ozon, quello del voyeurismo.
Un film voluttuosamente avvinghiante con palesi richiami al cinema di Woody Allen (con tanto di citazione esplicita nella locandina di Match Point), dalla tessitura psicanalitica dei dialoghi agli innesti di metacinema.
Diversi riferimenti alla demenzialità di certa nuova pedagogia scolastica (il ritorno all’uniforme, la soppressione della penna rossa perchè troppo ansiogena, l’ipocrisia della nuova terminologia che vuole “apprendenti” anzichè allievi…), il solito capriccio ozoniano sulla relazione omoerotica e una visione cinica da letterato sullo squallore della mentalità piccolo borghese: “Non c’è un grammo di poesia in questa casa, tu ti presenti con dei versi, delle metafore… è come se sganciassi una bomba atomica”. Un grande film, disincantato e feroce, sottilmente perverso.

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18 Settembre 2015 in Nella casa

Come in altri suoi film che ho visto, Ozon dimostra una capacità quasi barocca di modellazione della storia, del personaggio, dell’immagine: non si tratta solo di raccontare una storia né di rendere un film esclusivamente artistico, si tratta piuttosto (a mio parere) di un blending molto equilibrato che appaga l’occhio (e l’orecchio e gli altri sensi) e al contempo mantiene alta l’attenzione per gli eventi. Ed è tutto sommato il nodo cruciale della trama: l’autore e la genesi di un’opera. Il Claude voyeur che vediamo sullo schermo è semplicemente un eidolon di Ozon e di ogni narratore che si rispetti, un narratore che se non avesse una curiosità quasi morbosa per la vita dei suoi personaggi – e degli altri – risulterebbe asfittico, pur con tutto il talento del mondo*. Ah, dimenticavo: il tema del ruolo dei maestri, sia quelli di scuola che quelli letterari, rimane come un cece sotto il materasso… Piccolo, abbozzato, ma non insignificante.
Insomma, per esser meno pedante: m’è ppiaciuto.

* Cosa che, con buona pace di Germain che lo definisce il sommo, io penso di Flaubert…

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7.5 / 4 Novembre 2013 in Nella casa

Non sono mai stato un grande fan di Ozon e, a parte Swimming Pool che non ho trovato poi così interessante di lui non avevo mai visto altri film ma questo suo penultimo lavoro mi ha davvero colpito. Una buona prova di recitazione per tutto il cast ed una storia intrigante sono già un bel punto di partenza ma quello che mi ha colpito di più è la capacità di costruire un film su una base molto semplice ma straordinariamente vera: che ogni finestra di una casa è unop specchio su una storia, una storia che la nostra immaginazione crea, plasma e gonfia fino a darle i risvolti più personali. Da una scena oggettiva lo scrittore che è in noi rende soggettivo e personale l’intreccio fino a fonderci con i personaggi che osserviamo, finio a introdurci in quell’ambiente e legarci a quei destini.
Montaggio intelligente e avvincente, capace di non complicare fino a disintegrare il senso della storia ma utile a non far perdere le fila del discorso.
Divertente e acuto lo scambio tra il ragazzo prodigio (reso in maneira inquietante da Ernst Umhauer) e il professore frustrato (Fabrice Luchini).
In un film metanarrativo che mescola elementi di thriller e commedia e tiene costantemente sulle spine lo spettatore il loro rapporto è la parte che all’inizio catalizza l’attenzione e che alla fine diviene chiave di lettura di tutto il film.

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Avvincente.. / 7 Luglio 2013 in Nella casa

All’inizio credevo che fosse noioso, tutt’altro! E’ stato appassionante, ti rapisce la storia di questo strano ragazzo e ti chiedi è accaduto o è stato romanzata questa parte?
Il rapporto tra questo professore con il suo alunno è stato un film avvincente ed intrigante.

Risate e inquietudine… alla Woody Allen / 19 Maggio 2013 in Nella casa

Risate di pancia e risvolti inquietanti, arte contemporanea e cinesi alla ribalta, Woody Allen e chi lo sa. Nel complesso una commedia (sporcata da scene davvero inquietanti, come quella del finale) piacevole, forse un po’ allungata nella parte centrale. La coppia Fabrice Luchini-Kristin Scott Thomas ottimamente assortita. Non so se consiglio di andarlo a vedere al cinema, ma sicuramente una buona soluzione per una serata tranquilla e senza pretese.

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13 Maggio 2013 in Nella casa

A me è piaciuto molto. Per i temi di base che sono tanti: nell’anonimato dei personaggi che sono tutti uguali (i ragazzi sono deidentitarizzati dalla divisa, c’è il padre, la donna più annoiata che esista e così via) l’abilità del narratore costruisce un mondo; ma ciò che si crea quale influenza ha su chi legge che partecipa comunque all’atto creativo (il professore e la moglie suggeriscono, indirizzano, ne sono, soprattutto lui, travolti); il mondo è uno schema di rapporti di forza, sociali (ricco/povero), individuali (mentore/allievo); i nuclei famigliari sono il concentrato dell’essere e della società; la narrazione può essere così potente da essere reale e nello stesso tempo la realtà, presunta tale, può essere immaginaria.
E poi Ozon ha quel modo di girare che adoro: i ragazzi camminano, si alza la telecamera che scopre la casa, una vertigine quasi.
Il parallelismo delle due case borghesi, poi, sin da subito suggeriscono che l’atto di Claude di penetrare dentro l’una avrebbe portato ad entrare nella seconda, i piani medi sui due coniugi sono il riflesso di quelle dedicati ai Rapha, cambia in maniera radicale il contenuto, non la forma (e il gioco contenuto/forma è fondamentale nel film, il professore ignora il contenuto rapito dalla forma letteraria dei temi di Claude; Claude impara a gestire la forma della narrazione che si appropria del contenuto e lo domina) ossia l’interno borghese colto versus l’interno borghese stolido. D’altronde il discorso sull’arte è molto presente attraverso il mestiere della moglie del professore: l’arte deve monetanizzarsi, l’arte è la tela vuota che si deve immaginare (quanto dell’arte è fatto dal fruitore? Chi scrive scrive per, chi legge influenza l’atto creativo, come accade proprio nel film, come accadeva nei romanzi che oggi leggiamo come corpi unici, ma che furono scritti “a puntate” come i temi di Claude e il prof. gli da’ da leggere Dickens non a caso). Ma poi il professore è anch’egli uno scrittore mancato e cosa racconta il suo libro se non una trama che si riconnette al suo alunno prediletto? E il liceo non è intitolato a Flaubert con la sua poetica da identificazione totale fra autore e personaggio con la compenetrazione fra i due piani? Sadico il film in cui mai si è certi di chi sta inventando cosa.
Claude mi ricorda molto i ragazzi di Truffaut e l’angelo caduto di Teorema, nel primo caso perché lo stesso Antoine si avvicinava alle famiglie delle sue fiamme per poi rimanerne rapito (si innamorava delle famiglie di queste), il ragazzino de Gli anni in tasca è sempre a casa dell’amico mentre “sfugge” dalla sua routine con il padre paralizzato; nel secondo caso perché davvero è quell’elemento estraneo (che è al contempo pansessuale) che si materializza di fronte ai componenti di una famiglia esacerbandone i caratteri, ma senza quella funzionalità pasoliniana di evoluzione/liberazione, perché la famiglia Rapha è decisamente basica e senza molte sfumature, è moderna in senso ampio.
Bello il film perché labirintico e pieno di sotto temi con quel bel finale che rimescola ancora le carte fra cosa si sta narrando (tutto quello che abbiamo ascoltato è stato detto per il professore e basta?) e la forza del voyeriemo alla hitchkock, le finestre che moltiplicano i palcoscenici ognuna con all’interno una casa intera e una storia intera.

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10 Maggio 2013 in Nella casa

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

La storia molto sick di uno studente di liceo, Claude, che inizia a scrivere temi in cui racconta il suo rapporto con un compagno di classe, Rapha, e la sua famiglia prototipo di piccoloborghesità. In essi racconta l’insinuarsi a ritmo lento all’interno del nucleo famigliare, e sono letti dal prof di italia… ehm no, di francese dei due, Germain, e dalla di lui moglie, chiamiamola Vaccozza. Ma solo per ridere, non si chiama Vaccozza. Mais c’est rigolo! Germain tentenna ma mica consiglia di smettere, a Claude, anzi fomenta e indirizza, sulle svolte da dare alla storia, sulla costruzione psicologica dei personaggi ecc; la particolarità dei film è che i discorsi letterari tra prof e studente hanno ripercussioni concrete sui rapporti tra Claude e la Rapha’s family, che vengono mostrati nel loro costituirsi, complicarsi, dissolversi, a volte con molteplici punti di vista, a volte mostrati twice, parallelamente al processo di riscrittura di una pagina da parte di Claude-scrittore. Metaletteratura innestata nel cinema, il liceo non per altro porta il nome di Flaubert, con un enorme e difficile lavoro di sceneggiatura dietro da parte di Ozon, che mira veramente alto e riflette, nascostamente manco peggnente, sul rapporto parallero tra regista e spettatori/scrittore e lettori. Man mano la vita vera, e quella scritta, dei personaggi, prima di Claude e famiglia borghese con Germain e moglie lettori/voyeur poi anche di questi ultimi, perde di definizione, sfumando nell’immaginazione forse che sì e forse che no, fino a svelare Claude come unico demiurgo/puppetmaster che tende i fili per muovere tutti gli altri.
Film francese malato, i francesi ne fanno sovente → i francesi sono malati, e non per niente gira dello Xanax (lo stesso mio! Yuppi!). Gli attori sono ottimi nel dare vita a personaggi non privi di stereotipazione ma comunque emotivamente ben definiti: Claude è il ragazzetto pervert e talentuoso, Rapha l’amico ciula, la madre la casalinga insoddisfatta, Germain il professore mediocre che crede di avere il controllo su di un talento come avrebbe voluto ma non è stato lui, e non capisce di starsi chiudendo in una gabbia che farebbe la felicità di Umberto Eco e di chiunque abbia letto, volente o nolente, un manuale di semiotica generale.
Non c’è però soddisfazione piena, tutta questa artificiosità è difficile da mimetizzare, e non ho potuto uscire dal cinema senza pensare a quanto ca**o fossero malati questi francesi.

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Continua… / 1 Maggio 2013 in Nella casa

Lo strano rapporto creatosi fra Germain , un professore appassionato dei grandi classici della letteratura ed a sua volta ex scrittore anche se mediocre , e Claude, un suo giovane e dotato allievo , che inizia nel momento in cui il professore si rende conto delle notevoli capacità espressive del ragazzo leggendo il contenuto di un tema da lui svolto .
Una storia costantemente in bilico tra realtà e fantasia che analizza in chiave “voyeuristica” ma anche ironica il rapporto a volte difficile che si può creare tra l’autore di un’opera ed il fruitore della stessa offrendo il meglio di sé nella prima parte sicuramente molto intrigante ed avvincente . Poi , a mio giudizio , il ritmo si abbassa ed il racconto si appanna in una visione meno lucida dei personaggi così da lasciarmi le idee confuse e dubbi sulle reali intenzioni del regista che probabilmente non ho compreso sino in fondo .
Ciò non toglie che il film resti valido non fosse altro che per l’ottimo cast che vede la coppia Kristin Scott Thomas e Fabrice Luchini in splendida forma ed il giovane Ernst Umhauer molto efficace nel rendere l’ambigua figura di Claude .

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25 Aprile 2013 in Nella casa

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Metanarrazione sofisticata, divertente e divertita, con tempi buoni, ottimi interpreti e grande accuratezza narrativa: Ozon dribbla con eleganza alcune prudéries, tingendole quasi di giallo. Inizialmente, ogni cosa pare chiara e lineare, ma con l’incedere del racconto la nitidezza degli eventi lascia spazio ad una bruma intrigante ed ingannatrice.
Dove finisce la realtà ed inizia la finzione? Cosa accade davvero e quanto di quel che si srotola sullo schermo è veritiero?
I fotogrammi finali, seppur didascalici, nascondono una grande (ma ovvia) verità.

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24 Aprile 2013 in Nella casa

“In una notte di tempesta, quale bambino non ha avuto un incubo…. In una notte di tempesta, quale bambino non ha sognato di dormire in mezzo ai suoi genitori…

“ma a piedi nudi la pioggia non potrà danzare”

Le vite degli altri / 18 Aprile 2013 in Nella casa

“In quella casa si avvertiva un’aria di grettezza, di conformismo solo vagamente alternativo, si sentiva un riserbo un po’ ipocrita, in definitiva si percepiva l’odore della classe media. Proprio da quell’odore io ero attratto. Era penetrante, irresistibile, pungente. Era l’odore della normalità, della tranquillità, della serenità, della sonnolenta vita degli uomini e delle cose, l’odore di una famiglia della classe media. E anche se tutto sembrava si fosse deposta una sottile, impalpabile polvere grigia, io in quella casa dovevo entrare. In ogni modo. Dovevo trovare un pretesto, un pretesto qualsiasi per potermi intrufolare. Avrei percorso il corridoio lindo di quella casa, ne avrei constatato la pulizia e l’ordine perfetto, avrei sentito l’odore penetrante di Esther, la padrona di casa, la donna della classe media. E poi mi sarei seduto sulla panchina del parco, di fronte la casa, sorridendo candidamente, non ricordando più nulla, non udendo più nulla, perché ormai ero entrato nel mio paradiso. (continua…)”

Un film geniale, letterario, molto letterario, perfetto sotto tutti i punti di vista. Ozon è un genio e questo è, per me, il suo film migliore.

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17 Dicembre 2012 in Nella casa

INTRIGANTE: forse con questa sola parola si può riassumere la sensazione che si prova durante il film. Il professore trova finalmente uno studente che sa scrivere e lo incita a continuare, vede se stesso da giovane, nonostante la moglie trovi strano che lui scriva solo della famiglia di un suo compagno di classe e non della sua.
Nulla di morboso, il registra ha preferito non esagerare da questo punto di vista, ma lascia vari dubbi su alcuni passaggi della storia: é tutto vero quello che vediamo o sono stati inserite delle sequenze frutto dell’immaginazione di qualche personaggio? qual è la parte inventata e quale la parte reale?
a voi spettatori il compito di scoprire l’arcano (o gli arcani) …

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