?>Recensione | Il cigno nero | Senza titolo

Recensione su Il cigno nero

/ 20107.41102 voti

22 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Nina è una ballerina che viene scelta per la parte principale nel Lago dei Cigni. Dal coreografo, Vincent Cassell, che tra l’altro trovo abbia una tendenza pazzesca a metamorfizzarsi in Aldo Busi, non so perché. Il problema è che lei è tecnicamente perfetta e blabla, e va così tanto iperbenissimo per fare il cigno bianco, ma deve interpretare anche il suo alter ego, il cigno nero, troia e cattiva, che seduce il principe che dovrebbe blabla. Insomma, la ragazza è troppo spaurita e buona, la vedi con muoversi e interagire con altrui indossando questi occhi terrorizzati, che sembra sempre stia per venirle un coccolone. Cassell le dice di masturbarsi di più.
Diciamo subito che la colpa di tutto è della mamma la quale, degna erede della tradizione dei parenti psicotici al cinema, la stravizia, la nutre di pompelmo e tiene mezza segregata in una stanza piena di peluches rosa e carillon. Va detto, anche Vincent non è che abbia scelto nel migliore dei modi, perché che Nina sia mezza schizzata lo si capisce fin da subito, e poi perché poteva scegliere Mila Kunis, che io trovo figa in una maniera veramente sconsiderata O_O e che appunto nel film rappresenta un po’ il sesso e sarà quella che aiuterà Nina a scrollarsi di dosso le sue barriere e a diventare un cigno perfetto, sia bianco che nero. Fatto sta che Nina a tutto ciò rimane veramente sotto, è ossessionata, ha delle visioni di pelle che se ne va, i suoi piedi si palmano e piume nere spingono da sotto la pelle per uscire. Il che ovviamente vede solo lei, e noi, ecc.
Il regista, il simpatico Aronofsky, sembra sia specializzato nel prendere delle situazioni e strozzarle, in modo da ricavarne una lenta/violenta agonia, per chi guarda e per il suoi protagonisti. La falsa riga è la stessa di The Wrestler, ovvero un personaggio portato ai suoi limiti, insieme fisici e psicologici, e che solo nel superamento di questi limiti vede una possibile salvezza. Il che è comunque una caratteristica abbastanza originale e forse persino una qualità. Con il solito rischio, in casi del genere, di non tirare troppo la corda.
Ho già detto quanto era figa quella là? O_O
Ah sì.

Lascia un commento

jfb_p_buttontext