Basil l'investigatopo

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Basil l'investigatopo

Londra, fine Ottocento. Olivia è una topina che si rivolge al famoso investigatopo Basil per ritrovare suo padre, scomparso misteriosamente e all'improvviso. Le indagini condurranno Basil a incrociare la strada del suo acerrimo nemico, il cattivissimo Rattigan.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: The Great Mouse Detective
Attori principali: Barrie InghamVal BettinVincent PriceSusanne PollatschekCandy CandidoDiana Chesney, Eve Brenner, Alan Young, Basil Rathbone, Ellen Fitzhugh, Walker Edmiston, Wayne Allwine, Tony Anselmo, Frank Welker, Laurie Main, Shani Wallis, Melissa Manchester, Charles Fleischer
Regia: Ron ClementsBurny MattinsonDavid MichenerJohn Musker
Sceneggiatura/Autore: Ron Clements, Vance Gerry, Steve Hulett, Burny Mattinson, David Michener, Bruce Morris, John Musker, Matthew O'Callaghan, Mel Shaw, Peter Young
Colonna sonora: Henry Mancini
Fotografia: Ed Austin
Produttore: Burny Mattinson
Produzione: Usa
Genere: Azione, Famiglia, Animazione
Durata: 74 minuti

Un classico / 12 Novembre 2017 in Basil l'investigatopo

Era veramente tantissimo che non vedevo questo film, ma riguardandolo, mi ha appassionato come faceva quando ero più piccino. Storia piacevole, con la piccola Olivia che vede rapire suo padre dal pipistrello Vampirello. Sola e triste, cerca di trovare il famoso investigatore Basil di Baker Street. La aiuterà il Dottor Topson a trovarlo (naturalmente i due sono la parodia di Holmes e Watson). Quando trovano il posto dove vive il particolare ed estroso investigatore, arrivano ben presto alla conclusione che il pipistrello è stato mandato da Rattigan, enorme ratto criminale, che ha rapito il padre della bambina, un inventore, per fargli costruire un particolare oggetto: un robot (in perfetto stile fine del diciannovesimo secolo) per sostituire la regina (ovviamente quella dei topi, che vivono nello stesso mondo degli umani, solo più in basso) e diventare re dell’Impero. Molti momenti divertenti, qualcuno anche un po’ creepy (forse l’influenza del periodo di Taron o semplicemente, la storia stessa, per forza di cose), un film breve che scorre via benissimo. Magari non sarà un capolavoro della Disney, però è estremamente piacevole.

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Esperimenti disneyani / 2 Luglio 2016 in Basil l'investigatopo

(Sei stelline e mezza)

All’epoca della realizzazione di Basil, la Disney non navigava in buone acque: tra gli ultimi lavori distribuiti, Red e Toby non aveva convinto il pubblico e Taron era stato un sonoro tonfo, soprattutto per via dei sopravvenuti ammanchi tecnici nel reparto musiche e animazioni.
Questo lungometraggio del 1986, però, rappresenta una sorta di traghetto tra l’epoca d’oro della casa di zio Walt e il Rinascimento esploso negli anni Novanta che lascia intravedere alcuni dei caratteri “innovativi” che, da quel momento in poi, avrebbero riconfermato il predominio Disney nel campo dell’animazione internazionale “di massa”, primo su tutti un’ironia “dinamica” ben incarnata dal protagonista, l’investigatopo londinese Basil.

Due dei (ben) quattro registi del film sono Ron Musker e John Clements, coloro che avrebbero diretto alcuni tra i più grandi successi commerciali del decennio successivo, come La sirenetta e Aladdin, mentre, tra gli animatori, figura Glen Keane, una delle “mani” più ardite e, successivamente, riconoscibili della Disney (qui, è stato supervisore all’animazione del personaggio di Rattigan): la sensazione generale di “non abbiamo molto da perdere” pervade l’intero film, come se il timone del progetto fosse diretto da quattro capitani a cui è stata data una notevole libertà di manovra e di sperimentazione (in un’occasione, per esempio, un personaggio guarda ironicamente dritto in camera, sfondando la quarta parete come mai, a memoria mia, era accaduto prima di allora. Gli “interludi” rivolti al pubblico dal Grillo di Pinocchio, in questo senso, avevano una funzione narrativa profondamente differente da questa, chiaramente illustrativa e didascalica, esattamente come le strizzatine d’occhio di Topolino o Paperino nei cortometraggi degli anni Trenta e Quaranta).

Ne risulta un prodotto di puro intrattenimento, senza moralismi o messaggi pseudo-sociali di sorta, che, visto l’impianto narrativo, all’epoca lasciava presagire se non un possibilissimo seguito cinematografico almeno una serie tv animata (ai tempi, la Disney era solita sfornarne non poche, come i Gummi, i Wuzzles e il vero successo del periodo, DuckTales).
Il pregio dell’operazione, apertamente ispirata ai romanzi di Paul Galdone e Eve Titus più che alle storie di Sir Arthur Conan Doyle, sta nell’aver proposto in un prodotto di animazione diretto ad un target infantile i caratteri di un vero film di genere: Basil, infatti, è un crime di ambientazione vittoriana con tutti i cliché del caso, che non tralascia anche qualche dettaglio truculento, in stile penny dreadful se vogliamo (es. i delitti all’ombra delle bettole frequentate da… topine di malaffare, il gatto Lucrezia che divora i nemici di Rattigan, costantemente ossessionato dalla sua natura infida, da topo di fogna, appunto).

A differenza di quanto accade nel ciclo letterario degli Sgraffignoli della Norton (e nei film da esso tratti, come l’Arrietty dello Studio Ghibli), non c’è interazione diretta tra il mondo degli umani e quello delle piccole creature animali che abitano i bassifondi (è il caso di dirlo) della Londra di fine Ottocento: le creature antropomorfe protagoniste non usano oggetti umani riadattati per l’occasione (come accade anche in Bianca e Bernie, per esempio), ma, curiosamente, vivono in un universo fatto su misura per loro, all’interno del quale si muovono in totale autonomia e che interferisce con quello “superiore” solo per via dell’interazione (voluta) con alcuni suoi elementi (es. il cane Ugo, inquilino del 221 di Baker Street, di proprietà di Sherlock Holmes). Così, il loro mondo è “solo” un’accurata riproposizione in scala minore di quello degli esseri umani, con tutte le dinamiche sociali del caso, istituzione monarchica compresa.

Qualitativamente notevole la scena ambientata all’interno del meccanismo del Big Ben, tra i primi esempi di uso della computer graphic nell’ambito dell’animazione.
Infine, benché musicata da una firma di prestigio come Henry Mancini, a mio parere la colonna sonora non contiene brani particolarmente interessanti, né cantati (solo 3), né strumentali.
Nel complesso, Basil è un film innocuo ma sufficientemente gustoso, a tratti povero di invenzioni estetiche (es. i brutti ceffi di Rattigan e gli avventori del pub sembrano somigliarsi tutti, per abiti e aspetto), ma che ho apprezzato soprattutto per via dei suoi esperimenti e per la sua smaccata propensione all’intrattenimento tout court.

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