Squid Game

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serie tvSquid Game

Centinaia di persone a corto di soldi accettano di partecipare a uno strano gioco, apparentemente molto semplice, che prevede di cimentarsi in attività per bambini. Il premio in denaro è invitante e sostanzioso, ma in gioco c'è molto di più.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: 오징어 게임
STAGIONI/EPISODI: 1 Stagioni , 9 episodi, conclusa
Durata episodi: 54 min.
Attori principali: Lee Jung-jaeLee Jung-jaePark Hae-sooPark Hae-sooJung Ho-yeonJung Ho-yeonWi Ha-joonWi Ha-joonOh Yeong-suOh Yeong-suHeo Sung-tae, Kim Joo-ryung, Anupam Tripathi, Lee Yoo-mi
Creata da: Hwang Dong-hyukHwang Dong-hyuk
Colonna sonora: Jung Jae-il
Fotografia: Lee Hyung-deok
Costumi: Cho Sang-kyung
Produttore: Hwang Dong-hyuk, Kim Ji-yeon
Produzione: 0
Genere: Avventura, Drama, Thriller
Network: Netflix

Dove vedere in streaming Squid Game

Qualcosa di completamente diverso / 15 Ottobre 2021 in Squid Game

Prima stagione
Se escludo un vecchio cartone animato sportivo visto cinque vite fa e di cui non ricordo neppure il titolo, Squid Game è stata la mia prima serie tv coreana. Dopo numerosi film coreani visti, credevo di essere pronta per affrontare le produzioni televisive sudcoreane.
Ho ceffato in pieno.

Guardando questa serie tv Netflix, mi sono resa conto che i k-drama sono un mondo a parte: rappresentano qualcosa di profondamente peculiare che, probabilmente, trascende anche le definizioni di pop e di postomodernismo.

La traccia narrativa non è particolarmente originale e, apparentemente, non lo è neppure la messinscena. Eppure, Squid Game è una serie che sa essere davvero spiazzante. Non parlo dell’evidente assurdità del gioco in cui sono coinvolti i personaggi (questo non sarà il primo né l’ultimo survival game di cui abbiamo notizia), quanto della capacità della serie tv di affrontare temi universali, pur essendo un prodotto assolutamente geolocalizzato dal punto di vista fisico e culturale. Eppure, sono portata a credere che la stessa storia portata -che ne so- negli Stati Uniti non avrebbe la stessa felice risoluzione. In quel caso, mancherebbe, credo, proprio la naturale propensione alla globalità.

Penso che la scrittura e il casting siano i punti di forza di questa produzione.

L’ultimo episodio lascia spazio a una seconda stagione già confermata (anche se, in realtà, lasciando intuire alcune cose, per assurdo, potrebbe chiudere tutto qui) e sono portata a immaginare che, di nuovo, sarà qualcosa di completamente diverso.

Voto prima stagione: 8.

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Scoppiettante, ma va in calando / 8 Ottobre 2021 in Squid Game

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Serie molto divertente e impattante.
Non è quel capolavoro dipinto dai media, ma indubbiamente è molto ben fatta(anche + del simile “Alice in Borderland”, uscito pochi mesi prima): i protagonisti sono dipinti abbastanza bene e anche i rispettivi attori se la cavano più che decentemente.
Il problema è che fino alla prova del “ponte di vetro” , mi ha tenuto incollato…ma da li in poi c’è stato uno strapiombo di creatività e interesse, con un ultimo gioco veramente scialbo e un finale a dir poco piatto, tendente al pessimo.
Se no, gli avrei dato tranquillamente 7

Un altro aspetto che non ho gradito è il palese scimmiottamento alla Casa di Carta, con le tute dei carcerieri mooolto simili a quelle della serie spagnola. Anche il senso di claustrofobia in ambiente però ampio e vasto,l’ho trovato molto simile.

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Il K-drama che non ti aspetti / 5 Ottobre 2021 in Squid Game

Questo Squid Game, più che a determinati ‘’survival games’’, come Battle Royale, o il più recente Alice in Borderland, per la morfologia del racconto e le dinamiche dei suoi giochi, mi ha ricordato ‘’Gyakkyou Burai Kaiji: Ultimate Survivor’’, trasposizione animata del manga di Nobuyuki Fukumoto.
Entrambi condividono una visione nichilista e violenta della società, in ambienti fortemente condizionati da un classismo spietato.
Ma se nell’anime prodotto da Madhouse ci si addentra in una turpe e claustrofobica realtà, tanto da immergersi completamente nel suo spettro di colori, nella serie scritta e diretta da Hwang Dong-hyuk, lo scenario, edulcorato e suggestivo, crea un forte contrasto con quello feroce e sanguinolento descritto dalla narrazione, in una sorta di paradosso patinato e indecifrabile.
Contrariamente ad altre rappresentazioni, che nascono principalmente per un mercato orientale, si nota la volontà ( forse netflixiana ) di parlare a una platea più ampia, da qui la necessità di dare più spazio alle immagini, con una fotografia che rende particolarmente acuta l’osservazione.
Il comparto sonoro riesce a collimare perfettamente con le emozioni scaturite dagli eventi, senza mai risultare invadente o superfluo.
Come sempre il motore dei K-drama sono i personaggi, e soprattutto le loro interpretazioni.
Squid game, difatti, sebbene in fase di sceneggiatura offra svariati spunti, è il suo parterre di caratteristi a renderli così reali e interessanti.
E sempre parlando di K-drama, non è che siano così improntati verso un tipo di violenza così esplicita. La maggior parte di essi spaziano dalle rom-com ai drammi, con le trasposizioni dei manhwa ( o webtoon ) che vanno per la maggiore ( e che rappresentano il mio guilty pleasure per eccellenza ); quindi se devo essere sincero, benché il prodotto non risulti originale, una certa rivoluzione nel genere l’ha portata.
Si potrebbe parlare addirittura di un Black Mirror orientale, ma ormai i temi della serie ideata da Charlie Brooker sono diventati così attuali da non incutere più timore, anche se un certo sconcerto tra i genitori dei ragazzi che hanno visto la serie c’è stato.
In definitiva, un gioco di sopravvivenza che ha il suo apice nella descrizione umana ( e non ideale ) dei suoi partecipanti.

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