Killing Eve

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serie tvKilling Eve

Dai racconti del ciclo 'Villanelle' di Luke Jennings. Eve Polastri, agente dell'MI5, il servizio segreto britannico, entra in una task force intenzionata a catturare un serial killer che sta mietendo vittime importanti in giro per l'Europa. Conducendo delle indagini private, Eve ha intuito che l'assassino è una donna, giovane, amante dei vestiti raffinati. Si tratta di una killer identificata con il nome di Villanelle, al servizio di un gruppo misterioso conosciuto come I Dodici che, avvalendosi dell'agente russo Konstantin, ha addestrato una giovane galeotta russa, arrestata per aver ucciso un uomo, affinché diventasse un'arma letale capace di uccidere a sangue freddo.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Killing Eve
STAGIONI/EPISODI: 4 Stagioni , 32 episodi, conclusa
Durata episodi: 43 min.
Attori principali: Sandra OhSandra OhJodie ComerJodie ComerFiona ShawFiona ShawKim BodniaKim BodniaLaurentiu PossaLaurentiu PossaCamille Cottin, Ingvar Sigurdsson
Produttore: Laura Neal, Gina Mingacci, Damon Thomas, Lee Morris, Sally Woodward Gentle, Sandra Oh
Produzione: Usa, Gran Bretagna, Italia
Genere: Crime, Drama, Thriller
Network: BBC America

Dove vedere in streaming Killing Eve

Pessima serie / 29 Settembre 2021 in Killing Eve

Ho iniziato a guardare la serie dal primo episodio che, diciamo, mi ha incuriosito un pò. Ho continuato a guardare i seguenti episodi sperando che prendesse una piega interessante invece si rivelava sempre più una delusione assoluta. Gli attori sono scarsi, la trama è surreale e illogica, i dialoghi penosi. Ho resistito e spento a metà del 4 episodio. Inguardabile, patetico.

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Il fascino di Villanelle / 8 Gennaio 2020 in Killing Eve

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Prima e seconda stagione
Killing Eve è una serie tv che mi sta divertendo molto. Ho iniziato a seguirla non molto tempo fa, dando fiducia alla sua creatrice, sviluppatrice per la tv e co-produttrice Phoebe Waller-Bridge, che avevo apprezzato tanto come protagonista e sceneggiatrice della serie tv Amazon Fleabag.

Ho visto la prima e la seconda stagione di Killing Eve a qualche mese di distanza l’una dall’altra e credo di aver notato un leggero cambio di passo tra un ciclo e l’altro (forse, sono anche influenzata dal fatto che la Waller-Bridge non ha scritto nessun episodio della seconda stagione).
La prima stagione è fulminante e introduce con uno schiocco di dita nel mondo violento e assurdo di Villanelle/Oksana (l’eccellente Jodie Comer), una delle serial killer cinetelevisive più intriganti in cui mi sono imbattuta finora. Il suo sangue freddo e la sua follia mi divertono un sacco e la Comer riesce a rendere con estrema efficacia le polivalenze di questa assassina dalle innumerevoli risorse e una buffa passione per l’haute couture.

Con l’avanzare della seconda stagione, però, le situazioni che la riguardano, già di per se incredibili nel primo ciclo, diventano, se possibile, perfino più giocose, cioè quasi infantili negli sviluppi e nelle risoluzione, a fronte di situazioni in realtà molto drammatiche. Insomma, la seconda stagione di Killing Eve ha iniziato a ricordarmi le strambe dinamiche narrative di Orphan Black (ehi, entrambe sono produzioni targate BBC America!) come i primi 8 episodi non avevano ancora fatto. E Villanelle sembra, sempre più prepotentemente, quell’adorabile fuori di testa di Helena (una delle tante variazioni di Tatiana Maslany).

Detto questo, Killing Eve si fa apprezzare molto per ritmo, dialoghi, personaggi, anche se alcuni ritratti mi lasciano ancora un po’ perplessa.
Per esempio, mi rendo conto con un po’ di imbarazzo che, dopo 16 puntate, nutro ancora molti dubbi su Eve Polastri (Sandra Oh): mi sembra sempre fuori luogo, ma non come un Tenente Colombo… Il fatto è che, forse, non riesco ad apprezzarne il carisma, oltre alle sue indubbie doti intuitive. E, come si domanda qualcuno (non ricordo.. forse Konstantin, il bravo ed efficace attore danese Kim Bodnia?), mi chiedo cosa, oltre alla passione feticista per i suoi capelli folti, abbia attratto Villanelle verso di lei, nella famosa scena dell’ospedale della prima stagione, trasformandola in una ossessione.

Il gioco psicologico (ancor più che quello sessuale, finora inespresso) fra le due protagoniste è il filo narrativo più interessante del film, perché le arti manipolatorie di Villanelle sono davvero spiazzanti, nonostante, ormai, sia il pubblico che Eve dovrebbero esserne avvezzi.

Nel cast, menzione anche per Fiona Shaw (Carolyn), attrice irlandese di grande presenza scenica che interpreta un personaggio raffinatamente sfaccettato, un perfetto mistificatore.

Insieme alla scelta delle location, alla progettazione delle scenografie e alla selezione dei costumi, la colonna sonora di Killing Eve è uno degli elementi più caratterizzanti della serie tv. I brani originali sono composti da David Holmes e Keefus Ciancia, membri della band Unloved, e sono un intrigante miscuglio di sonorità elettroniche e rock con forti influenze 60’s in cui imperversa la voce profonda e avvolgente della cantante Jade Vincent. Ai pezzi semi-originali (alcuni sono stati scritti e pubblicati qualche anno prima rispetto alla serie tv), sono associati pezzi non originali, spesso d’epoca e soprattutto francesi (anche quando sono cantati in italiano), come le canzoni interpretate da Anna Karina, Francoise Hardy, Brigitte Bardot e Dalida, inserti contemporanei (come i The Kills) e chicche fuori dal tempo (come i Void). Ma la canzone che mi ha stupito di più, finora, è “Baluba Shake” di Brunetta, che -chissà perché- credevo non avesse mai varcato i confini italiani: è perfetta per l’avventura di Villanelle a Roma.

Voto prima stagione: 8 stelline.

Voto seconda stagione: 8 stelline.

Terza stagione
[Aggiornamento del 30 giugno 2020]
Zan zan zan zaaaannnnn! è successo l’impensabile. Involuzione, stallo, reiterazioni, chi più ne ha più ne metta: la terza stagione di Killing Eve mi è sembrata puro riempitivo, un giro a vuoto che la produzione avrebbe potuto condensare in pochi episodi per avanzare davvero con la narrazione.

Oltre al (come al solito, su questo niente da eccepire) eccellente reparto tecnico (musiche, fotografia, scenografia), ho trovato interessanti solo un paio di cose:
– il ritorno di Villanelle in Russia;
– la confusione di Villanelle che, nel tentativo di affrancarsi dai Dodici, scopre di non essere portata per il comando.

Per il resto, continuano a essere “buffi”, inquietanti e, quindi, interessanti i personaggi di Konstantin (vorrei avere la sua risata di gola) e, ca va sans dire, Villanelle (ché, forse, non si era capito) che, praticamente, è la sola cosa che aspetto di vedere in scena.
Tra l’altro, risibile il tentativo di mettere una contro l’altra lei e la Polastri.
Praticamente inutili i personaggi di Dasha (Harriet Walter), su cui contavo moltissimo, e Geraldine (Gemma Whelan), la figlia di Carolyn.
Continua a rimanere ignoto lo scopo dei Dodici e, in questo ciclo di episodi, non ho neppure compreso perché siano state ammazzate alcune persone, tipo la donna spagnola (ma, all’inizio, non uccidevano solo persone economicamente influenti?).

Alla luce di tutto questo, spero che la quarta sia l’ultima e risolutiva stagione.

Voto terza stagione: 5 stelline.

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