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Recensione su Zoran, il mio nipote scemo

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Una commedia al sapore di vino rosso / 14 novembre 2015 in Zoran, il mio nipote scemo

Matteo Oleotto, goriziano classe 77, intraprende gli studi di recitazione alla Civica accademia d’arte drammatica Nico Pepe di Udine, per poi trasferirsi a Roma e diplomarsi nel 2005 al Centro sperimentale di cinematografia. Pur Partecipando nel 2011, in veste di attore, al film di Claudio Cupellini “Lezioni di Cioccolato” , capisce tuttavia sin da subito che quello che vuole realmente (per fortuna) non è recitare, ma dirigere. Così nasce l’idea per questo “Zoran, il mio nipote scemo”, opera prima di produzione italo-slovena . Matteo sceglie subito il protagonista, Giuseppe Battiston, conterraneo ed amico di lunga data, e decide di ambientare la vicenda proprio in un paesino in provincia di Gorizia. Viene fatta questa scelta perché anni prima, durante una conferenza stampa del suo regista preferito (Ken Loach), gli fu consigliato, almeno per il primo film, di raccontare un territorio conosciuto, avendo così un punto di vista molto più personale e soggettivo rispetto a chi quel territorio lo visiti solo per girarci un film e che lo racconti solo da un punto di vista oggettivo. La mise en œuvre di questa filosofia risulta vincente e premia il coraggio di Matteo Oleotto che fa un ottimo lavoro nel raccontare una storia che, nonostante racconti appunto lo spaccato di vita di uno specifico territorio e dei suoi abitanti, risulta fruibilissima al grande pubblico non pregiudicandone la visione.
Paolo Bressan (Giuseppe Battiston) è un uomo cinico, egoista, opportunista e perdigiorno, vive in un paesino del Friuli ai confini con la Slovenia e passa tutta la giornata tra l’osteria dell’amico Gustino e il lavoro come aiuto cuoco in un centro anziani, ottenuto grazie al marito della ex moglie Stefanja (Marjuta Slamic). Nonostante sia rimasto amico dell’ ex moglie, Paolo non riesce ad accettare che questa lo abbia lasciato per mettersi con un “subnormale” con l’hobby di impagliare gli uccellini come Alfio (Roberto Citran), di conseguenza cerca sempre di riconquistarla, senza esito. Un Giorno Paolo riceve una lettera che lo informa della morte di una zia slovena che neanche conosceva. L’unica “eredità” che gli lascia questa zia è un nipote quindicenne di nome Zoran Spazapan (Rok Prasnikar), che Paolo dovrà tenersi cinque giorni prima di poterlo affidare all’istituto minori. Il ragazzino è un po’ timido ma molto intelligente, parla un italiano abbastanza arcaico dovuto al fatto che gli unici due libri italiani che aveva la zia in casa erano “Lampi sull’Isonzo” di Giulio Previati e “Lacrime di Fanciulla” di Enrico Cosulich, due capolavori per il ragazzo, come ama dire a tutti quelli che incontra. Bressan non vede l’ora di sbarazzarsi di questo peso, la sua vita non contempla un ragazzino, per di più straniero, da gestire. Quando scopre casualmente che Zoran è un fenomeno nel colpire il centro del bersaglio con le freccette, Bressan deciderà di sfruttare questa dote per arricchirsi….
Ottimo esordio, questo “Zoran” di Matteo Oleotto, il regista friulano confeziona una commedia pregiata come un vino stra -invecchiato e frizzante come una coca cola. Viene finalmente data la possibilità al bravo ed istrionico Giuseppe Battiston di recitare come protagonista assoluto e la scommessa viene facilmente vinta. Il ruolo dell’inetto e cinico ubriacone pare essergli cucito addosso, talmente tanto da non poter immaginare nessun altro attore al suo posto. Tutto ciò grazie anche al binomio vincente con l’attore esordiente Rok Prasnikar, che interpreta il timido e forbito Zoran (chiamato Zagor dallo zio)con una tale naturalezza da sorprendere i più smaliziati. Il film è pieno di scene che strappano più di un sorriso e l’alchimia tra i due è palpabile, non sarà raro scoppiare a ridere sentendo Zoran pronunciare, con la cadenza da ragazzo dell’est Europa, termini quali: “dimorare”, “qualsivoglia destinazione” ecc. e vedere la reazione sconvolta dello zio, come se dicesse: ” ma da dove viene questo qui da Marte?!?!”. Il resto del cast fa un buon lavoro, anche se come detto in precedenza il successo del film è determinato dalla contrapposizione della coppia zio – nipote / diavolo – acqua santa. Il terzo protagonista del film è sicuramente il vino, che scorre a litri nella vita di Paolo, divenendo termometro del suo umore. Il vino del paesello non è pregiato, ma è genuino, un po’ come Paolo, che rifugiandosi in esso reagisce a modo suo ad una vita sfortunata, senza soldi e senza amore. Ottime le musiche dei “Sacri cuori” che, tra folk, blues e canzoni pro vino (“Vin e aqua”) del gruppo vocale Farra, sfornano una ost piacevolissima e variegata.
In conclusione consiglio la visione di “Zoran, il mio nipote scemo” a (come direbbe Zago…Ehm… Zoran) a qualsivoglia persona, perché è un film che fa bene al cuore, un po’ come un bel bicchiere di buon vino, invitando i lettori a premiare questo esordiente regista, nell’augurio che ci regali al più presto un’altra perla simile.

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