Zoran, il mio nipote scemo

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Zoran, il mio nipote scemo

Paolo è un quarantenne cinico e solitario, divorziato ed alcolista, che conduce una vita trasandata ed irregolare in un paesino del profondo Friuli. Un giorno, viene a sapere che una sua zia slovena è mancata e, convinto di essere stato nominato suo erede, si precipita oltreconfine per riscuotere quanto gli spetta. In Slovenia, scopre che, oltre a non ricevere un soldo, dovrà occuparsi temporaneamente di Zoran, il nipote sedicenne della donna rimasto solo al mondo.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Zoran, il mio nipote scemo
Attori principali: Giuseppe BattistonTeco CelioRok PrasnikarRoberto CitranMarjuta SlamičRegia: Matteo Oleotto
Sceneggiatura/Autore: Daniela Gambaro, Matteo Oleotto, Pier Paolo Piciarelli, Marco Pettenello
Fotografia: Ferran Paredes
Produzione: Italia, Slovenia
Genere: Drammatico, Commedia
Durata: 112 minuti

Una commedia al sapore di vino rosso / 14 Novembre 2015 in Zoran, il mio nipote scemo

Matteo Oleotto, goriziano classe 77, intraprende gli studi di recitazione alla Civica accademia d’arte drammatica Nico Pepe di Udine, per poi trasferirsi a Roma e diplomarsi nel 2005 al Centro sperimentale di cinematografia. Pur Partecipando nel 2011, in veste di attore, al film di Claudio Cupellini “Lezioni di Cioccolato” , capisce tuttavia sin da subito che quello che vuole realmente (per fortuna) non è recitare, ma dirigere. Così nasce l’idea per questo “Zoran, il mio nipote scemo”, opera prima di produzione italo-slovena . Matteo sceglie subito il protagonista, Giuseppe Battiston, conterraneo ed amico di lunga data, e decide di ambientare la vicenda proprio in un paesino in provincia di Gorizia. Viene fatta questa scelta perché anni prima, durante una conferenza stampa del suo regista preferito (Ken Loach), gli fu consigliato, almeno per il primo film, di raccontare un territorio conosciuto, avendo così un punto di vista molto più personale e soggettivo rispetto a chi quel territorio lo visiti solo per girarci un film e che lo racconti solo da un punto di vista oggettivo. La mise en œuvre di questa filosofia risulta vincente e premia il coraggio di Matteo Oleotto che fa un ottimo lavoro nel raccontare una storia che, nonostante racconti appunto lo spaccato di vita di uno specifico territorio e dei suoi abitanti, risulta fruibilissima al grande pubblico non pregiudicandone la visione.
Paolo Bressan (Giuseppe Battiston) è un uomo cinico, egoista, opportunista e perdigiorno, vive in un paesino del Friuli ai confini con la Slovenia e passa tutta la giornata tra l’osteria dell’amico Gustino e il lavoro come aiuto cuoco in un centro anziani, ottenuto grazie al marito della ex moglie Stefanja (Marjuta Slamic). Nonostante sia rimasto amico dell’ ex moglie, Paolo non riesce ad accettare che questa lo abbia lasciato per mettersi con un “subnormale” con l’hobby di impagliare gli uccellini come Alfio (Roberto Citran), di conseguenza cerca sempre di riconquistarla, senza esito. Un Giorno Paolo riceve una lettera che lo informa della morte di una zia slovena che neanche conosceva. L’unica “eredità” che gli lascia questa zia è un nipote quindicenne di nome Zoran Spazapan (Rok Prasnikar), che Paolo dovrà tenersi cinque giorni prima di poterlo affidare all’istituto minori. Il ragazzino è un po’ timido ma molto intelligente, parla un italiano abbastanza arcaico dovuto al fatto che gli unici due libri italiani che aveva la zia in casa erano “Lampi sull’Isonzo” di Giulio Previati e “Lacrime di Fanciulla” di Enrico Cosulich, due capolavori per il ragazzo, come ama dire a tutti quelli che incontra. Bressan non vede l’ora di sbarazzarsi di questo peso, la sua vita non contempla un ragazzino, per di più straniero, da gestire. Quando scopre casualmente che Zoran è un fenomeno nel colpire il centro del bersaglio con le freccette, Bressan deciderà di sfruttare questa dote per arricchirsi….
Ottimo esordio, questo “Zoran” di Matteo Oleotto, il regista friulano confeziona una commedia pregiata come un vino stra -invecchiato e frizzante come una coca cola. Viene finalmente data la possibilità al bravo ed istrionico Giuseppe Battiston di recitare come protagonista assoluto e la scommessa viene facilmente vinta. Il ruolo dell’inetto e cinico ubriacone pare essergli cucito addosso, talmente tanto da non poter immaginare nessun altro attore al suo posto. Tutto ciò grazie anche al binomio vincente con l’attore esordiente Rok Prasnikar, che interpreta il timido e forbito Zoran (chiamato Zagor dallo zio)con una tale naturalezza da sorprendere i più smaliziati. Il film è pieno di scene che strappano più di un sorriso e l’alchimia tra i due è palpabile, non sarà raro scoppiare a ridere sentendo Zoran pronunciare, con la cadenza da ragazzo dell’est Europa, termini quali: “dimorare”, “qualsivoglia destinazione” ecc. e vedere la reazione sconvolta dello zio, come se dicesse: ” ma da dove viene questo qui da Marte?!?!”. Il resto del cast fa un buon lavoro, anche se come detto in precedenza il successo del film è determinato dalla contrapposizione della coppia zio – nipote / diavolo – acqua santa. Il terzo protagonista del film è sicuramente il vino, che scorre a litri nella vita di Paolo, divenendo termometro del suo umore. Il vino del paesello non è pregiato, ma è genuino, un po’ come Paolo, che rifugiandosi in esso reagisce a modo suo ad una vita sfortunata, senza soldi e senza amore. Ottime le musiche dei “Sacri cuori” che, tra folk, blues e canzoni pro vino (“Vin e aqua”) del gruppo vocale Farra, sfornano una ost piacevolissima e variegata.
In conclusione consiglio la visione di “Zoran, il mio nipote scemo” a (come direbbe Zago…Ehm… Zoran) a qualsivoglia persona, perché è un film che fa bene al cuore, un po’ come un bel bicchiere di buon vino, invitando i lettori a premiare questo esordiente regista, nell’augurio che ci regali al più presto un’altra perla simile.

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4 Marzo 2014 in Zoran, il mio nipote scemo

Sarà l’imponente presenza di Giuseppe Battiston, friulano doc e grande rivelazione del cinema italiano.
Sarà che la storia sembra una commedia ma non lo è del tutto.
Sarà che nell’estrema semplicità con cui sono tratteggiati i due personaggi principali, non sembrano per niente macchiette da film ma trasmettono un senso di autenticità leggero e preciso.
Sarà che da queste parti la “friulanità” del film è stata ben accettata (forse proprio perchè resa bene, anche in termini cromatici).

Insomma, Zoran il mio nipote scemo è uno di quei film che sembrano banali, dei quali sembra di aver indovinato trama e svolgimento fin da subito (magari è anche così) ma che solo alla fine ti fanno pensare che la trama è un elemento secondario.
Di storie che mescolano due vite diverse, lontane, della convivenza tra due caratteri opposti e degli infiniti modi che trovano per volersi bene ed apprezzarsi se ne sono già viste. Ma il Paolo di Battiston (davvero un’ottima interpretazione la sua) non è solo un perditempo, ubriacone senza prospettive. Più si va avanti e più si scopre che non è solo un ca**one, così come Zoran non è un autistico o un ragazzo con problemi mentali, è solo un timido. Il bello del film è scoprire i risvolti più profondi di questi due personaggi. Siamo dalle parti di Rain Man ma in un contesto diverso: il Friuli è una regione nota anche per il carattere introverso dei suoi abitanti e anche da questo concetto è partito il regista e ha saputo calare Paolo e Zoran in un ambiente in cui tutte le sfumature del loro modo di essere si inseriscono bene.
Un’operazione che era riuscita anche con Io sono Li, un altro bel film che vede tra i protagonisti proprio Battiston.

E alla fin fine, un pò per spezzare una lancia a favore (e per essere provocatorio), val la pena dire che anche il cinema di quassù sa dire la sua anche se a volte con molta meno risonanza di altri…

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22 Dicembre 2013 in Zoran, il mio nipote scemo

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Un film totalmente Battiston-forme. Ci sta Battiston, il quale come pianeta al solito è enorme, e tutto ruota intorno a lui; che si chiama Paolo, e vive in un paesuccio sul confine con la Slovenia. Il detto Paolo è una pessima, meschina, cattiva e abbietta persona. Però fa piegare dal ridere; nella sua esasperazione disperata, nella sua lotta contro il suo mondo, che lui odia senza motivo e per abitudine e noia da piccola provincia. Zoran è il nipote, nerd nel suo italiano letterario, nei suoi occhialoni e maglione, che gli viene affibbiato dalla burocrazia transfrontaliera, e l’incontro del personaggio cattivo col personaggio strambo ma buono cambierà ovviamente il primo. Actually, la storia è ritrita e trita, però col vino e l’est italia e i prati di quelle campagne lì. Che sono belli. Tanto, tanto vino, botti, vigne, personaggi da paese del bar, paesi da bar con personaggi, insomma così. Tutti ubriachi 24/7. Indi per cui, storia lineare ma, e temo qui di non poter vantare troppa obiettività in merito, io ho riso per tre quarti del film O_O a un certo punto ridevo anche quando non era necessario. Ancora Battiston. prrrrego O_O
In realtà il film è un’opera prima, plana un po’ verso la normalità nel finale però hey, in caso contrario avrei rischiato abbastanza di stare male.
Poi oh, se non ti piace Battiston è proprio un film da non consigliare.
Io lo lovvo. L’ho pure visto una volta per strada che girava in bicicletta. Era buffo anche lì <3
Ah, e la non-moglie è una slovena immagino ma somiglia a Emma Thompson.

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Sembra una commedia, ma non è. / 24 Novembre 2013 in Zoran, il mio nipote scemo

Il lungometraggio d’esordio di Oleotto si camuffa da commedia, per irretire gli spettatori un po’ distratti (anch’io, sulla carta, pensavo di avere a che fare con una storia “leggera”) o votati alla risata facile (in sala con me, c’erano due o tre persone che ridevano sonoramente quasi ad ogni singola uscita iniziale di Battiston), prendendo l’intera platea per mano e conducendola nell’abisso nero e terribile di un uomo che, al di là del pur divertente cinismo e della virulenza dei comportamenti, espone (e non cela!) il proprio dramma.

Alcuno, forse perché ciascuno sembra (nessun giudizio in merito: c’est la vie) troppo preso da sé stesso (e, non raramente, dall’alcool), considera le idiosincrasie di Paolo come sintomo ben espresso di un disagio profondo, ma, al contrario, ritiene che esse siano una nuova sfumatura di grigiume all’interno di questa monotona porzione di bassa friulana: infatti, c’è l’ubriacone che straparla, la madre dell’oste alcolizzata, il collega canterino e religioso che dall’alcool tenta di sfuggire… Paolo è una delle tante varianti allo stesso problema: il vuoto.

Nonostante l’aspetto da nerd ed alcuni atteggiamenti “originali”, Zoran non è -chiaramente- un minorato mentale.
La sua “sfortuna” è quella di essere solo al mondo, di essere timido e di parlare un italiano forbito. Tanto basta, parrebbe, per trattarlo come uno scemo. Terribile.
Mi è piaciuta molto la scena in cui Zoran sfrutta la presenza della ex-moglie di Paolo a proprio vantaggio, in un momento in cui, non lo nego, ho immaginato fosse prossimo a prendere diversi schiaffoni.
Ecco, durante la visione del film, cosa mi ha impressionato più di ogni altra cosa: la tensione palpabile e costante che attraversa tutta la pellicola.
Infatti, pare che, da un momento all’altro, sulla coppia Paolo-Zoran debba abbattersi un cataclisma, in forma violenta ed irreparabile. Confesso di aver temuto a più riprese per la sorte del ragazzo.

Il vuoto pneumatico delle campagne, per contrasto, esalta il senso di soffocamento che la mole fisica di Battiston richiama costantemente: Paolo vuole andare via, ricominciare altrove la propria vita, ma si ritrova (scientemente?) incollato all’amichevole ma squallida osteria che frequenta ed al tugurio in cui vive, incapace di spostare il proprio grosso corpo in un altro luogo.
L’aria umida e la nebbia delle campagne, sempre immote e quasi prive di elementi antropici, ad eccezione di case sparse e di strade brutte come ferite aperte, incrementano il senso di stagnamento del protagonista, lo cementano ad un modus vivendi privo di scopo ed assolutamente autodistruttivo.

A conti fatti, pur con qualche riserva (la storia d’amore di Zoran, per esempio), penso che si tratti di una pellicola decisamente interessante. Perciò, bravo Oleotto.

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Ninin son finiti i colori! / 24 Novembre 2013 in Zoran, il mio nipote scemo

Inizio strepitoso per questa commedia ambientata nella campagna goriziana in cui il tipico vecchietto da osteria racconta guardando in camera un singolare episodio semaforico; arriva poi Paolo (battiston) un cinico cattivissimo ed estremamente scorretto come pochi ne esistono ed entriamo nella sua vita fatta di incursioni notturne a casa della ex, rossi all’osteria e dribbling delle forze dell’ordine.
Stracult Battiston che abbaia dietro la porta per allontanare i poliziotti!
Poi arriva Zoran e per Paolo forse qualcosa può cambiare.
Finalmente una commedia divertente e intelligente anche se il personaggio negativo di Battiston risulta molto simpatico nel film diversamente sarebbe averlo come vicino di casa, ma si sà io non apprezzo i personaggi negativi e ormai me ne sono fatta una ragione.

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