Recensione su Teresa la ladra

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Teresa: vittima e colpevole / 21 Luglio 2019 in Teresa la ladra

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Mi ha fatto molto piacere seguire la storia di Teresa, dagli aspetti volutamente ricorrenti e circolari. Il film è un gioco dell’oca in cui la nostra giocatrice avanza come un gambero e non riesce ad arrivare a quel traguardo rappresentato dal figlio, da cui tutto inizia per non concludersi mai. Il personaggio protagonista passa dal manicomio alla prigione, dalla prigione al manicomio, non evolvendosi mai realmente, trascorrendo dei periodi intermedi non proprio felicissimi. Quando lo sono, invece, “bisogna aver paura, perché dopo la felicità viene sempre il brutto”.
Teresa è imprigionata in una realtà in cui è incapace di vivere, un mondo inospitale, privo di amore e idealismi, corrotto dai soldi e dal perseguimento dei propri interessi. Questo mondo non risparmia neanche lei, la cui potenziale positività è in realtà totalmente preclusa da tutto ciò che fa e che le accade. Non possiamo fare a meno di notare la sfortuna che tormenta la nostra protagonista, ma è anche vero che, spesso e volentieri, se la crea da sola, alimentando un circolo vizioso da cui non riesce a uscire. Teresa è caratterizzata da istinti animaleschi, è un randagio che vive la vita da strada alla buona, ora rubando, ora fuggendo, venendo spesso catturata dall’accalappiacani di turno e inseguendo una stabilità che non arriverà mai, a causa di una condizione da cui è incapace di svincolarsi. L’unico ambiente in cui sta realmente bene, non a caso, è proprio la natura selvaggia, quella che tanto ricerca all’inizio del film, quella che la fa innamorare di Ercoletto e quella in cui si rifugerà alla fine, dopo aver risposto all’ultimo richiamo della sua indole da ladra. Oltre allo sfondo della guerra, il film è da guardare anche per le inumane condizioni di vita nelle carceri e nei manicomi che vengono mostrate, un tema trattato sapientemente, a cui viene dato un rilievo primario nonostante il ruolo secondario.

Momenti comici e drammatici si alternano di pari passo con l’affannoso susseguirsi degli eventi e il tutto viene gestito benissimo dall’attrice completa e camaleontica che è la Vitti, sempre in grado di portare in scena mille sfaccettature, mille e una Monica.

4 commenti

  1. Stefania / 21 Luglio 2019

    Se, per caso, ti interessa sapere qualcosa di più del regista del film, Carlo Di Palma (che, all’epoca, era compagno della Vitti), c’è questo bel documentario (magari, l’hai già visto, non so): https://www.nientepopcorn.it/film/acqua-e-zucchero-carlo-di-palma-i-colori-della-vita/
    E, qui, c’è un’intervista a Kamkari, autore del documentario, attraverso cui si scoprono un sacco di informazioni interessanti su Di Palma e sul lavoro di direttore della fotografia di cui Di Palma, appunto, è stato un ottimo esempio: https://www.nientepopcorn.it/notizie/interviste/i-mestieri-del-cinema-direttore-della-fotografia-carlo-di-palma-documentario-acqua-e-zucchero-53238/

  2. forseclaudio / 21 Luglio 2019

    Grazie mille, Stefania 🙂

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