Recensione su Viale del tramonto

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La discesa di Salomé / 24 settembre 2014 in Viale del tramonto

Il declino del mondo del muto non ha mai avuto cantore più grande di Billy Wilder, nè musa più grande della fantomatica Norma Desmond che agghindata da Salomé scende nobilmente verso le telecamere, anche se stavolta son quelle della cronaca nera.
Il soggetto è la forza segreta e magnetica di questa immortale black beauty del cinema.
Uno scrittore mediocre di nome Joe Gillis (un ancora verde ma già magnifico William Holden) capita accidentalmente in una vecchia villa, un luogo dove “il tempo sembrava colpito da paralisi”, “che si disfaceva in solitudine, lentamente”.
Una indimenticabile Gloria Swanson è la divina Norma Desmond che “camminava come una sonnambula sull’orlo della voragine del suo passato”.
Ed ha ragione da vendere Rober Ebert quando affermava che “la performance che conferisce risonanza emotiva al film rendendolo reale nonostante la sua gotica stravaganza” è quella di Von Stroheim, funereo e devoto maggiordomo dal passato insospettabile.
Le esequie notturne della scimmia nella piccola bara bianca, la triste notte di capodanno in una lustra sala da ballo senza ospiti, il tavolo di poker con vecchie glorie del muto, definite da Gillis i “manichini di cera” (fa un certo effetto vedere Buster Keaton dire “passo” con voce cavernosa); quante sono le sequenze che fotografano alla perfezione questa stravagante e gotica tragedia in bianco e nero.
Nella montagnola della mia classifica personale, lotta con pochi altri titoli per la vetta.

2 commenti

  1. Bisturi / 24 settembre 2014

    Uno dei più grandi film di sempre @paolodelventosoest , nonchè uno dei miei preferiti in assoluto. Magistrale canto del cigno di un’era, struggente ballata sulla fine del mito hollywoodiano classico. Quanti generi in un solo film, commedia nera, dramma, noir e tutto è mescolato talmente bene che neanche ce ne accorgiamo. Questo era grande cinema fatto alla “vecchia maniera”, eppure, già avanguardistico, audace e postmoderno. Parte da dove finisce e la storia è narrata da un cadavere. Geniale. Lo vedo ance come una primissima apertura, inconscia, al fenomeno della “New Hollywood che sarebbe nato verso la fne degli anni ’60.

  2. paolodelventosoest / 24 settembre 2014

    La genialità sta nel soggetto, così incredibilmente ricco di spunti (non ultima la trovata che citi, l’io narrante cadavere). E’ il sogno di rivincita degli autori, una grottesca riabilitazione degli “scrittori di film” e in un certo senso – perchè no! – anticipa la New Hollywood con la sua ventata di ribellione alle Majors.

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