Recensione su Capitan Harlock

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15 Febbraio 2015

Dopo 30 anni salpa di nuovo l’Arcadia, l’indistruttibile nave spaziale di Capitan Harlock, in una nuovissima versione cinematografica decisamente più accattivante e moderna della serie animata del 70.

A chi non conoscesse la trama originaria, va specificato che questo film non è un né prequel né un sequel della storia raccontata nelle puntate, ma appare più come una sorta di spin-off alternativo, un “nuovo Harlock” diciamo (non ricordo bene “L’Arcadia della mia giovinezza”, ma mi sembra che le due trame riportino comunque differenze sostanziali), perciò se non sapete niente del leggendario personaggio di Matsumoto, poco importa.

Il lungometraggio di animazione è visivamente eccezionale, potentissimo. Ambientazioni, paesaggi, effetti di luce, fumo ed esplosioni rappresentano una vera perla della grafica digitale. Anche il design dei personaggi è molto curato e grazie ad alcuni primi piani è possibile notare l’eccellente lavoro fatto con le texture della pelle e di molti altri dettagli tecnologici e meccanici, frutto del duro lavoro degli animatori e della computer grafica che sta facendo passi da gigante. Per non parlare poi delle battaglie navali combattute nello spazio che sono straordinariamente articolate, nitide e fluide, tanto da potersi permettere delle sequenze in slow motion ricche di definizione. Tutta un’altra cosa rispetto alla moda del “primissimo piano sfuocato e incasinato” che ormai fa da padrone in molti film di nuova generazione come Transformers o Pacific Rim, che dove si può, risparmiano sugli effetti.

Purtroppo però, il forte impatto grafico non riesce a sorreggere la trama, incredibilmente fiacca e insignificante, a tratti soporifera. Principalmente il problema del film è che converge verso strade inaspettate e, nonostante si tratti di Capitan Harlock, c’è poco Harlock. Il capitano infatti, pur ricoprendo il suo ruolo leggendario e carismatico, fa poco o niente. Appare, fa il figo e sparisce per 20 minuti, per poi fare di nuovo un’uscita degna di qualche secondo a intermittenza. La storia si incentra molto di più sul giovane Yama, che ricopre un ruolo di co-protagonista utile ai fini della trama, ma non troppo convincente, soprattutto nel finale (stendiamo un velo pietoso).
Inutile negarlo, la vera padrona del film è la mitica Arcadia. Sempre presente e sempre nominata, l’Arcadia occupa la stragrande maggioranza del film, incantando con i suoi meccanismi assurdi e la potenza distruttiva che sfoggia per tutte le due ore di film. Ai più cinici e ai più fiscali in fatto di fantascienza di certo potrebbe far storcere il naso l’alone di mistero che circonda ogni tecnologia presente nel film, per quanto sia esattamente come nella serie degli anni ’70 dove nulla era spiegato. Era così e basta. Tuttavia capisco che a non tutti possa andare giù giustificare sempre tutto con “Eh.. è la Dark Matter” o cose assurde come il “Jouls Blast” (boh!).

Inutile anche spendere parole sul lato psicologico del personaggio di Harlock e della storia in generale, che non è assolutamente paragonabile all’opera originale, per non dire che è praticamente inesistente.

In find dei conti, probabilmente sarebbe stato meglio un film che si rifacesse alla trama originale, piuttosto che rendere brutto e patetico un soggetto che è passato la storia e che per molti over 30 è stato un vero e proprio eroe d’infanzia.

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