2018

Private Life

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Private Life
Private Life

Rachel, ormai quarantenne, ha provato ripetutamente a restare incinta praticando la fecondazione assistita. Tutti i suoi tentativi sono andati male e la relazione con il marito Richard ne sta risentendo. Finché, una nipote acquisita non riaccende le speranze della coppia.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Private Life
Attori principali: Kathryn Hahn, Paul Giamatti, Kayli Carter, Molly Shannon, John Carroll Lynch, Desmin Borges, Denis O'Hare, Siobhan Fallon Hogan, Emily Robinson, Tracee Chimo, Amaya Press, Francesca Root-Dodson, Samantha Buck, Kerry Flanagan, Danny Deferrari, Alyssa Cheatham, Kelly Miller, Fenton Lawless, Gabrielle Reidy, Caroline Martin, Hettienne Park
Regia: Tamara Jenkins
Sceneggiatura/Autore: Tamara Jenkins
Fotografia: Christos Voudouris
Costumi: Leah Katznelson
Produttore: Stefanie Azpiazu, Anthony Bregman
Produzione: Usa
Genere: Drammatico, Commedia
Durata: 123 minuti

La disperazione del desiderio mancato / 11 Gennaio 2019 in Private Life

Una coppia e il loro dramma: riuscire ad avere figli.
Le incomprensioni, i litigi, le tenerezze e le complicità per realizzare l’unico sogno da loro desiderato: essere genitori.
Tra leggerezza, humor e malinconia delle situazioni, questo film rispecchia in pieno quale potrebbe essere il sentiment di una coppia ormai non più giovane.
Si dice che i figli non uniscono ma dividono, in questo caso la loro mancanza crea momenti di grande tensione non solo tra loro ma anche tra coloro che gli sono vicini.
Grande umanità verrà trasmessa da una persona che neanche ti aspetti.
Ottimamente interpretato da Paul Giamatti e Kathryn Hahn.
Potrà essere anche un argomento non particolarmente nuovo ma per come è stato realizzato merita sicuramente un voto positivo.
Ad maiora!

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Interni newyorkesi / 7 Novembre 2018 in Private Life

Tra i film a marchio Netflix pubblicati finora, mi sembra che Private Life di Tamara Jenkins (nomination agli Oscar 2008 per la miglior sceneggiatura originale con La famiglia Savage) sia fra i più compiuti.

Nonostante l’aria da “già visto/già sentito” (inevitabilmente, per via della sua ambientazione newyorkese e mid-class, Allen e, quindi, recentemente, Baumbach e affini), il film ha un buon respiro cinematografico: è ben interpretato e fotografato e, benché dalla metà in poi, si arrotoli un po’ su se stesso, è ben scritto e la caratterizzazione dei personaggi è uno dei punti forti della sceneggiatura. In particolare, ho apprezzato le ambivalenze di tutte le figure in azione, molto umane, imperfette e “sincere”.
Ho trovato molto azzeccata la definizione e la rappresentazione di Sadie, la nipote acquisita della coppia protagonista, interpretata dalla (per me) sconosciuta e brava Kayli Carter. Evidentemente, Sadie è immatura e viziata, ma, seguendo una logica illogica contorta e personale, è capace di incredibili slanci altruistici che la rendono, alternativamente, odiosa e amabile.
Ecco: il film della Jenkins è apprezzabile proprio per questa sua dolceamara ambivalenza.

Nel complesso, nota di merito per tutto il cast artistico, in cui compaiono in ruoli più o meno rilevanti ottimi nomi della scena attoriale statunitense: Kathryn Hahn, Paul Giamatti (per cui, solitamente, non nutro molta simpatia), John Carroll Lynch e Molly Shannon.

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