Recensione su Predators

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La pericolosa partita / 2 Ottobre 2019 in Predators

Un mercenario, Royce (Adrien Brody), un narcotrafficante, Cuchillo (Danny Trejo), un condannato a morte, Stans (Walton Goggins), una soldatessa, Isabelle (Alice Braga), uno sniper, Nikolai (Oleg Taktarov), un guerrigliero, Mombasa (Mahershala Ali), uno yakuza, Hanzo (Louis Ozawa Changchien), e un dottore, Edwin (Topher Grace), si ritrovano catapultati, loro malgrado, in una foresta imprecisata: ben presto scoprono di essere capitati su un pianeta sconosciuto e di essere stati scelti come prede per una battuta di caccia organizzata da dalle mostruose creature aliene.
Anche se la storia ricorda quella del notevole “La pericolosa partita” (1932) di Irving Pichel ed Ernest B. Schoedsack, “Predators” (2010) di Nimród Antal, prodotto da Robert Rodríguez, è il seguito nonché il rifacimento dell’ottimo “Predator” (1987) di John McTiernan.
Tralasciando il fatto che quest’ultimo aveva già avuto un seguito, il mediocre “Predator 2” (1990) di Stephen Hopkins, totalmente e volutamente ignorato da questo terzo capitolo della saga, in cui si citano i fatti del primo, ma non, per l’appunto, quelli del secondo, questo film perde nettamente il confronto con il capostipite, risultando inferiore sotto ogni punto di vista. Sceneggiato con disarmante prevedibilità da Alex Litvak e Michael Finch, il film, a parte un incipit non disprezzabile, scorre via senza sussulti fino alla fine, incapace di regalare brividi ed emozioni. La trama procede senza sorprese, gli eventi si susseguono meccanicamente, al punto che lo spettatore capisce in anticipo quello che accadrà, facendo quasi rimpiangere lo scarso secondo episodio.
La combinazione di generi, dall’azione all’avventura, dalla fantascienza al thriller, non sortisce gli effetti sperati, anzi, si rivela un guazzabuglio noioso e sgangherato. Nel corso della sua carriera, Antal non ha mai dimostrato particolari doti registiche: nel suo curriculum ci sono cose tipo “Vacancy” (2007), un horror dignitoso ma nulla più, perciò non è che ci si potesse aspettare chissà che cosa. Qui sbaglia quasi tutto: le scene d’azione sono scontate, la tensione latita e il finale è quanto di più deludente si possa immaginare (diciamolo francamente: non se ne può più dei finali aperti). Per non parlare del tentativo, a dir poco maldestro, di imitare “Aliens” (1986) di James Cameron, che i realizzatori di questo film trascurabile hanno avuto la presunzione di omaggiare nel titolo.
Gli attori, a cominciare da un volenteroso Adrien Brody negli insoliti panni di un ex militare che deve lottare per sopravvivere, tentano di salvare la baracca, ma non ci riescono, anche perché Danny Trejo e Laurence Fishburne, che interpreta un soldato, Roland Noland, che ha trovato rifugio su un’astronave in disuso, vengono sprecati in ruoli troppo marginali. Gli effetti speciali sono di buon livello, ma il resto lascia a desiderare. Il prototipo di McTiernan resta di gran lunga il miglior capitolo della saga.

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