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Quinto potere

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Potente e ipocrita / 19 Luglio 2017 in Quinto potere

Colossale atto di accusa e di denuncia nei confronti del circo mediatico, dell’anestesia intellettuale, dello strapotere delle multinazionali, del New World Order, della manipolazione delle opinioni, della mercificazione della vita umana, del programmato rincogli**imento di massa e dei mezzi di comunicazione sociali che invece di unire isolano ancora di più. Un dito puntato contro l’industria dell’intrattenimento “a tutto tondo” (con anche un accenno ante litteram alla “TV del dolore” e “della realtà” con l’idea di scritturare dei veri terroristi/rapinatori per trasmettere in esclusiva le loro azioni criminali in diretta TV, o la stessa decisione di concedere al protagonista un ulteriore spazio televisivo dopo l’annuncio del suicidio, sia mai un colpo di fortuna e magari questo si spara in diretta per davvero) , che come nel Brave New World di A. Huxley punta ad offrire a chiunque la possibilità di ‘divertirsi’ in ogni modo e situazione (anzi, è un imperativo sociale, perchè se non ti diverti come tutti gli altri allora che esisti a fare? mica vorrai permetterti di essere una pericolosa mente pensante in modo autonomo?) con show di ogni tipo 24hx7, droghe libere, sesso libero, nessun legame, egocentrismo e attenzione smodata sulle futilità, così da non disturbare i manovratori. Panem et circensem 2.0.
Dopo quarant’anni non c’è una virgola da cambiare in questa pellicola, basta solo anteporre “social” a quel “network” che ne è il titolo originale. Splendido. Ma l’ipocrisia (magari suo malgrado, e quindi può esserne considerato vittima) è che questo potentissimo j’accuse, però, sia stato finanziato, premiato e lodato proprio da quello stesso circo mediatico e perverso sistema di potere contro cui la pellicola si scaglia. Esattamente come accade al nostro “profeta moderno” Howard Beale, il quale viene sostenuto dal network (che è tra i suoi bersagli) solo per rincorrere gli indici di ascolto.
E non posso allora fare a meno di ripensare al pubblico che viene incitato ad applaudire forsennatamente al termine del primo ‘monologo’ dell’Howard Beale Show. Applaudite, applaudite, riversate piogge di like e spolliciate. L’importante è che tutto resti confinato nel riquadro della ‘scatoletta magica’.

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Un capolavoro ancora attuale / 1 Maggio 2017 in Quinto potere

“Quinto potere” non è esattamente una distopia, ma segue la regola d’ora di ogni buona distopia: prendere gli elementi “critici” (che si considerano pericolosi) di qualcosa, e portarli all’eccesso, per rendere visibile quello che magari è difficile da individuare.
Il “qualcosa”, in questo caso, è il mondo della televisione.
Ma “Quinto potere” non si limita a dire che la televisione è brutta e cattiva, è molto più profondo di così. I temi su cui fa riflettere sono ancora di grande attualità, dal populismo alla disumanizzazione della società moderna, a cui l’intrattenimento televisivo contribuisce.
Non sono pienamente d’accordo con certe tesi che mi sembra che il film sostenga, ma non ha importanza: conta l’affrontare certi argomenti, in maniera non banale ed intelligente.
La narrazione è perfetta, ancora pienamente incisiva a distanza di decenni.
Un film imperdibile.

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Straordinario / 6 Febbraio 2016 in Quinto potere

Straordinario. Non ci sono altre parole per descrivere questo capolavoro del grande Sidney Lumet. Un conduttore televisivo (Peter Finch), da anni al lavoro per un network attualmente in crisi, poco dopo la morte della moglie, viene licenziato con appena due settimane di preavviso, visto che il suo share è in netto calo. L’uomo, esasperato, deciderà in diretta di annunciare il proprio suicido. Una nuova leva, responsabile dei programmi, interessata unicamente al successo (Faye Dunaway) coglie l’importanza della situazione, e decide di lasciar parlare il conduttore liberamente nel suo show, realizzando ascolti record e trasformando un normale programma in uno dei tanti baracconi televisivi che ormai popolano la televisione dei nostri giorni.

Finch quindi diventa la voce del popolo, venendo lasciato libero nella sua follia (che poi tanto follia non è, visti gli argomenti che tratta) di dire quello che vuole, sparando a zero su qualunque argomento, dalla guerra, alla televisione stessa, alla violenza, alla politica e diventa il “profeta dell’etere”, acclamatissimo dal pubblico. Qualche tempo dopo, un nuovo calo dei ratings porterà ad un tragico finale, un po’ smorzato nei toni dal narratore.

Che dire, un film visionario, nel 1976 avevano già capito che fine avrebbe fatto il mondo della televisione. Tutto è perfetto, da Peter Finch indemoniato che fa i suoi sermoni davanti all’America, alla cinica Faye Dunaway, pronta veramente a tutto. Presente nel cast, tra gli altri, il bravissimo Robert Duvall. Un film che chiunque dovrebbe vedere, e sul quale ognuno di noi dovrebbe ragionare.

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PROFETICO / 19 Giugno 2015 in Quinto potere

Potrebbe quasi essere classificato come opera di fantascienza distopica, se si pensa che risale al 1976, e le problematiche di cui tratta potevano sembrare all’epoca lontane. Quello che ormai quasi 40 anni fa era un apologo sulla deriva del mezzo televisivo, diventa in epoca di social network e disillusione politica, un triste presagio. Film perciò di primaria importanza sociologica, ma anche lezione magistrale di cinema. Sceneggiatura, recitazione, direzione degli attori, ma anche fotografia, musica e scenografia esemplari, risente forse nel linguaggio dell’usura del tempo. Da vedere prima o dopo un tg o un talk show, scorrendo i vari troll di Facebook o Twitter, e poi aprire la finestra e gridare “Sono inc****to nero e tutto questo…”

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20 Maggio 2015 in Quinto potere

il film è un’analisi spietata del mondo della comunicazione mediatica, per l’appunto mediata, manomessa e quindi falsata. Allo spettatore è in realtà offerto un circo di freaks televisivi, manipolatori del consenso, ciarlatani fautori di un’opinione pubblica fatta di stereotipi e demagogie; il telegiornale diventa cosi una fiction televisiva, nata prima di tutto per intrattenere. La critica è rivolta anche a chi accetta passivamente tali show, non ricercando da sè vera informazione ne tanto meno una critica obbiettiva della propria società. Probabilmente la verità può far male.

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Il commercio delle illusioni / 26 Giugno 2014 in Quinto potere

Geniale, a suo modo poetica e distruttiva visione del mondo dell’immagine da parte di Sidney Lumet. L’amore non riesce a circolare in un ambiente vacuo, condannato a soffrire per la sua freddezza, ogni emozione, ogni passione ideale, religiosa, ogni valore viene stravolto, gestito, modellato a piacere e ridotto a indici e percentuali.
Cast fantastico, nel quale spiccano il “pazzo profeta dell’etere” Peter Finch e soprattutto il rude flemmatico William Holden, uno sguardo che trapassa l’inquadratura.
Si nota un linguaggio singolarmente ricercato nei dialoghi, ampolloso perfino negli scambi di battute veloci, ma sospetto sia una infiorettatura del doppiaggio.
Finale reciso e spietato, forse un po’ troppo sopra le righe ma efficace.

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27 Febbraio 2013 in Quinto potere

Quinto potere.

Un ritratto feroce e spietato non tanto del mondo della televisione, quanto piuttosto della società dell’apparenza e dello spettacolo, una società che si lascia dettar legge dal piccolo schermo e che costruisce e abbatte i propri idoli con un semplice tasto del telecomando. Attraverso la TV l’uomo dovrebbe istruirsi, invece non è così.
Il protagonista della pellicola è Howard Beale.
Egli è il conduttore di una rete chiamata UBS. I suoi servizi non rendono, non fa ascolti e in un modo molto nipponico di concepire la vita o il suo fallimento, decide di farla finita.
Vuole suicidarsi e vuole farlo in diretta. BAM il pubblico impazzisce e l’accaduto gli darà modo di risorgere. Da depresso, sfiduciato, uomo in declino, finito passa a uno stato di ribellione, criticità, ferocia.

Sono proprio le sue feroci critiche alla società (celebre il discorso: “Le cose vanno male, le banche falliscono, perdiamo lavoro, la situazione politica è una me**a. Le cose vanno male anzi vanno più che male, vorrei però che voi vi incazziate e che urlate:
SONO INCAZZATO NERO E TUTTO QUESTO NON LO ACCETTERO’ PIU’. Ma prima dovete incazzarvi.)
che da un lato entusiasmano il pubblico e dall’altro allarmano i vertici e il presidente della rete UBS.
Signori e signore qui siamo di fronte agli affari, il nuovo modus operandi del tale frutta.
Indici d’audience mai visti prima, certo con il tempo la novità non c’è più e lo share diminuisce ma in fondo chi se ne fotte ?

Attenzione però, perché gli affari sono affari e se scende troppo, tutto salta. Non ha scelte quindi, continuare fino alla morte su questa linea..

DonMax

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Sono incazzato nero e tutto questo non lo sopporto più! / 26 Agosto 2011 in Quinto potere

Un’esclamazione di estrema attualità. Un pò come il messaggio del film, che celebra il potere delle grandi emittenti televisive e la morte del giornalismo autentico e dell’informazione. Oroscopi, sibille, profeti e perditempo prendono gradualmente il posto dei giornalisti e in un giorno di ordinaria follia lo sfogo di chi non ne può più diventa il simbolo del niente più assoluto. Anche i ribelli ed i rivoluzionari comunisti che si battevano per la loro ideologia crollano di fronte al potere capitalista della tv.
E in tutto questo personaggi figli di una generazione arrembante ma vuota lanciano la loro scalata al successo, diventando ogni giorno meno umani fino al tragico finale in cui la morte di un uomo è discussa come un programma qualunque.
Superba Faye Dunaway e splendida la sceneggiatura.

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