Recensione su Quinto potere

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Straordinario / 6 Febbraio 2016 in Quinto potere

Straordinario. Non ci sono altre parole per descrivere questo capolavoro del grande Sidney Lumet. Un conduttore televisivo (Peter Finch), da anni al lavoro per un network attualmente in crisi, poco dopo la morte della moglie, viene licenziato con appena due settimane di preavviso, visto che il suo share è in netto calo. L’uomo, esasperato, deciderà in diretta di annunciare il proprio suicido. Una nuova leva, responsabile dei programmi, interessata unicamente al successo (Faye Dunaway) coglie l’importanza della situazione, e decide di lasciar parlare il conduttore liberamente nel suo show, realizzando ascolti record e trasformando un normale programma in uno dei tanti baracconi televisivi che ormai popolano la televisione dei nostri giorni.

Finch quindi diventa la voce del popolo, venendo lasciato libero nella sua follia (che poi tanto follia non è, visti gli argomenti che tratta) di dire quello che vuole, sparando a zero su qualunque argomento, dalla guerra, alla televisione stessa, alla violenza, alla politica e diventa il “profeta dell’etere”, acclamatissimo dal pubblico. Qualche tempo dopo, un nuovo calo dei ratings porterà ad un tragico finale, un po’ smorzato nei toni dal narratore.

Che dire, un film visionario, nel 1976 avevano già capito che fine avrebbe fatto il mondo della televisione. Tutto è perfetto, da Peter Finch indemoniato che fa i suoi sermoni davanti all’America, alla cinica Faye Dunaway, pronta veramente a tutto. Presente nel cast, tra gli altri, il bravissimo Robert Duvall. Un film che chiunque dovrebbe vedere, e sul quale ognuno di noi dovrebbe ragionare.

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