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Recensione su Quinto potere

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27 febbraio 2013

Quinto potere.

Un ritratto feroce e spietato non tanto del mondo della televisione, quanto piuttosto della società dell’apparenza e dello spettacolo, una società che si lascia dettar legge dal piccolo schermo e che costruisce e abbatte i propri idoli con un semplice tasto del telecomando. Attraverso la TV l’uomo dovrebbe istruirsi, invece non è così.
Il protagonista della pellicola è Howard Beale.
Egli è il conduttore di una rete chiamata UBS. I suoi servizi non rendono, non fa ascolti e in un modo molto nipponico di concepire la vita o il suo fallimento, decide di farla finita.
Vuole suicidarsi e vuole farlo in diretta. BAM il pubblico impazzisce e l’accaduto gli darà modo di risorgere. Da depresso, sfiduciato, uomo in declino, finito passa a uno stato di ribellione, criticità, ferocia.

Sono proprio le sue feroci critiche alla società (celebre il discorso: “Le cose vanno male, le banche falliscono, perdiamo lavoro, la situazione politica è una me**a. Le cose vanno male anzi vanno più che male, vorrei però che voi vi incazziate e che urlate:
SONO INCAZZATO NERO E TUTTO QUESTO NON LO ACCETTERO’ PIU’. Ma prima dovete incazzarvi.)
che da un lato entusiasmano il pubblico e dall’altro allarmano i vertici e il presidente della rete UBS.
Signori e signore qui siamo di fronte agli affari, il nuovo modus operandi del tale frutta.
Indici d’audience mai visti prima, certo con il tempo la novità non c’è più e lo share diminuisce ma in fondo chi se ne fotte ?

Attenzione però, perché gli affari sono affari e se scende troppo, tutto salta. Non ha scelte quindi, continuare fino alla morte su questa linea..

DonMax

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