Recensione su Napoleon Dynamite

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5 Agosto 2013

Jared Hess, qui, ricorda per molti versi Wes Anderson (e non solo per l’ambientazione à la Rushmore), ma mentre il regista de I Tenenbaum predilige un’estetica rétro legata ad un periodo compreso tra la seconda metà degli anni Sessanta e quella dei primi Settanta, Hess fa chiari riferimenti a quella degli anni Ottanta (cavalli, pegasi ed unicorni non sono un caso) e dei primi Novanta, esaltando l’aspetto trash di corpi, arredi ed abbigliamento: i volti non sono mai pienamente gradevoli, le persone paiono fasciate di stoffa e non abbigliate, non sono solo Napoleon ed i suoi strambi parenti, quindi, ad essere anacronistici o bizzarri.
Credo che Hess abbia preso spunto anche dalla filmografia di John Waters, pur (sub)limandone il senso del grottesco.

Il merito del film risiede nell’aver saputo rileggere tutti gli stilemi del teen movie d’epoca (happy ending compreso) ad uso e consumo di una platea che, nonostante un certo fastidio (Kip e lo zio Rico, pur curiosi, sono personaggi irritanti), sviluppa una forte empatia nei confronti della storia raccontata.

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