Recensione su L'ultimo re di Scozia

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29 dicembre 2012

Nicholas Garrigan è un giovane medico neo laureato che non vuole seguire le orme del padre, medico di famiglia in una cittadina della Scozia, decidendo di partire per l’Uganda come volontario, al seguito del dottor David Merrit, dove la situazione politica del paese è cambiata grazie ad un colpo di stato nel quale Milton Obote è stato deposto del generale Idi Amin Dada. Affascinato dalla dialettica e dal carisma del generale, dopo aver seguito un comizio alla popolazione, per caso Nicholas si trova ad assistere Amin in seguito ad un piccolo incidente, e diventerà così il suo medico personale, nonché consigliere, favorito anche dalla sua nazionalità scozzese, paese che il generale ammira per la lunga resistenza sotto il dominio inglese. Nonostante il medico sia a conoscenza delle misure di controllo del paese che vengono messe in atto dal generale e dal suo esercito, il medico accetta le spiegazioni del capo fino al momento in cui il dittatore decide di espellere dal paese gli asiatici e mettere in atto un genocidio di massa contro il popolo ugandese.

La pellicola ci narra la dittatura vista dagli occhi affascinati e ingenui di un giovane occidentale che inizialmente segue la linea di pensiero dei sostenitori del generale Idi Amin Dada, pronto a chiudere un occhio sulle “stranezze” del dittatore, il quale inizialmente presenta un forte carisma e una sicurezza incontrastata, per poi trasformarsi in una persona insicura, instabile e paranoica, bisognoso di continui consigli e certezze, nel privato, ma sicuro e ammaliatore nel pubblico.

Una forte similitudine con La caduta, dove anche qui ci fa vedere un dittatore fragile e cordiale per gli intimi, fuorioso e irascibile al pubblico. Qui l’attore afroamericano ha dovuto confrontarsi con un personaggio molto complesso, che alterna le battute, l’ammirazione per la Scozia, la voglia di vita e di cambiamento del suo paese, con la follia di un uomo insicuro e in cerca di certezze, cercando di renderlo non troppo amabile ma nemmeno additandolo come un mostro detestabile e da abbattere, differenza messa in risalto anche grazie all’uso di diversi toni di colore delle scene nelle quali il cambiamento caratteriale viene mostrato con maggiore insistenza.

Il film fa riflettere sul ruolo di un dittatore al comando di un paese, di come riesca ad avere un seguito, non solo all’interno del suo paese, nonostante la carneficina che viene messa in atto dietro le quinte della sua strategia politica e di come sia alla continua ricerca di approvazione e voglia sentirsi invincibile a tutti i costi.

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