Recensione su Le Nevi del Kilimangiaro

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19 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Sono andato a vederlo più perché devo andare in quel cinema due volte entro fine anno che per altro, visto che ho i biglietti ridotti ma prepagati. Sala enorme, 4 persone. Michel ha lavorato tutta la vita nei cantieri del porto, facendo anche le lotte sindacaliste, sua moglie Marie Claire fa la badante. Hanno anche figli e nipoti (alla figlia darei anche due colpi), Michel viene licenziato, gli amici gli fanno una festa dove gli regalano soldi e un viaggio. Ma dei banditi irrompono e rubano tutto. (Grazie all’Uomo Ragno) Michel scopre che uno era un giovane operaio che era stato licenziato insieme a lui, lo fa arrestare. Ma poi scopre lo sfondo, il giovane era l’unico ad occuparsi di due fratellini piccoli. Dubbi esistenziali, per che cosa abbiamo combattuto, siamo diventati piccolo borghesi? I due elementi della coppia rischiarano la vita l’uno dell’altra, nell’aiutarsi a compiere le scelte giuste, che saranno alla fine quelle che li faranno rimanere fedeli agli ideali di una vita intera. Lei non perde mai il sorriso, lui tentenna un po’ di più, i giovani, che non hanno vissuto gli anni del si stava meglio quando si stava peggio, faticano a capirli. Ma loro coerenti, scelgono la solidarietà, e finiranno a prendere in casa i due fratellini minori del bandito. Dramma sociale francese, con il porto di Marsiglia all’orizzonte, abbondanti dosi di pastis, solidarietà tra poveri che si trovano a farsi violenza gli uni sugli altri. L’importante è restare nel tracciato di quel percorso etico che, anche nel contesto mutato della globalizzazione e dei licenziamenti, resta ancora valido; e da questo punto di vista Michel e Marie Claire, pur non fornendo soluzioni ai problemi generali, sembrano proprio riuscire nel dare una risposta alle domande su come vada vissuta una vita. Facendo scelte giuste e senza rimpianti.

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