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Recensione su La guerra di Charlie Wilson

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24 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Diciamo innanzitutto che io dal titolo credevo fosse un film con Jack Black. Ma convinto eh. Non so perché.
A parte che il regista Mike Nichols è uno che un po’ ne sa, il film prende spunto dalla storia vera del deputato texano Charlie Wilson, il quale, molto in sintesi, pur essendo un perdaballe e puttaniere, fu determinante negli anni ’80 nel cambiare la politica di sostegno Usa verso i mujaeddin afghani che lottavano contro l’invasione sovietica. Da cui la prima sconfitta dell’esercito sovietico e poi via via il domino con il crollo dell’Unione nell’89 ecc.
Charlie è Tom Hanks, che già per fare un puttaniere non è proprio il massimo. Però ci si industria bene, è circondato da un sacco di segretarie gnocche (la frase migliore, e perdonatemi, ma recitava più o meno “puoi insegnare a una donna a battere a macchina, ma non a farsi crescere le tette”. Sì, ok, altri tempi). Ne esce una visione dei massimi livelli politici di Washington abbastanza sconfortante, nel senso che già lui è improbabile come deputato e sembra, e magari è anche così, che riesca a fare quel che gli pare → raddoppiare budget per armare afgani, in questo caso, riuscendo nell’impresa di mettere d’accordo Israele con Pakistan ed Egitto per far arrivare ai ribelli le armi. Però appunto, meno male che lui è, in fondo, un good guy, l’impressione è che lì dentro anche i bad guys possano fare quel che gli pare e piace, e se lo fanno con questa libertà tanti auguri, è già tanto che siamo ancora vivi. Lo aiutano nell’impresa un’altrettanto improbabile Julia Roberts (ma che capelli hai?) nei panni di una specie di ricca filantropa anticomunista e un agente mezzo greco della Cia, tanto brutto quanto carismatico e determinante. Che, hey, è di nuovo P.S. Hoffman (ah non è Jack Black?), mannaggia a lui, quanti superpersonaggi fa. Con un lavoro sulla voce del mezzo greco spaventoso O_O soprattutto per me che ho appena visto Capote dove indossava la voce da scrittore chic supergay. Grande P.S. (ma il mio spagnolo i film li divide per attori, comincio a pensare).
Nel complesso ne esce una commedia guerrafondaia farsesca e divertente con abbastanza tette (che non guasta U_U), romanzata così è tutto abbastanza inverosimile ma se ci dicon che più o meno questo è stato tant’è. Alla fine Charlie cerca di convincere gli altri politici che, solo perché i sovietici son via, gli Usa non devono abbandonare gli afgani al loro destino. Ma nia fà, e il sotteso per nulla sotteso è che oggi gli Americani stiano ancora pagando con i loro morti per le mani che non si son sporcati quella volta là.

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