2016

Fuocoammare

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Fuocoammare
Fuocoammare

Gianfranco Rosi ha trascorso un anno a Lampedusa, isola del Mediterraneo che, per molti migranti, rappresenta il primo approdo in Europa, il probabile inizio di una nuova vita. In circa vent'anni di sbarchi e tragedie pressoché ininterrotte, gli abitanti dell'isola sono stati testimoni di drammatici eventi.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Fuocoammare
Attori principali: Samuele PucilloMattias CucinaSamuele CaruanaPietro BartoloGiuseppe FragapaneFrancesco Paterna, Francesco Mannino, Maria Signorello
Regia: Gianfranco Rosi
Sceneggiatura/Autore: Gianfranco Rosi
Fotografia: Gianfranco Rosi
Produttore: Gianfranco Rosi, Donatella Palermo
Produzione: Italia, Francia
Genere: Documentario
Durata: 108 minuti

No. / 17 Giugno 2017 in Fuocoammare

Con tutto il rispetto per la tematica, l’ho trovato noioso e non vedevo l’ora che finisse. Agghiaccianti le scene degli sbarchi, ma per il resto è troppo lento.

Dietro le quinte / 17 Ottobre 2016 in Fuocoammare

In questo documentario vengono ritratte due storie: quella del dietro le quinte della tragedia e quella della quotidianità del contesto.
L’isola di Lampedusa viene descritta attraverso i racconti di mare e la quotidianità dei propri abitanti, con qualche immagine del loro rapporto con la costa. Le tranquille giornate di un bambino si alternano con le dinamiche manovre per il salvataggio dei profughi che galleggiano a fatica. Le immagini delle operazioni di soccorso rimangono però sempre in contrasto con la quiete eterna del mare; e perciò anche questi sfortunati eventi risultano in immagini calme, lente e distese.
L’unico contatto tra le due realtà è la radio; e separatamente alla storia del bambino anche il lavoro di chi offre le proprie competenze per aiutare i sopravvissuti.
108 minuti di dietro le quinte di ogni notizia che viene trasmessa al telegiornale in un frettoloso minuto. Nei fatti non si aggiunge niente di nuovo; ma forse il potere delle immagini può aggiungere valore alla coscienza di chi osserva. Benché si tratti di un film è sempre presente e non è mai messa in discussione la pesante consapevolezza di stare osservando fatti reali. Non si tratta di una descrizione cruda e drammatica della tragedia ma una pacata e silenziosa contemplazione della disperazione di chi abbandona la propria vita, e un occhio esterno sulla vita degli abitanti dell’isola, vita ordinaria ma che permette loro di non desiderare di fuggire.

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Il voto sarebbe un 6.5 / 6 Ottobre 2016 in Fuocoammare

Questo film è un documentario diretto da Gianfranco Rosi sull’isola di Lampedusa ed è stato scelto, con qualche polemica, per concorrere per l’Italia nella corsa agli Oscar per il miglior film straniero (ma anche nella categoria Documentari).
Il film alterna la vita “normale” dell’Isola con i suoi abitanti e in particolare vengono seguite le vicende del giovane Samuele, con i continui sbarchi dei migranti sull’isola.
E’ un documentario, quindi non segue una trama lineare ma alterna le scene con Samuele che passa il suo tempo tra gioco in esplorazione dell’isola con un suo amico, scuola, famiglia e pesca (il suo destino sarà di essere pescatore, visto che Lampedusa non offre ai suoi abitanti molte altre alternative lavorative) e le operazioni della Guardia Costiera che soccorrono i migranti.
La prima uscita in barca di Samuele con il padre non sarà un successo, visto che soffrirà di mal di mare e il padre gli consiglia di farsi qualche passeggiata sul pontile per abituarsi al movimento sussultorio, distogliendo così Samuele dalla sua fionda e dalla caccia agli uccellini.
Toccante il racconto, sotto forma di canto, di alcuni nigeriani ospiti della struttura d’accoglienza;
significativa anche la testimonianza del dottor Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa, che cura i migranti e che non si abituerà forse mai alle storie toccanti che deve affrontare ogni giorno.
Samuele, con l’occhio pigro che scopre di avere, è un pò come l’Europa che talvolta non riesce a focalizzare una soluzione adeguata per il problema dei migranti.
Il regista, Gianfranco Rosi, si era già fatto apprezzare dalla critica con il documentario “Sacro Gra” sul Grande Raccordo Anulare di Roma vincitore del Leone d’Oro alla mostra di Venezia 2013.
Il titolo del film fa riferimento a una canzone siciliana, usata nel film come dedica radiofonica, che parla della Guerra nel 1943 con le navi da guerra che illuminano il mare con i loro proiettili mandandolo quasi a fuoco.
Interessante documentario, dal ritmo qualche volta un pò lento ma che mantiene comunque viva l’attenzione; però mi sento di dare ragione a Paolo Sorrentino, doveva essere candidato solo per la categoria dei documentari lasciando a un altro film, si parlava di “Indivisibili”, più adeguato al tipo di competizione di film di finzione.

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Deluso / 4 Ottobre 2016 in Fuocoammare

Sono un po’ deluso, forse mi aspettavo molto da un film-doc premiato e pronto a partire per gli oscar. L’ho visto ieri sera in tv in occasione della giornata dedicata al ricordo, ma non mi ha lasciato molto. Forse non l’ho capito, ma cosa c’è da capire in un documentario.
Il film documenta la normalità della vita quotidiana di un bambino dell’isola, inframezzata da stralci di drammaticità (sofferenza e morte) nel salvataggio degli immigrati che cercano di raggiungere l’isola. L’unico punto di contatto tra le due “storie” è il medico dell’isola, il Dott. Pietro Bartolo, che parlando in camera, racconta la tragicità di ogni sbarco.
Potrei immaginare che il bambino continui a vivere la sua vita a prescindere da quello che accade sull’isola, ma non credo sia così. Credo che la vita di quel bambino sia segnata dagli eventi, così come quella degli altri isolani. Quegli isolani sono parte degli eventi; negli anni hanno salvato vite e seppellito i morti.
E’ chiaro che c’è una normalità nella tragedia (menomale), ma non credo venga fuori da questo film, o almeno non è quello che ho visto.

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Intenso / 25 Marzo 2016 in Fuocoammare

Intenso, vero, umano. Un richiamo forte alle responsabilità e all’amore. Siamo tutti migranti verso un futuro di speranza e di paura, ricordiamocelo.

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