2013

Che strano chiamarsi Federico

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Che strano chiamarsi Federico
Che strano chiamarsi Federico

Un omaggio al genio e all'arte di Federico Fellini realizzato da Ettore Scola, che del grande regista riminese è stato amico oltre che collega.
schizoidman ha scritto questa trama

Titolo Originale: Che strano chiamarsi Federico
Attori principali: Vittorio VivianiErnesto D'ArgenioAntonella AttiliAndrea MautoneFederico FelliniRegia: Ettore Scola
Sceneggiatura/Autore: Ettore Scola, Paola Scola, Silvia Scola
Colonna sonora: Andrea Guerra
Fotografia: Luciano Tovoli
Produzione: Italia
Genere: Drammatico, Biografico
Durata: 97 minuti

Amarcord Fellini / 10 Giugno 2016 in Che strano chiamarsi Federico

Un ottimo documentario per scorprire la storia del regista italiano più famoso al mondo. Scola dirige questo piccolo “amarcord” in onore al suo amico/collega come gesto di stima e di classe. D’altronde se Scola è Scola il merito va anche al Maestro.

3 Ottobre 2013 in Che strano chiamarsi Federico

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Docu-film erratico e vagabondo, per le vie di Roma e dei ricordi di Scola. Un po’ raccontato un po’ no, da un narratore che passa, e sullo sfondo le note di un onnipresente zumpapazum, tanto da ricreare quell’atmosfera lì. Fellini guarda il mare al tramonto, Fellini arriva alla redazione del Marco’Aurelio, simpatica rivista buffona che limitandosi riusciva a campare sotto il fascismo: lì trova tutta quella che sarà la commedia italiana del dopoguerra, Age e Scarpelli, Steno, Altricheoranonricordo, sono tutti lì; e poi c’è lo schiavo di Boris (!!!) nella parte di Attalo, anche. Trovare lavoro non era difficile, perché poi si vede anche il giovane occhiali da secchione Scola arrivare alla stessa redazione, preso! Qui nasce la sua amicizia con Fellini, che stava cominciando a girare film, dallo Sceicco bianco in poi, e rassegna sulle solite cose attese, Fellini e Mastroianni, Fellini e Pinocchio, l’eterno bugiardo, i suoi disegni, ecc. L’operazione è precisa e colorata e nostalgica, come può esserlo lo sguardo di Scola che riguarda indietro ai fasti di quegli anni, quando si beveva punt&mes, loro erano giovani e insonni e andavano in macchina a raccogliere e parlare con le putas sul GRA, e prendevano la vita, e il cinema, e lo ribaltavano come un calzino. Ventaglio di immagini di repertorio, altre dai film più famosi, languore triste con fuga dalla morte finale.
Eppure, questo impacciato ragazzo, come avrà potuto diventare qualcuno?

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