Recensione su Calamari Union

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24 marzo 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Ormai Scandinavia a manetta. Finlandia. Il povero Aki Kaurismaki è un regista con questo nome che tutti prendono per il c**o quando vogliono irridere il cinema d’essai (vedi in Tutta la vita davanti). Però è un genio, che se ne sta nel suo angolino a far film belli e assurdi senza disturbare nessuno. O io son di parte, non so.
Questo è tra i primi, genious, 17 tipi che vogliono attraversare Helsinki e si chiamano tutti Frank. Potete immaginare i dialoghi:
-Frank, dì a Frank che noi ce la squagliamo.
-Ok Frank.
Insieme e separati, questi Frank, che alla fine è come se fossero un singolo personaggio molteplice, attraversano la città con i loro comportamenti strampalati e i loro occhiali da sole, cadendone vittima uno ad uno. La città, che incarna l’antagonista, è indifferente, quanto lo potrebbe essere l’acqua se presa a pugni, e si muove ormai con regole che il singolo individuo umano non può più capire. Ecco, il punto, dico io, è che è la città a essere assurda, inumana, e non loro, ed per questo che sono condannati a soccombere. O ad andarsene, altrove.
Bellissimo, e poi prima o poi voglio anch’io poter dire questa battuta:
Donna, tu continui a non capire!
Quanto mi sentirei figo.

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