Recensione su American Pie: Ancora insieme

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Bentornati / 5 Maggio 2012 in American Pie: Ancora insieme

Ottavo film della famosa serie inaugurata da “American Pie” (1999), che incassò 235 milioni di dollari nel mondo, dopo 9 anni di nuovo con il cast originale. Da un soggetto di Paul Weitz, che da regista ha diretto tra gli altri “About a Boy” (2002) e “In a Good Company” (2004), il film ha una sceneggiatura ad albero: si basa sulla rimpatriata per poi diramarsi per i vari personaggi, ognuno dei quali con i suoi problemi personali che provocano peripezie all’interno della compagnia. I protagonisti, che iniziano a fare i conti con l’età che avanza, mantengono le caratteristiche stereotipate che li hanno resi celebri: il bravo ragazzo sfigato, l’intellettuale, l’anarchico cazzone ecc… a partire da quelli di Jason Biggs (Jim) e Sean William Scott (Stifler), qui anche in vesti di produttori esecutivi. Scott sopra le righe nonostante l’imborghesimento (solo apparente) del suo personaggio, con cui ormai è un tutt’uno; non è un grande attore, non si è mai misurato con altre parti e ha comunque un’espressività limitata al suo ruolo tipico (vedere anche “Il Tesoro dell’Amazzonia” (2003)); il suo compito qui è far ridere, e nonostante qualche colpo a vuoto ci riesce bene. Biggs si conferma l’”Adam Sandler dei poveri”, ripetendo alcuni vecchi schemi, e per quanto riguarda la prova recitativa si può fare lo stesso discorso del compare. Funzionali gli altri, in particolare Eddie Kaye Thomas (Finch) che mantiene il suo solito aplomb e Eugene Levy, con classici occhiali e sopracciglia a cespuglio, che diverte e SI diverte veramente tanto; relativamente poco lo spazio dato alle rispettive consorti, e ciò rende il film ancora più maschile. Ai fan della serie piacerà anche questo capitolo, chi non lo è NON cambierà idea (gli schemi delle gag, parecchie delle quali sessuali o comunque scatologiche, sono più o meno gli stessi); a chi non ha mai visto un film di questa saga converrebbe vedersi prima il capostipite.

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