Recensione su Unbreakable Kimmy Schmidt

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W Kimmy Schmidt! / 10 Agosto 2016 in Unbreakable Kimmy Schmidt

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Prima stagione
A tratti, profondamente nonsense e… scompiscevole, Unbreakable Kimmy Schmidt è una serie tv che, dietro la facciata della sitcom, cela un messaggio affatto banale.
Infatti, benché la protagonista, interpretata da una divertente Ellie Kemper, abbia trascorso gli ultimi quindici anni della sua vita chiusa in un bunker convinta da un sedicente predicatore che l’Apocalisse aveva reso la Terra una landa desolata e inabitabile, ella non ha mai perso la fiducia in sé stessa e la convinzione che, un giorno, sarebbe tornata a vedere la luce del sole: Kimmy Schmidt è sempre capace di trovare una via d’uscita in qualsiasi spinoso frangente si trovi, sia sottoterra che fuori dal bunker e, non a caso, è a lei che, di volta in volta, si rivolgono più o meno consapevolmente le persone che la circondano.
Se perfino una ragazza che ha creduto di dover trascorrere il resto della sua vita svariati metri sottoterra riesce a trovare sempre un motivo per sorridere, beh… allora, c’è speranza per tutti.

Adolescente cresciuta solo fisicamente (è stata rapita appena quattordicenne), Kimmy affronta una nuova vita a New York ignara di quel che è accaduto mentre il suo spazio vitale veniva forzatamente ridotto a pochi metri quadri: è una trentenne che non ha finito la scuola, che non sa guidare, che non ha mai avuto un fidanzato, che ha dimenticato come andare in bicicletta, che ha una mimica facciale decisamente infantile e che non sa che Michael Jackson è morto.
Il quadro “reale” in cui si muove Kimmy è molto drammatico (la protagonista fa di tutto per dimenticare e tenere nascosto il suo passato di Donna Talpa), ma la forza di questo prodotto televisivo sta nella rappresentazione ironica eppure mai irriverente di una ragazzina costretta a crescere in un lampo e capace di non perdersi mai d’animo in maniera invidiabile. La struttura narrativa sembra quella di un classico musical di Broadway (non è un caso che uno dei co-protagonisti sia il debordante Titus, aspirante attore che tenta in mille maniere di sbarcare il lunario e avere successo sui palcoscenici di New York), con un’eroina che, aiutata dal suo senso pratico e dagli amici, riesce ad affermarsi nel mondo.
I dialoghi sono ricchi e velocissimi, zeppi di giochi di parole e riferimenti alla cultura di massa (talvolta incomprensibili, se non si è avvezzi a prodotti e volti noti negli Stati Uniti).

Nota: chi ha amato la serie tv HBO Mad Men si divertirà molto a (ri)vedere Jon Hamm nei panni di un personaggio odioso ma sopra le righe e molto divertente, decisamente diverso dal “suo” Don Draper.

Voto prima stagione: 8

Seconda stagione
Tutto riconfermato.
Rispetto alla prima stagione mi pare sia stato lasciato maggiore spazio ai personaggi di contorno e che l’uso dei flashback riferiti all’esperienza di Kimmy nel bunker sia stato decisamente ridimensionato.

Voto seconda stagione: 8

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