DAHMER

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serie tvDAHMER

Serie tv che si basa su fatti realmente accaduti. Tra la fine degli anni Settanta e l'inizio dei Novanta del Novecento, il serial killer Jeffrey Dahmer ha ucciso almeno 17 persone ed è diventato famoso come 'Il Cannibale di Milwaukee'.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: DAHMER - Monster: The Jeffrey Dahmer Story
STAGIONI/EPISODI: 1 Stagioni , 10 episodi, conclusa
Attori principali: Evan Peters, Richard Jenkins, Molly Ringwald, Michael Learned, Niecy Nash-Betts
Creata da: Ryan Murphy, Ian Brennan
Colonna sonora: Nick Cave, Warren Ellis
Costumi: Rudy Mance, Suzy Freeman
Produttore: Ryan Murphy, Ian Brennan, Janet Mock, Alexis Martin Woodall, Eric Kovtun, Evan Peters
Produzione: 0
Genere: Crime, Drama, Mini-Series
Network: Netflix
Durata: 0 minuti

Dove vedere in streaming DAHMER

Uno strepitoso Evan Peters / 4 Settembre 2023 in DAHMER

Una serie bellissima, molto fedele nelle ricostruzioni e con uno strepitoso Evan Peters. Molto bravo anche il padre, Richard Jenkins. Tutto il cast comunque è ampiamente all’altezza. La scrittura è sublime, al punto da portarti ad empatizzare con uno dei serial killer più spietati che la storia conosce. Ottimo il montaggio con ripetuti salti temporali. Il mio episodio preferito è il sesto.

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Senza parole…. / 16 Ottobre 2022 in DAHMER

Dire che è una serie “dura da digerire” mi sembra fuori luogo dato l’argomento… ma è proprio così!
Possiamo assistere a tante scene forti come gli omicidi, altre scomode, come l’incompetenza della polizia, ma la cosa che sconvolge di più è che tutto questo non è finzione!
È questa la cosa più dannatamente inquietante, che quei fatti, sono successi davvero.
E forse è proprio per questo che la serie è amata ma anche odiata, affascina e disturba.
Evan Peters (che adoro dai tempi di AHS) è stato bravissimo a ricreare la personalità di una mente contorta e alienata.
Regia e fotografia sono impeccabili.
7/10

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metafora delle ingiustizie di stato / 13 Ottobre 2022 in DAHMER

A un certo punto della serie lo si dice proprio palesemente: le efferatezze di Dahmer sono la metafora di quello che accade quotidianamente e che persone razzializzate, marginalizzate e ignorate subiscono DA questa società. Quello che è interessante di questa serie è che i creatori non si sono limitati a creare un facile prodotto “crime” ma hanno voluto aggiungere un peso politico alla vicenda, schierandosi volutamente contro l’indifferenza, l’inadeguatezza e l’incompetenza della polizia e – in generale – di un sistema sociale/giuridico che tende a isolare e ignorare la comunità che dovrebbe difendere.

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Serie tv mefitica / 12 Ottobre 2022 in DAHMER

La premiata ditta Ryan Murphy – Ian Brennan (Hollywood, Halston, The Politician, Ratched, Glee, Scream Queen) ha sfornato la miniserie Netflix Dahmer, incentrata su uno dei serial killer più famosi della storia statunitense, Jeffrey Dahmer, diventato noto alle cronache come il mostro di Milwaukee.

Ho deciso di guardarla, perché avevo un chiaro ricordo mediatico di quando, nel 1991, Dahmer venne arrestato. Dal tg o grazie ai giornali, oltre ad alcuni macabri dettagli, avevo appreso una cosa che mi aveva colpito: alcune persone che l’avevano conosciuto dicevano che Dahmer sembrava “una persona gentile”.
Insomma, le impensabili efferatezze di cui si era macchiato stridevano molto con la sua immagine, gentile -appunto- e pacata.
La miniserie Netflix si avvale della più che convincente interpretazione di Evan Peters, per esaltare proprio questa ambiguità inquietante di Dahmer.

Il prodotto finale è molto buono, ben diretto, ben fotografato, con una valida ricostruzione d’ambiente, che non indulge troppo o ripetutamente su alcuni dettagli più disturbanti (se possibile…) di altri.
Ignoro, però, quanto la sceneggiatura sia aderente ai fatti realmente accaduti.

Per tutto il tempo (e anche tra una sessione di visione e l’altra), mi sono sentita intrappolata nella claustrofobica vita (di finzione) di Dahmer. Il suo cervello (o, meglio, le aberrazioni della sua psiche) era una specie di gas che, idealmente, riempiva ogni interstizio. Tutto avviene in spazi limitati e circoscritti (casa dei genitori, locale gay, appartamento di Dahmer, casa della nonna) che, via via, si riducono di scala, fino a portare sempre nella mente del killer.
Diciamo che, con accezione positiva, questa è una serie tv asfissiante e mefitica.

Però, penso che i 10 episodi (della durata di circa un’ora ciascuno) che compongono la serie siano troppi. Eventi e psicologie sembrano ben sviscerati (pardon…) e, quindi, tanto di cappello, ma c’è qualche lungaggine in esubero.

Punto di merito a creatori, sceneggiatori e produttori: hanno provato a trasmettere il senso di angoscia dei sopravvissuti, dei testimoni diretti, dei famigliari del killer e delle vittime, cosa non sempre presente in prodotti di questo tipo.

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