Recensione su Quando la città dorme

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Cinico, crudele e spietato: il mondo del giornalismo secondo Fritz Lang / 1 novembre 2011 in Quando la città dorme

Jon Day Griffith, Harry Kritzer e Mark Loving sono tre giornalisti del “New York Sentinel” in competizione tra loro per ottenere il posto di direttore generale. A scatenare la sfida è stato il neoproprietario del quotidiano, Walter Kyne, che ha ereditato il giornale dopo la morte del padre, Amos Kyne. Walter, inesperto e forse anche inadatto a ricoprire un incarico così importante, non sapendo chi scegliere come nuovo direttore generale ha deciso di affidare il compito a chi tra Griffith, Kritzer e Loving scoprirà chi è il misterioso assassino che uccide le donne strangolandole.
Da un romanzo di Charles Einstein, “The Bloody Spur”, Fritz Lang, con la complicità dell’ottima sceneggiatura di Casey Robinson, ha tratto un film che potremmo definire un falso poliziesco: al maestro tedesco, infatti, non interessa granché la figura dell’assassino (la cui identità ci viene mostrata già dall’incipit, quando lo vediamo commettere uno dei suoi omicidi, in una sequenza di notevole maestria registica in cui Lang dà un piccolo saggio delle sue considerevoli doti di cineasta), tanto è vero che quest’ultimo è un personaggio marginale della storia.
Più che sul killer, quindi, a Lang interessa maggiormente concentrarsi sulle figure dei cronisti della carta stampata per poterne così offrire un ritratto al vetriolo in cui non risparmia niente a nessuno.
Con una lucidità impressionante, Lang analizza i comportamenti dei suoi personaggi vivisezionandoli con un occhio da entomologo. Tutti ne escono a pezzi: dal proprietario del “New York Sentinel”, Walter Kyne, talmente impegnato a gestire i propri affari da non accorgersi nemmeno del tradimento della moglie, ai tre contendenti per il posto di direttore generale, Mark Loving, Harry Kritzer e Jon Day Griffith.
Il primo, direttore di un’agenzia di stampa, è un egoista che pensa solamente a se stesso e pur di ottenere la promozione non lesina a sferrare colpi bassi a chiunque tenti di ostacolarlo nel suo scopo; il secondo, che si (dovrebbe) occupa(re) di scattare le fotografie per il giornale, è un lavativo convinto che per spuntarla gli sia sufficiente andare a letto con la moglie del capo; il terzo è il direttore del “New York Sentinel” e forse è anche l’unico dei tre che abbia conservato un po’ di onestà e rispetto verso i colleghi, cosa che però non gli impedisce di essere puntualmente fregato proprio da questi ultimi, molto più furbi di lui.
Tra i giornalisti alle dipendenze del quotidiano gestito da Walter Kyne, c’è anche Edward Mobley, che funge da fulcro all’intera vicenda. Intorno a lui, infatti, si muovono tutti gli altri personaggi, in particolare quello di Griffith, visto che questi gli chiede di dargli una mano per individuare l’assassino, contando soprattutto sul fatto che Edward può vantare amicizie nel mondo della polizia, cosa che gli consente di ottenere preziose informazioni in esclusiva sulle indagini che le forze dell’ordine svolgono nel tentativo di catturare il killer.
Lang non nasconde di nutrire una certa simpatia per Edward, ma ciò non gli impedisce comunque di essere cattivo anche nei suoi confronti, tanto è vero che lo descrive come un donnaiolo incallito e per di più col vizio dell’alcol.
Non meno importanti, nell’economia del racconto, i personaggi femminili di Mildred Donner, anche lei una giornalista del “New York Sentinel” disposta a tutto pur di far carriera, e di Nancy Liggett, la fidanzata di Edward “costretta” per amore a sopportarne tutti i difetti. In un’opera in cui il cinismo la fa da padrone, Lang ci offre uno spaccato impietoso del mondo del giornalismo, descrivendolo come un universo popolato esclusivamente da persone egoiste, disoneste e arriviste che pensano solamente alla propria carriera.
Lang non sbaglia un colpo: la regia è mirabile, il ritmo pressoché perfetto, i caratteri dei personaggi delineati in modo ineccepibile. Così come altrettanto ineccepibile è il cast: George Sanders (Mark Loving), Dana Andrews (Edward Mobley), Thomas Mitchell (Jon Day Griffith), Vincent Price (Walter Kyne) e Ida Lupino (Mildred Donner); tutti offrono interpretazioni eccellenti contribuendo così ad innalzare ulteriormente il livello già di per sé molto alto del film.
In conclusione, “Quando la città dorme” può essere tranquillamente definito un capolavoro. Sicuramente è uno dei tanti film memorabili che Fritz Lang ci ha regalato nel corso della sua lunga carriera.

2 commenti

  1. Peter Lee / 23 novembre 2015

    Bella recensione,film visto qualche giorno fa.Girato lo stesso anno di “L’alibi era perfetto”,ma in quel caso il film soffriva di una troppa “frettolosità” nello svolgimento,Qui invece,il film e i personaggio hanno un maggiore spessore e approfondimento.

  2. schizoidman / 23 novembre 2015

    @Peter Lee: ti ringrazio per il commento! Purtroppo non ho mai visto “L’alibi era perfetto”, perciò non posso fare un confronto tra quest’ultimo e “Quando la città dorme”.

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