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The Bridge

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Il ponte / 8 Aprile 2013 in The Bridge

Dalla sua inaugurazione avvenuta nel 1937, dal Golden Gate Bridge di San Francisco si sono verificati circa 1.200 suicidi. Diretto da Eric Steel, questo film è un documentario molto particolare che mette in risalto un problema apparentemente ignorato dalle autorità, attraverso riprese in campi larghi del ponte e interviste a parenti delle vittime. Continua su http://serenatecinematografiche.wordpress.com/2013/04/08/the-bridge-il-ponte-dei-suicidi/

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19 Gennaio 2013 in The Bridge

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Tecnicamente si possa suppongo parlare di un simpatico snuff-movie, sempre morte è, anche se di torturoso o sanguinolento-violento non c’è nulla. Il ponte del Golden gate di San Francisco è il luogo con il più alto numero di suicidi al mondo. Per cui a quel mattacchione del regista è bastato piazzare qualche telecamera nei punti gggiusti, aspettare qualche tempo, raccogliere in video qualche futuro cadavere che volava basso. Fly down (uh, pessima 😀 ).
No. Grosse discussioni etiche in proposito. Raccolta di testimonianze, amici e parenti delle vittime (una delle amiche anche, la darkettona bionda… due colpi – ma basta!!!). Tutti (le vittime) da abbastanza sfigati a stupidi a schizofrenici. Vince il migliore, l’unico che se l’è scampata. S’è buttato ed è rimasto vivo, sostiene qualcosa del tipo che una foca (no, questa ti vieto di dirla, zitto) inviata da Dio lo abbia aiutato a ritornare su nuotandogli intorno (adesso mi viene in mente la faccia di una foca con gli occhiali da sole e il cappello che dice “Sono in missione per conto di Dio”, ma forse è esser poco seri). E ora sembra fin normale, il tipo non la foca, vive in una gabbia dorata di psicofarmaci ma a vederlo è normale. Tutti, famili e amici, normalmente borghesi o finto alternativi, come siamo tutti, con la pancia e il cane o i pantaloni da hiphop.
Gente che i loro cari non sempre li ha aiutati granché, tipo dirgli “”Oh se ti ammazzi fammelo sapere prima che ti voglio salutare” equivale a voler molto bene, sì, però di lì a esser la cosa giusta…
La miglior scena resta quella tenuta per la fine, con il darkone che fa un supertuffo spettacolarissimo, con uno spiccato senso scenografico anche, senza pensarci più, giù diretto. Lì il regista ha avuto culo. Le discussioni etiche si diceva, ecco, lasciano un po’ il tempo che trovano. Le telecamere sono troppo distanti per supporre che uno, anche se non fosse stato un regista idiota, magari ne avrebbe potuto afferrare per i capelli almeno uno. I capelli del darkone per esempio hanno sbuffato al vento per ore, prima che salutasse con il superdiving.
Il darkone ha chiuso la partita veramente alla grande. Il che è un po’ il problema, alla grande, come in un film.

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