“Bevi da me e vivrai per sempre”

Il 15 maggio sarà nelle sale italiane Solo gli amanti sopravvivono (Only Lovers Left Alive) (2013) l’ultimo, atteso film di Jim Jarmusch.
Per questo lavoro, in corsa per la Palma d’Oro a Cannes 2013, il cineasta statunitense ha scelto di affrontare uno dei temi più battuti dalla storia del cinema: il vampirismo.
Protagonista della pellicola, infatti, è una coppia di principi delle tenebre: Adam (Tom Hiddleston) ed Eva (Tilda Swinton) sono giunti fino ai giorni nostri sotto le più svariate spoglie, sovente nei panni di influenti personalità in ambito culturale, fino ad assumere l’identità attuale di un musicista rock e della sua misteriosa compagna.

“Non siamo cattivi a causa del male
che facciamo,
ma facciamo del male perché siamo cattivi”

La figura del vampiro che sembra emergere dalla pellicola di Jarmusch è quella di una creatura di grande sensibilità ed intelletto, condannata ad un’eterna ed implacabile giovinezza, decisamente più vicina al versante romantico della leggenda legata ai non-morti che a quello puramente orrorifico, tra i due quello decisamente più sfruttato sia in ambito letterario che cinematografico.
Già nel 1896, agli albori della Settima Arte, George Mèliés aveva realizzato Le manoir du diable, ispirandosi al filone narrativo inaugurato da Lord Byron e Polidori con Giaour (1813) e Il vampiro (1818).
È nel 1922, però, con il Nosferatu di Murnau (Nosferatu il vampiro), che il vampirismo fa il suo debutto ufficiale sul grande schermo: l’aspetto di questo vampiro, viscido e deforme, con mani artigliate e cranio lucido, ripreso anche da Werner Herzog nel suo adattamento della leggenda del conte slovacco Orlok (Nosferatu, principe della notte, 1979), è ben diverso da quello del succhiasangue per eccellenza, Dracula. Il romanzo di Bram Stoker (1897), ispirato alla storia di Vlad, principe di Valacchia, ha rappresentato lo spunto per una serie di innumerevoli film dedicati con variabile rispetto alla figura elegante, oscura e fascinosa del Conte Dracula.
La prima pellicola espressamente dedicata al personaggio di Stoker è Dracula (1931) di Tod Browning: Béla Lugosi, primo interprete a rivestire tale ruolo, divenne uno degli attori a vantare il maggior numero di interpretazioni legate a questo personaggio, seguito solo da Christopher Lee, il quale diede nuova linfa all’estetica di Dracula, quando nel 1957 vestì impeccabilmente il suo nero mantello per Terence Fisher (Dracula il vampiro). “Un uomo di aspetto nobile, dallo sguardo penetrante, dal prestigio sessuale molto accentuato; pare quasi che le dolci fanciulle sue vittime lo attendano con trepidazione” [1].

“I demoni soffrono. All’inferno”

La componente sensuale insita nella natura del vampiro, legata alla presenza del sangue come simbolo dell’attrazione sessuale, è uno degli elementi che sottendono e supportano molti dei film dedicati al vampirismo, sia declinati in chiave sentimentale, sfruttando l’aura malinconica e dandy della creatura del buio, che apertamente erotica.
In questo senso, con richiami più o meno espliciti ad un caposaldo della letteratura fantastica, quella Carmilla (1872) creata da Joseph Sheridan Le Fanu che fu in grado di anticipare di circa vent’anni Stoker e che ispirò sia lavori di Carl Th.Dreyer (Vampyr, 1932) che di Roger Vadim (Il sangue e la rosa, 1960) , si è sviluppato un preciso filone con incursioni nel vampirismo saffico.

In questa attrazione fisica e mentale esercitata dal vampiro sull’essere umano risiede il cosiddetto paradosso dell’horror [2], ovvero l’essere attratti da qualcosa che ci ripugna, da un mostro che incarna, anche metaforicamente, ciò che rigettiamo. Non è un caso, per esempio che Dracula, mostro moderno coevo ed assimilabile a Frankenstein, Dorian Gray e King Kong, sia stato addirittura accostato all’incarnazione del capitale monopolistico [3]. Tale aberrazione di natura, perciò, richiede una sistematica caccia volta alla circoscrizione ed all’eliminazione della creatura, all’estirpazione del male, anche quando esso, paradossalmente, risponde ad un personale e contraddittorio bisogno d’amore.

Il potere del vampiro è grandissimo, si fonda sulle proprie capacità fisiche eccezionali (dominio-trasformazione-contaminazione) e sulle sue abilità psichiche: anche laddove la figura del vampiro è implacabilmente malvagia, quando, cioè, usa volontariamente il male, essa dà vita a quel terrore affascinante insito nella bellezza del mito, in cui convergono l’arte, l’amore, la bellezza, il potere.

“Riesce ad immaginarlo? Durare attraverso i secoli sperimentando ogni giorno le stesse futili cose”

Con il trascorrere degli anni e in seguito a sovrapposizioni tematiche derivanti dalle influenze antropologiche più disparate, il vampiro è stato rappresentato in svariate maniere, fino a rasentare, talvolta, il senso del ridicolo, anche quando gli intenti delle varie pellicole non erano esplicitamente votati al dileggio: l’esaltazione di alcune caratteristiche vampiresche, il tentativo di attualizzare la figura del non-morto, l’attribuzione di peculiarità avulse dalla sua natura hanno sovente trasformato la dignitosa figura del principe delle tenebre in un risibile fantoccio da grand guignol.

Da diverso tempo, cinematograficamente parlando, è in atto una sorta di revisione filologica che, con intenti più o meno espliciti, sta restituendo dignità ad una figura culturalmente fondamentale: il mostro, nato dalla crisi di precisi valori, dal rifiuto, inteso in senso romantico, di un progresso che acuisce la nevrosi dell’uomo comune, conserva caratteristiche umane, come il sentimento amoroso e lo struggimento della solitudine, e costituisce ambito fertilissimo per rispettabili speculazioni cinematografiche, coinvolgendo registi dall’autorevole piglio autorale (Clive Donner, John Landis, Kathryn Bigelow, Tim Burton) nella trattazione dell’argomento.

Desideriamo concludere questa rapida ed affatto esaustiva carrellata di film dedicati al vampirismo con alcuni titoli provenienti dai quattro angoli della Terra, per sottolineare la ricchezza di varianti e di commistioni a cui Dracula ed affini sono da sempre soggetti:

(1.Turchia; 2.Hong Kong; 3. Giappone; 4.Sud Corea)

(1.Russia; 2. Giappone; 3. Francia; 4. Gran Bretagna – Cina)

(1.Filippine; 2.Italia; 3.Spagna; 4. Australia)

[1] Massimo Moscati, Guida al cinema dell’orrore, ed. Il Formichiere, 1977
[2] Noël Carroll, The Philosophy of Horror or Paradoxes of the Heart, ed. Routledge, 1990
[3] Franco Moretti in Alberto Abruzzese, La grande scimmia. Mostri, vampiri, automi, mutanti, ed. Napoleone, 1979

Bibliografia di supporto:
Alain Silver, James Urini, The Vampire Film, ed. Barnes-Tantivy, 1975
David Pirie, A Heritage of Horror. The English Gothic Cinema 1946-1972, ed. Gordon Fraser, 1973
Renato Venturelli, Storia del cinema horror in cento film, ed. Le Mani, 1994

Sitografia:
Film asiatici
Film australiani
Filmografia varia – I
Filmografia varia – II

A cura di Stefania

5 commenti

  1. abertor / 16 maggio 2014

    vale la pena di citare anche Kiss of the Damned (2012) di X.Cassavetes…

  2. Bell’articolo, sicuramente da utilizzare come fonte filmografica qualora ci si volesse addentrare all’interno del tema vampiri in ambito cinematografico. Complimenti!
    Potrò aspettarmi articoli simili in futuro, magari su altre figure create dalla letteratura e poi riprese, sviluppate e ampliate (o rovinate, che dir si voglia) dal cinema? 🙂

    • Stefania / 17 maggio 2014

      @wiccio: certo, perché no? 🙂 Questa volta, il pretesto è stato offerto dall’uscita del film di Jarmusch. Potrebbe accadere lo stesso in futuro: nel frattempo, hai qualche proposta?

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