Recensione su Wolf Children

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8 aprile 2015

A me l’animazione piace.
Tanto.
Per fortuna piace anche ai miei amici, quindi quando siamo riusciti a sapere che il 13 novembre sarebbe stato proiettato Wolf Children – Ame e Yuki i bambini lupo ci siamo guardati negli occhi, consapevoli che quella sera saremmo stati al cinema.
Anche se il film due 2 ore, e per motivi di orario siamo potuti andare solo allo spettacolo delle 22,30, e che grazie alla pubblicità il film è iniziato alle 23. E che in sostanza nessuno di noi è andato a dormire prima delle 2, nel mezzo di una settimana lavorativa.
Cosa non si fa per passione.

La storia è una di quelle dolci, tenere e nell’insieme un po’ tristi che a me commuovono molto di più degli aperti drammi.
La protagonista è Hana, una ragazza di diciannove anni che un bel giorno si innamora di un ragazzo. È ricambiata, ma c’è un ma: lui è un uomo-lupo, l’ultimo a quanto pare. Hana, tuttavia, non è tipo da lasciarsi abbattere da simili sciocchezze, per cui la coppia inizia a vivere insieme e dopo un anno accoglie la prima figlia, Yuki (‘neve’). Dopo un altro anno nasce Ame (‘pioggia’), un bel maschietto.
E qui la tragedia, perchè l’uomo muore lasciando Hana sola con due bimbi piccolissimi che hanno la tendenza a trasformarsi in lupacchiotti ogni volta che sono preda di emozioni improvvise. E quindi comincia la vita di Hana, decisa più che a mai a crescere bene i suoi figli, e di fargli accettare la loro doppia natura.

Il film è, a prima vista, un film di formazione: vediamo Yuki ed Ame fin da piccolissimi, li vediamo crescere, li vediamo cercare di imparare a gestire le trasformazioni, cercare di imparare ad integrarsi, ad accettarsi. Li vediamo affrontare le loro sfide, e li vediamo prendere le loro decisioni.
Ma soprattutto questo film mette in luce Hana, la madre. La giovane vedova che non si lascia abbattere da nulla perchè lei è una mamma, e più forte del suo dolore è il suo amore per i suoi cuccioli.
Questo film è un tributo a quello che nelle storie di formazione non si vede mai: quel poveraccio che si spacca la schiena per far sì che il protagonista possa avere la storia di formazione. Un omaggio ai genitori che, tra mille difficoltà, hanno scelto di non farsi abbattere perchè non c’è il tempo per farlo, con l’istinto di chi, alla fine dei conti, non lo considera neanche una scelta perchè non vedono come si possa agire in modo diverso. Se Yuki ed Ame possono essere dei protagonisti, Hana è l’eroina del film, la santa donna la cui unica priorità è che i suoi figli possano essere in grado di scegliere cosa vogliono fare senza sentirsi obbligati a far contenta lei. che cerca in tutti i modi di aiutarli a comprendere i lati di loro stessi che lei non può comprendere perchè è umana, senza mai negare cosa sono. Mostrargli come accettare la loro diversità accettandola lei per prima.

Paradossalmente il film riesce a mostrare in modo “realistico” i problemi che ci potrebbero essere nell’allevare due bambini che si trasformano in lupi: le rosicchiano i mobili, sono imprevedibili da portare in giro, ci sono difficoltà con i servizi sociali perchè Hana non li ha fatti vaccinare… e anche come, da piccoli, soffrano un po’ per il non poter giocare coi coetanei perchè troppo inaffidabili sulla questione “passare inosservati”… in alcune scene davvero divertenti. Come il montaggio della gravidanza, col nuovo compagno di vita di Hana: la bacinella per il vomito.

Tecnicamente il film è semplicemente adorabile: a paesaggi mozzafiato si aggiuge un character design che è carino da morire, non troppo elaborato ma in grado di trasmettere le emozioni dei personaggi. Nota di merito alla colo
nna sonora, e anche il doppiaggio era fatto bene.
Un po’ strano il design dei lupi, a cui non ho capito perchè hanno deciso di lasciare i capelli umani.
Ma non strano come la scena in cui Hana fa l’amore col suo ragazzo in versione intermedia tra umano e lupo.

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