Recensione su Wayward Pines

/ 20156.769 voti

6 e mezzo, potenziale sprecato (lo spoiler è il nemico) / 23 luglio 2015 in Wayward Pines

Wayward Pines è una serie particolare eppure estremamente lineare.
Il protagonista è Ethan Burke, un agente segreto, che dopo un incidente in macchina si ritrova prigioniero in una ridente (all’apparenza) cittadina, per l’appunto Wayward Pines.
Ethan non riesce ad andarsene, a contattare i suoi superiori e la famiglia, è inseguito dall’infermiera che l’ha curato (che lo intima di sottoporsi a una misteriosa operazione) e la gente di Wayward Pines è strana.

La prima metà della serie (i primi cinque episodi) si potrebbe definire horror, a causa di questa ossessiva ricerca di una via d’uscita e la sensazione di essere sempre osservati (da chi? Ma perché?). Si costruisce la suspance, diciamo, e si prepara il terreno per la Grande Rilevazione e le sue conseguenze.

La seconda metà della serie è invece di tutt’altro tipo. Non posso dirvi in che genere sfocia (perché è un gigantesco SPOILER) ma le atmosfere horror sono abbandonate in favore di *censura da spoiler*.
Credo sia importante sottolinearlo, perché questa serie perde tutto il suo fascino dal quinto episodio in poi, e se pensate di starvi avvicinando a una serie che ricrei le atmosfere cupe e inquietanti di altri prodotti (es. Twin Peaks) vi sbagliate di grosso e resterete molto delusi.

Per entrare più nel dettaglio (evitando lo spoiler) la seconda metà non è propriamente noiosa, si regge (più o meno) in piedi, malgrado all’inizio storcessi il naso, ma manca totalmente del piglio che aveva in principio.

La trama prosegue lineare, episodio dopo episodio, non ci sono puntini da unire, perché la verità sulla cittadina è una cosa che non si può proprio indovinare (o meglio, potete sparare a caso, io l’ho fatto e ovviamente non ci ho preso) ma questo cambio di rotta a metà destabilizza: sembra quasi di vedere due telefilm distinti. Non ricordo nessun’altra serie con un numero così esiguo di episodi che abbia fatto una virata del genere.

In ultimo, fatemi aggiungere una piccola parentesi riguardo l’esecuzione: a livello di sceneggiatura si perde tantissimo tempo in dettagli inutili e francamente noiosissimi (la relazione tra Ethan e una sua collega su tutti, un’altra relazione nella seconda metà della serie tra *spoiler*) che servirebbero a tratteggiare il carattere dei protagonisti e a creare un po’ di pathos, cosa in cui falliscono miseramente a mio parere.

Nota conclusiva: il finale mi è piaciuto tantissimo, ragion per cui ho dato al telefilm 7 e non 6 (ma non assicuro niente sulla sua permanenza).

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