vvvvvvv Recensione | Vinyl | I dolori di Richie Finestra

Recensione su Vinyl

/ 20167.341 voti

I dolori di Richie Finestra / 20 Aprile 2016 in Vinyl

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Prima stagione

Ricostruzione d’ambiente goduriosa, colonna sonora così ricca e variegata da risultare felicemente soffocante, belle facce tra gli attori, pilot firmato Scorsese foriero di grandi fascinazioni.
E poi?
Più o meno, basta.
Manca all’appello un elemento fondamentale: una sceneggiatura capace di appassionare.
Mi spiego: preso il primo e l’ultimo episodio della prima stagione, ciò che vi galleggia in mezzo è poco più di un mero riempitivo. Guardate e valutatene tutti.

La trama criminale, i problemi di Finestra con la moglie scontenta, le strambe difficoltà della casa discografica, l’aspirante talent scout che scova una banda di ribbbelli protopunk sono tutti elementi che girano a vuoto: c’è scarsa progressione narrativa, la storia sembra sempre inchiodata al palo, tra enormi sniffate di cocaina e incontri con sosia di personaggi famosi (il miglior tête-à-tête, forse, è quello con Elvis, dipinto in maniera impietosa, con un guizzo caustico e quasi demistificatorio che sarebbe stato bello ritrovare spalmato in maniera costante lungo tutta la stagione).
Bobby Cannavale è credibile, si spreme come un limone per mettere in scena la fatica del suo Richie Finestra nel fare ordine in una vita complicata: gli scoppiano le vene e gli occhi gli schizzano fuori dalle orbite, ma tanto daffare somiglia alla condanna eterna di Sisifo.
Dove vuole arrivare Vinyl? La descrizione della scena musicale newyorkese del periodo, così variegata, prodromica, in perenne ebollizione mi pare riuscita a metà: non è mio desiderio assistere ad una docufiction, sia beninteso, ma, purtroppo, duole percepire un contesto così esplosivo solo come uno sfondo affascinante delle storie(lle) estreme di Finestra.

Anche se, nei minuti finali, l’ultimo episodio della prima stagione apre qualche spiraglio “evolutivo”, temo che la mia “brama di brio” sia vana.
Dico fin da ora che spero di essere smentita dalla seconda stagione.

Voto prima stagione: 5

3 commenti

  1. marcomaffei12 / 21 Aprile 2016

    ho percepito subito la non integrazione nella trama vera e non solo come sfondo della scena musicale newyorkese con nascita di punk e discomusic. ho assistito comunque ad un one man show di uno strepitoso cannavale (l’episodio 6 alla ‘il sesto senso’ è pazzesco), ma sa tanto di occasione persa. a meno di non vivere la serie solo per respirare odori e sapori seventies a prescindere dalla trama come in ‘vizio di forma’ di pt anderson. 🙂

  2. theclubber / 23 Maggio 2016

    Io ho messo un voto molto più basso perché la media dell’8.1 francamente è esagerata per questa serie.

    “Funziona” solo perché ci sono dietro Scorsese e Jagger (che tra l’altro ha piazzato il figlio nel cast, in Italia doppiato da una delle voci più fastidiose – non a caso anche lui un ‘figlio di’).

    La musica ok, ci sta, bella. Ma la sceneggiatura è pessima, non succede nulla. Soliti intrecci visti e rivisti, nulla di nuovo. Lui che si droga, poi si droga, poi si droga. Poi si incazza con la moglie fig*. Poi si droga. E infine, si droga.

    • Stefania / 23 Maggio 2016

      @theclubber: 3 è un voto severissimo, in effetti. Chissà che i difetti della prima stagione non possano essere corretti durante la seconda…
      A parte un episodio, ho visto la serie in lingua originale: non ho presente la voce del doppiatore del figlio di Jagger, provo a recuperarla, giusto per farmi un’idea, en passant.

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