Recensione su Undone

/ 20197.620 voti

Rotoscopio e loop spaziotemporali / 18 Settembre 2019 in Undone

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Prima stagione
Undone è una serie tv animata Amazon incentrata su viaggi spazio-temporali e relativi loop. Sa di già visto/già sentito? Sì. Recentemente, il tema è stato affrontato anche dalla serie tv Netflix Russian Doll. Ma non per questo bisognerebbe ignorarla. Almeno per due motivi.

In primis, l’originalità tecnica.
Anche se Undone è stata postprodotta con una tecnica antica come il cinema, cioè il rotoscoping (o rotoscopio), la serie è stata girata con attori in carne e ossa (gli stessi che si sono occupati del doppiaggio originale dei vari personaggi). Sul materiale girato, poi, hanno operato gli animatori che hanno letteralmente ricalcato i fotogrammi, ottenendo le immagini animate.
Benché estremamente realistiche, qui, esse conservano la giusta gradazione estetizzata che si confà a un cartone animato. Non sono un’amante del rotoscopio proprio per via della sua (in)naturale artificiosità e una certa leziosità tipica della resa finale. Ma, in questo caso, la scelta tecnica mi è sembrata estremamente funzionale al racconto e qualitativamente intrigante. Ho letto in giro che i produttori della serie hanno pensato di ricorrere al rotoscopio solo in un secondo momento, quando si sono accorti che, adottando questa tecnica, le transizioni tra realtà e regno onirico sarebbero state più fluide e consequenziali. Il risultato, quindi, è eccellente. Non solo perché i personaggi si muovono con estrema naturalezza da un piano dell’esistenza all’altro, ma anche perché il pubblico si sente portato a nutrire i debiti dubbi sulla correttezza di ciò che sta guardando.

Infatti, per quel che mi riguarda, il secondo punto a favore della visione di Undone è il fatto di aver applicato il pretesto narrativo del loop temporale a un tema delicato e scivoloso come la malattia mentale (in questo caso, la schizofrenia). Anche qui, niente di nuovo (per esempio, Fincher docet), ma il modo in cui viene affrontato l’argomento mi è sembrato interessante.
La protagonista, Alma, è una ragazza con un carattere spigoloso e pochi peli sulla lingua, mezzosangue messicana molto sensibile ai temi delle minoranze, deficitata da una sordità quasi totale a cui ovvia con l’uso di un apparecchio acustico e indurita psicologicamente da un trauma profondo vissuto in età infantile che l’ha già portata a tentare il suicidio.
Nella sua famiglia, ci sono stati casi di schizofrenia. Quello che la ragazza vede è reale, per quanto incredibile? Oppure, è frutto di una mente alterata che, da anni, cova il desiderio di dare una risposta a laceranti domande senza risposta, finalmente, sublimate in una risoluzione che, per quanto sconvolgente, sembra plausibile?
Il finale aperto può infastidire, ma, visto in quest’ottica, mi sembra perfettamente in linea con il resto del racconto. In particolare, se si propende per la soluzione meno rassicurante (la malattia mentale), è particolarmente doloroso constatare come i tortuosi e suppuranti percorsi di una mente afflitta da questo tipo di malattia siano in grado di privare una persona della normale attenzione per se stessa. Alma rinuncia a tutto e tutti, per seguire una luce.
Personalmente, propendo per l’ipotesi che Alma sia malata e non dotata di particolari capacità psichiche. Il fatto che, in alcune occasioni (vedi, la sequenza della guardia giurata o la presenza della madre nel laboratorio del padre la notte in cui l’uomo muore), la ragazza sia in grado di indovinare alcune cose è la dimostrazione del fatto che il cervello lavora in maniere imperscrutabili, per associazioni di idee che sfuggono a una veloce e razionale comprensione e che, spesso, ci piace attribuire specifiche deduzioni a particolari capacità magiche o intellettive, a seconda dei casi.

Nonostante l’uso del rotoscopio, posso dire di aver apprezzato molto l’interpretazione degli attori protagonisti: Rosa Salazar (Alma), Bob Odenkirk (papà), Siddharth Dhananjay (Sam), Constance Marie (mamma), Angelique Cabral (Becca).

Undone mi è piaciuto per questi motivi e per la sua brevità (8 episodi da 23-25 min./cad.).
Non riesco a immaginare un seguito di questa storia, proprio per i motivi sopra esposti.
Per cui, poiché è stata pubblicata su Amazon come serie e non come miniserie, immagino che, se mai vi sarà una seconda stagione, ritengo sia possibile che non sarà una prosecuzione diretta della prima.

Voto prima stagione: 8

5 commenti

  1. Federico66 / 23 Settembre 2019

    Concordo con quanto dici. Personalmente ho apprezzato tantissimo la leggerezza del tratto, la fluidità nei passaggi temporali.
    Non capisco cosa intendi con la tua ultima frase, non vorrei spoilerare, ma chiude con classico cliffhanger, non mi pare ci sia una chiusura!

    • Stefania / 23 Settembre 2019

      @federico66: [SPOILER SPOILER SPOILER] il finale dice tutto e niente. Bisogna vedere come lo spettatore si pone nei confronti della protagonista: è una sciamana o è schizofrenica? Per me, è schizofrenica e la luce che vede (quindi, la comparsa del padre) è solo una delle sue visioni dovute alla malattia. Una seconda stagione incentrata su di lei escluderebbe una delle due ipotesi (dono o malattia) e, per questo, secondo me, la serie non avrebbe più ragion d’essere come è stata concepita. Troverei molto noiosa una seconda stagione che si concentrasse solo su una delle due soluzioni.
      Mi piace sperare che possa trattarsi di una produzione antologica. Oppure, che si concluda qui.

      • Federico66 / 23 Settembre 2019

        Chiarissima. Vista cosi ha senso e mi trova d’accordo. Grazie 🙂

        • Stefania / 23 Settembre 2019

          @federico66: grazie a te per l’interesse ai miei sproloqui 😀

          • Federico66 / 23 Settembre 2019

            I tuoi (ed altri) sproloqui, in questi anni hanno aiutato me (ignorantone) a guardare un film con occhio diverso, quindi grazie ancora :-).
            Però adesso basta con i ringraziamenti 😉

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