Recensione su True detective

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Storia di una serie non capita / 1 agosto 2017 in True detective

RECENSIONE SOLO DELLA PRIMA STAGIONE
La prima visione di questa serie mi aveva lasciato interdetta: mi ero persa nei meandri dei discorsi di Rust e nel suo magnetismo ascetico tralasciando tutto il resto,
ho dovuto riguardarla una seconda volta per comprenderla e capire il giallo.
La definirei un film di 8 ore abbondanti, un noir che riprende il classico stereotipo del detective “sporco” rileggendolo, anche qui Rust è portatore di una verità che rappresenta il nostro tempo, una verità che nega il tutto, un forte senso di nichilismo che pervade tutta la serie, metafora del tempo moderno, il tutto è grigio una fotografia cupa con una narrazione che alterna futuro e passato facendoti perdere e inquinare nella terra della Luisiana. Contrapposto a Rust il detective intelligente apparentemente senza valori morali abbiamo Martin con ferme credenze ma che agisce in maniera contraria, due facce della stessa medaglia usate per raccontare altro. Lo stesso giallo diventa un mezzo e non il fine, un racconto che non la sua forza nel caso da risolvere ma tutto ciò che intorno ad esso ruota, e alla fine nemmeno sai bene chi sia stato e nemmeno in fondo è così importante

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