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Recensione su Tredici

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Oltre le tredici ragioni … / 29 aprile 2017 in Tredici

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Devo ammetterlo. Forse avrei dovuto scrivere la recensione di Tredici un po’ prima, prima che finisse anche questa serie tv nel fiume del virale, prima del delirio di massa sui social e prima che si riducesse tutto a un meme al limite del trash. Ma del resto non staremmo parlando di 13 Reason Why se non ci fossero di mezzo dei rimpianti di qualche tipo. E, se Clay, il protagonista della serie, si è preso così tanto tempo per ascoltare le cassette di Hannah, posso permettermi anch’io un piccolo ritardo. Si, avete letto correttamente, Clay. So bene che il personaggio principale è Hannah, la sua storia travolgente è sicuramente al centro della trama, ma è di Clay che vorrei parlare.

Su di Hannah si sono già spese molte parole. Basta digitare il numero 13 su Google ed è un attimo trovare vita, morte – soprattutto – e miracoli della nostra amata beniamina: è stata eccessiva? Poteva resistere? C’erano altre strade prima di percorrere quella senza ritorno? Le risposte a tutte queste domande le potete trovare altrove. Ma Clay? Non è facile capire il giovane Jensen. A metà tra il ragazzino sfigato e un moderno eroe al contrario, in realtà Clay è tutti noi. Non serve trascorrere le proprie giornate in bici o tra i corridoi della Liberty High con un paio di cuffie Beats in testa per sentirci come lui. Magari non abbiamo mai trovato cassette di qualche tipo davanti alla porta di casa ma abbiamo tutti dei rimorsi come i suoi, ci sono cose che avremmo voluto dire o fare e ora è troppo tardi: avremmo voluto parlare con quella ragazza ma non lo abbiamo fatto, dovevamo dire così ma abbiamo detto cosà, dovamo fare di più ma non lo abbiamo fatto. E se l’unica via è guardare avanti, tuttavia non sappiamo come procedere e siamo bloccati.

È tutta qui la spada di Damocle del nostro eroe solitario Clay Jensen: sarebbe andato tutto diversamente se fossi rimasto in quella stanza con Hannah? Nessuno stop sarebbe caduto? Nessun incidente, nessun senso di colpa, nessuno stupro, nessun suicidio? È quello che “Casco” probabilmente continuerà a chiedersi per sempre, e non ci sono perle di saggezza da parte dell’”inutile Yoda” Tony che potranno mai reggere. Ed è quello che non fa dormire la notte anche noi, mentre tra le coperte ci interroghiamo sugli “E se?” E allora che fare? Clay prova con la vendetta, indossa un maglietta con la scritta “hero” – la avete notatata? – e va a casa di Bryce. Farla pagare ai protagonisti delle famose cassette per quello che hanno fatto ad Hannah sembra una soluzione, ma non è chiudere con il passato.

E poi prova con un lavoro su stesso. So che molti non avranno gradito il misterioso avvicinamento di Clay alla chiromante e dark “bruja” Skye al termine dell’ultimo episodio. Perché non la cheerleader Sheri? Molti non avranno gradito nemmeno il finale. Ma un significato c’è: si può imparare dai propri errori per il futuro, essere più presenti, più attenti, più vicini alle persone giuste, fare di più, avere meno paura di aprire la bocca quando serve. Avere meno paura. Possiamo dormire più sereni sapendo questo? Forse no, non è il solo messaggio che si può trarre da una serie così ben fatta. 13 Reason Why è uno show che colpisce prima allo stomaco e poi al cuore e serve andare molto oltre le tredici cassette per capirla davvero.

Ora sembra che di cassette ce ne saranno di nuove. Il rinnovo della serie per una seconda stagione è alle porte. Resta da vedere se sarà all’altezza della prima – difficile – e quali conigli gli autori dello show di Netflix saranno in grado di tirare fuori dai loro cilindri. È chiaro che resuscitare Hannah sarà dura – alle resurrezioni ci pensano già altre serie, come Prison Break e la sua folle stagione cinque – ma anche solo la possibilità di ritrovare il nostro Clay ci stuzzica la curiosità.

3 commenti

  1. Alicia / 29 aprile 2017

    Complimenti, ottima recensione!!! Profonda e mai banale, cosa difficile da fare se si parla di una serie tv ormai diventata virale…

  2. Rizz / 30 aprile 2017

    Grazie, anche la tua su Tredici molto interessante e personale

  3. Not Penny's boat / 1 maggio 2017

    Concordo pienamente, il centro del racconto è Clay, tutti noi ci siamo immedesimati e innamorati di questo ragazzo, che se ne frega di tutto ma che non ha avuto abbastanza il coraggio di amare e farsi amare.
    Ottima analisi, non banale su una serie che è stata veramente ridotta all’osso e sputtanata nel marasma sociale che è Facebook.

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