Recensione su Tredici

/ 20176.9235 voti
serie tvTredici
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. / 10 Giugno 2017 in Tredici

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

S1
Non vorrei entrare troppo nel merito dei temi affrontati e del messaggio che viene trasmesso dalla serie, tutti lodevoli e condivisibili, ben vengano questi fari proiettati sulla crudeltà gratuita, sull’indifferenza, sugli abusi fisici e psicologici, sulle miserie dei teenager che non sono poi così diversi dagli adulti, sullo scollamento tra ragazzini e genitori che ignorano del tutto quale sia la vita dei figli o per buonafede o per indifferenza, sull’aver mostrato come il bullismo non sia solo quello dei teppistelli che rapinano e pestano i coetanei ma anche quello più subdolo delle dicerie, del “character assassination” operato sia tramite le nuove tecnologie che l’antichissimo passaparola (perchè i socialnetwork e gli smartphone hanno solo esacerbato, non causato, tutto ciò; se prima lo sputtanamento era rionale ora è planetario e, peggio, istantaneo), sull’aver mostrato come le vittime più fragili possano deprimersi a tal punto da giungere sotto sotto a credere di meritarserlo, di essere colpevoli in qualche modo pure loro, e soprattutto sull’aver evidenziato come tutto questo sia un fenomeno che può attecchire sia tra i disagiati che tra i cosiddetti bravi ragazzi cresciuti nelle famiglie da MulinoBianco, e che quindi non sussistono (o almeno non sempre) i cosiddetti ‘fattori ambientali’. Tra l’altro è una serie di cui s’è dibattuto praticamente ovunque e moltissimi hanno espresso anche meglio e in modo più ragionato, magari, il senso e la validità di questa serie come rappresentazione cruda della società made in USA, aggiungere altre parole ancora sarebbe superfluo, eccetto per l’amara considerazione di come purtroppo oltre alle belle parole e alle frasi di circostanza pochissimi poi si lascino toccare più di tanto nel proprio quotidiano, e dunque anche iniziative come questo “13reasons” lascino il tempo che trovano. In questo la serie vince facile, perchè permette al pubblico di immedesimarsi nella vittima e di convincersi che, nossignori, i cattivi sono sempre “gli altri” e “povera Hannah”, così possiamo andarcene tutti a dormire con la coscienza a posto.
Mantenendomi allora un po’ di più nell’ambito della sceneggiatura e uscendo dai discorsi generici, fermo restando la straziante storia di questa ragazzina che (pur non essendo immacolata al 100%, come sappiamo, ma del resto è così per quasi tutti) ha “miglia e miglia di pelle morbida e fragile” come unica protezione a coprirle l’animo e che ha “sassi legati alle caviglie” che la tirano a fondo nonostante ogni sforzo di restare a galla, sola come non mai, bisognosa di sostegno ma terrorizzata dal chiederlo perchè non sa più a chi rivolgersi nel dubbio di beccarsi un’altra bastonata, non posso non fare alcune considerazioni. Non trovo del tutto giusto inserire, in primo luogo, Clay tra i “colpevoli” della morte di Hannah (la timidezza non può essere una colpa, la confusione adolescenziale non può essere una colpa, l’aver rispettato la richiesta di una ragazzina che ti manda via urlante e spaventata, senza avere la lucidità di provare a capire il perchè essendo legittimamente ferito e perplesso, non può essere una colpa), così come non condivido l’idea che tutti i ragazzini – pur nelle loro meschinità individuali – ne abbiano responsabilità quando invece è chiaro che ciò che l’ha portata al suicidio è stato lo stupro subìto, quello e solo quello è il punto di svolta (e se non fosse solo questo il motivo, allora aggiungerei anche il senso di colpa per non aver impedito lo stupro su Jessica), e voler addossare la colpa di quel terribile evento a tutta una catena di fatti e persone è ingiusto, perchè è vero che probabilmente la fama di ‘slut’ affibbiatagli dai coetanei ha avuto un ruolo ma è vero anche che Bryce è a prescindere un maledetto stupratore per il quale è normale agire così – come arriviamo facilmente ad intuire da quel che dice a Clay – ed etichettare il suo crimine come naturale conseguenza delle azioni altrui mi sembra riduttivo, ed un’esagerazione fuori luogo usare il cliché narrativo del ‘butterfly effect’ per collegare a cascata una casuale carognata tra teenager ad un delitto di violenza carnale perchè allora lo si potrebbe applicare ad ogni contesto. E’ Bryce colui che ha armato la mano di Hannah, punto, su questo sono convinto, e affiancargli dei corresponsabili significa ridurre le sue colpe. Piuttosto io insisterei su Mr Porter, lo psicologo (all’incirca) della scuola, che alla confessione e richiesta di aiuto da parte di Hannah non sa trovare altra soluzione – vuoi per pigrizia, vuoi per sin troppo distaccato realismo, vuoi per superficialità – se non quella di “andare avanti” e lasciarsi tutto alle spalle perchè ormai quel che è fatto è fatto (ci voleva un Ph.D. in psicologia dare questi consigli?). Della serie: cuciti la bocca per non inguaiare il nostro frontman supercampione sportivo che fa guadagnare alla scuola n-mila dollari in donazioni, e già che ci sei la prossima volta tieni chiuse le gambe. Questo il messaggio di chi avrebbe dovuto aiutare la poveretta, individuo la cui meschinità individuale traspare in modo palese da come la fifa di essere incriminato lo porti a voler nascondere anche stavolta tutta la polvere sotto il tappeto (chiaramente la sua soluzione ad ogni problema), peccato per lui che ormai l’ammasso di polvere abbia le dimensioni di un cadavere sotto quel tappeto…
Detto ciò mi vorrei concentrare su alcuni dei difetti che ho riscontrato (perchè ce ne sono, eh, dai cliché su personaggi e situazioni, ad alcune battute volutamente ad effetto, ad alcune svolte prevedibili e ad alcune scelte narrative che non condivido). Su dei buchi narrativi (li definisco così per comodità), in particolare, buchi che non si possono semplicemente scavalcare come niente fosse perchè mi hanno lasciato dei grossi punti interrogativi.
1. Tony: non ci è stato detto come mai sia amico di Hannah, perchè non venga mai menzionato nei nastri e perchè si impegni così tanto nello spingere Clay (e verosimilmente gli altri ragazzini, a questo punto) ad ascoltare tutti i nastri (a parte la scontata motivazione del tipo “Hannah voleva così”), dobbiamo prendere tutto per buono. Parla anche di segreti, segreti da mantenere, di promesse fatte…ma quali siano non lo sappiamo.
2. Clay e la confessione di Bryce: non si capisce il senso di registrare quella confessione (missione per cui Clay si becca perfino un mucchio di legnate) se poi non la si porta alla polizia per incriminare lo stupratore.
3. La notte dello stupro: è buio e Hannah esce di casa, cammina per miglia a quanto pare fino ai ‘quartieri alti’, si ritrova alla festa di Bryce (che sta per terminare, chiaro indizio che si sia fatto tardi, se consideriamo poi che quando Hannah si è avviata i suoi genitori si erano già addormentati sul divano), si trattiene lì, subisce la violenza e torna a casa sempre a piedi. Tutto questo richiede lo spazio temporale di diverse ore, per essere credibile, eppure non si capisce come abbia fatto Hannah a “farla franca” con i propri genitori visto che se non è tornata all’alba a casa poco ci manca, e i genitori per quanto estranei alla vita dei teenager (come la media USA del resto, stando alla vulgata comune) non mi sono parsi tipi indifferenti e distanti dalla figlia, anzi, e mi sembra inverosimile che non si sia accorti della sua assenza da casa e del suo successivo rientro.

Alla fine della visione sono rimasto con una domanda (che lascio qui come conclusione di questo mio intervento rivelatosi assai più lungo di quanto preventivato) : i nastri sono solo un rinfacciare le colpe di ognuno o piuttosto il modo (anche inconscio, non lo escludo) tramite cui Hannah ha voluto portare alla luce la violenza subita e spingere i coetanei a denunciare Bryce come lei stessa non è riuscita a fare?

Voto finale: 6.5

S2
Dritti al punto: grande delusione. Su tutti i fronti. Non ha niente a che vedere con S1 come tematica, come impatto, come messaggio. E’ un’altra roba, una roba che più apocrifa di così non si può.
Ma argomentiamo.

Il grande male che affligge questa S2 e che è causa di tutti i problemi è l’essere eccessivamente didascalica (che già l’essere didascalici non è bene nemmeno a piccole dosi, ma un certo livello di tossicità almeno è tollerabile). Di sicuro, questo, è successo per via delle fortissime polemiche seguite al rilascio della S1 (ossia della serie originale basata sul romanzo omonimo) sulla messa in piazza di tematiche scottanti quali i profondissimi disagi emotivi adolescenziali, il bullismo nelle sue sfaccettature, la pressione dei pari, il consumo di alcolici e stupefacenti tra minori, il suicidio, le violenze carnali, l’incomunicabilità intergenerazionale, la fallibilità del sistema scolastico e del modello famigliare USA (e non solo), l’indifferenza reciproca…insomma tutto il carrozzone che si vorrebbe tranquillamente spazzare sotto il tappeto e continuare, possibilmente, a tenerlo lì fingendo che non sia mai esistito (il problema, infatti, non è mai che qualcosa esista ma che se ne parli). Infatti un elemento su cui si insiste molto, stavolta, con enfasi, martellantemente, con più tenecia che non si può, è la de-mitizzazione di Hannah[1] e del suo gesto estremo; viene ripetuto più e più volte che quella non è la riposta ai problemi, che quello di Hannah non è stato un martirio ma un egoistico (questo sì, il suicidio lo è sempre a mio personalissimo avviso e si fa bene ad evidenziarlo fortemente ed è giustissimo) atto di cattiveria (da ricordare lo sfogo rabbioso di Clay, il discorsetto del preside sul timore degli ammiratori-emulatori, ecc), addirittura un modo per fare del male agli altri, con tutta la chiarissima intenzione di dare un colpo di timone alla barca, di far sentire a posto i benpensanti e lanciare un messaggio a quello che si immagina essere il pubblico più impressionabile e possibilmente allettato dalla prospettiva non solo di darci un taglio radicale con l’inferno quotidiano ma anche – e soprattutto – di condannare all’eterno rimorso e alla pubblica gogna i “colpevoli” come ha fatto Hannah con i nastri. Un enorme bollino rosso da “don’t try this at home” insomma. Bollino che lampeggia spesso e volentieri.
E’ tutto un parlare allo spettatore, un lanciare messaggi al pubblico, un rivolgerglisi in modo quasi diretto, proprio come lo psicologo Mr Porter che nel suo immaginario what if con Hannah dice di star facendo tutto per un’ipotetica e generica altra ragazza lì fuori da qualche parte nelle stesse condizioni. Ma il pentimento di Mr Porter è tardivo, le sue sono vere e proprie lacrime di coccodrillo, ritengo sgradevole questa sua conversione radicale da struzzo che nasconde la testa sotto la sabbia (e se ricordiamo sotto la sabbia ha provato a ficcarci di tutto in S1, in effetti perfino il cadavere di Hannah) a giustiziere interventista, una trovata molto paracula per indirizzare il pubblico adolescenziale a non diffidare di figure di questo tipo nelle scuole (perchè uno dei messaggi – intenzionali o no – della S1, alla fine, è che a nessuno frega una cippa dei guai degli altri e perfino quelli preparati e pagati per aiutarti ti lasciano ad affogare nella melma quando hai bisogno di loro). Ma Mr Porter, qui, è un altro simbolo, rappresenta il “sistema” e tramite lui si attua in S2 la difesa strenua del sistema scolastico americano e del punto di vista adulto, una sottolineatura marcata di come il vero problema in tutta questa storia non sia tanto l’indifferenza (se non addirittura connivenza, come vediamo dal comportamento del coach del baseball ben consapevole del marciume tra i suoi pupilli ma altrettanto ben disposto a tollerarlo se non, verosimilmente, ad incoraggiarlo) degli educatori e delle famiglie (improvvisamente vediamo genitori presenti, interessati, preoccupati, del tutto in contrasto con l’immagine di indifferenza vista in S1) e la società che non ammette debolezze emotive e voci fuori dal coro, quanto piuttosto la reticenza dei teenager ad aprirsi e la loro ipersensibilità tesa ad ingigantire i problemi. Un altro enorme segnale di warnig lampeggiante: “ragazzi/e se avete problemi parlate!”.
La de-eroicizzazione di Hannah va anche oltre, tramite le scene del processo a carico della scuola e i flashback dei testimoni. Veniamo a sapere che le mitragliate di bugie continuano a bersagliarla da morta come da viva, con la scuola[2] (e verosimilmente i suoi investitori finanziari preoccupati di possibili danni d’immagine e di sicuri danni al portafoglio) intenzionata a deresponsabilizzarsi del suo suicidio (e qui, in effetti, devo dire di non sentirmela di colpevolizzare solo l’istituzione scolastica e di salvare invece i coetanei o, se vogliamo, la sua stessa famiglia che come gli insegnanti non ha colto affatto i segni di disagio della ragazzina – la responsabilità è di tutti, collettiva, cosa che però non significa “non è di nessuno”), e i suoi compagni[3] che come al solito per ignavia, convenienza, convenzioni, paura, riversano la loro personale versione riveduta e corretta per mettersi il salvo il fondoschiena. E non sorprende, anche se disgusta, vedere i loro genitori più interessati a tenere a riparo sé stessi, la famiglia e la prole che aiutare la verità a venire a galla, perché chi se ne frega dei figli degli altri, i figli degli altri possono pure crepare basta solo che quelli miei stiano un centimetro avanti al resto della massa. Ennesimo avviso ai possibili emulatori, con tanto di sirena e lampeggiante: lasciate perdere le vendette post-mortem perchè tanto nessuno pagherà e sarete pure dipinti come perfidi psicotici invidiosi che vogliono rovinare la vita di persone innocenti.
E sempre sul tema didascalismo, ecco il #MeeToo che anche qui, invadente in questo caso. Dal bullismo di S1, infatti, il tema di S2 viene del tutto schiacciato sugli abusi e sulla violenza carnale verso le donne, sul consenso esplicito, sul diritto al ripensamento, sui maschi paragonabili ai lupi pronti a saltare sulle Cappuccetto Rosso (pesantissime quelle parole sui ragazzi che, sempre e solo loro, creano le brutte situazioni). Ora, giustissimo criminalizzare coloro che criminali sono davvero (e infatti continuo a ripetere come fatto per S1 che Bryce è qui il vero farabutto, il colpevole effettivo, lo stupratore di Hannah e la causa vera del suo suicidio – le altre robe subite da Hannah per mano dei coetanei sono bazzecole a confronto), e giustissimo difendere il legittimo diritto all’inviolabilità. Ma suonano eccessive le affermazioni esposte per bocca di Sheri (la ragazza che aiuta Clay&co. a scoprire la “baracca degli orrori” della squadra di baseball) sui maschi che, sempre e solo loro, rendono le situazioni brutte (“Girls don’t just get themselves into bad situations, guys make the situations bad” – questo arriva a dire, e viene preso come postulato di fede[4] quindi non contestato), così come appaiono gravi e pericolose (come tutte le estremizzazioni) anche le parole di Mrs Baker quando fuori dal tribunale afferma di non aver mai conosciuto in tutta la sua vita una sola donna che non abbia dovuto subire molestie, abusi o peggio almeno una volta. Paraculissima, in questo senso, la sequenza dell’ultimo episodio in cui sono montate insieme le rivelazioni di tutti i personaggi femminili del serial (ragazzine e adulte) sugli “abusi” da loro subiti nel corso della vita.
Meglio sarebbe stato approfondire a questo punto la condizione personale di Bryce e dei suoi sgherri. Sarebbe stato interessante e non scontato provare a mostrare il perchè lo eccitino i rapporti forzati (ha un’erezione al ricordo della violenza su Hannah, c’è da immaginare sia affetto una qualche devianza psicopatologica allora), provare a capire cosa ci sia che non va nei soggetti del genere, cosa scatti e perché. Si allude un po’ di sfuggita al suo voler possedere tutto e a prendersi sempre quello che vuole perché viziatissimo (ma allora che senso ha fare lo stesso con Cloe visto che è già “sua”? magari allora è perché considera tutti suoi servi che devono solo soddisfare le sue esigenze, volenti o nolenti), ma in fin dei conti la motivazione che viene data a intendere sic et simpliciter è che tutti i maschi fanno così, quindi cosa mai ci si può aspettare da lui che ne è un esemplare da esposizione; tutto ciò dimenticando, allora, che su questa base si fa svanire la responsabilità personale e quindi la criminosità (e gravità) del gesto visto che “così fan tutti” e non ci si può fare nulla. Alla faccia della contraddizione.

Una nota sul finale, che sposta l’attenzione dei vari warning alert su di un altro tema evergreen: la diffusione troppo facile di armi negli USA e le sparatorie all’interno di scuole/campus universitari per mano di chi, giunto oltre il livello di sbrocco, mette in scena la propria personale versione di “Un giorno di ordinaria follia”. Una buona occasione per un possibile finale ad effetto, peccato che venga sprecata dall’autocensura preventiva[5].

Scarsissima fiducia nella già annunciata S3. Se queste sono le premesse…

Voto finale: 3

[1]: Una Hannah del tutto out of character se la confrontiamo con quella di S1, irriconoscibile, così come ooc sono anche altri personaggi: Zach, in particolare, il cui intensissimo legame segreto con Hannah è del tutto inspiegabile e fuori luogo, e se ci fosse stato un fondamento anche minimo Hannah nei nastri avrebbe sicuramente rinfacciato a Zach di averla scaricata per vergogna di sfigurare con gli amici, e lo stesso avrebbe fatto con Bryce e la baracca degli orrori per inchiodare tutti se fosse stata vera la sua relazione segreta con lui.
L’immagine pura, innocente, idealizzata, verginale di Hannah viene infranta dalle rivelazioni durante il processo, dai flashback, perchè come dice la stessa Hannah-allucinazione a Clay, c’è più di una versione della verità (espressione che non mi piace, la verità è per definizione unica, meglio dire allora “più pezzi del puzzle della verità”). In tutto questo, però, non si capisce perchè in S1 Hannah abbia insistito così tanto su Clay, Clay unica persona che contasse davvero per lei, unico punto di riferimento, l’unico da cui volesse essere notata, capita e quindi di fatto sull’essersi innamorata di lui al punto tale da, delusa, scaricare anche su di lui la responsabilità del suicidio, e su tutto questo Clay ha tutto il diritto e la giustificazione a sentirsi preso per i fondelli in questa storia). Ok che S1 appartiene ad un concept ben diverso da questa S2 del tutto originale, ma il precedente dovrebbe essere rispettato e tutto ciò non ha senso.

[2:] Resta anche da capire come abbiano fatto gli avvocati della scuola a sapere tanti dettagli anche confidenziali sui rapporti di Hannah con i compagni, roba che verosimilmente sapevano solo gli interessati, considerando che i nastri sono stati giudicati inammissibili come prove (e che molta roba nei nastri nemmeno c’è).

[3]: Scopriamo anche l’acqua calda, tra l’altro, ossia che dietro la maschera di convenzioni, di ipocrisia, di appartenenza imbelle al gruppo per timore di restare isolati, di repressione della propria individualità in forza del conformismo omologante, tutti (beh, quasi tutti) hanno una propria personalità che solo nel privato sono in grado di mostrare, solo quando si sentono al sicuro, quando non possono temere nulla poiché a guardarli ci sono solo altri isolati, altri reietti. Infatti cosa vediamo, che al di là delle meschinità compiute molti della cricca hanno avuto dei legami con Hannah. Ryan, Zach, Justin, Alex, Jessica, tutti amichevoli, comprensivi, nel privato, salvo poi tornare sghignazzare con gli altri per paura di finire anche loro nel tritacarne, per paura di dover ammettere in pubblico che quella Hannah non è affatto l’etichetta che le hanno assegnato ma una persona con cui condividono molto, per paura di dover ammettere di avere un po’ di Hannah anche dentro loro stessi.

[4]: L’assioma “tutti i maschi sono porci” è vergognoso tanto quanto “tutte le donne sono t***e tranne mia madre e mia sorella”. Così non si risolve nessun problema, non si previene nulla, non si sensibilizza, si punta solo il dito verso un nemico che è tale per l’unico motivo di esistere, una vera a propria guerra dei sessi in senso letterale in cui sono già stati stabiliti dicotomicamente i “buoni” (le buone) e i “cattivi” su basi prettamente genetiche: il cromosoma Y come marchio di infamia, garanzia di malvagità.

[5]: Non sarebbe stata una brutta idea quanto meno far entrare Tyler armato al prom, mandare a nero e lasciar sentire al pubblico solo degli spari e delle grida.

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