Recensione su Transparent

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Tra eccessi e liberazioni / 27 Gennaio 2020 in Transparent

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Alla luce dell’ultima stagione di Transparent, risolta (per vari motivi) in un unico film musical di circa 100 minuti, faccio alcune blande considerazioni su questa pluripremiata serie tv Amazon.

All’inizio (diciamo, durante le prime 3 stagioni), mal sopportavo (tutti) i protagonisti di questa serie tv: troppo instabili, troppo esagerati, troppo inconcludenti.
Nonostante questo, ho continuato a seguire le loro disavventure, perché, sotto sotto, mi sembrava di cogliere altro che la sola sessuomania da cui ognuno sembrava ossessionato in varie forme e misure.
Alla fine, ho apprezzato la loro umanità, il fatto che sono tutti consapevoli di essere troppo spesso stupidi e fallaci, viziati e capricciosi.
Più o meno intorno alla quarta stagione, ho realizzato che i personaggi di Transparent sono un campione (ovviamente, stereotipato) di varia inettitudine dotato sporadicamente di buonsenso. Come tutti, ci mancherebbe. Proprio per questo, in conclusione, li ho trovati simpatici, anche se ancora urticanti, a tratti.

Transparent è una serie tv dal taglio freudiano, che riconduce tutto al sesso, mostrato e/o spiegato, inteso come radice di ogni rapporto e motore dello sviluppo della personalità.
Eccessi a parte, la serie tv di Jill Soloway mi è piaciuta per la capacità di scandagliare tanti aspetti delle dinamiche interfamigliari, soffermandosi su due argomenti affatto slegati: sesso e religione. A un certo punto, infatti, il fatto che la famiglia Pfefferman sia ebrea assume un ruolo fondamentale nel racconto. I Pfefferman non sono ebrei praticanti e fanno pasticci, quando si tratta di seguire le tradizioni imposte dalla loro religione. Il senso di colpa che, acuito dalla Shoah, sembra accompagnare l’ebreo medio assume connotati espliciti nella trasformazione del capofamiglia (Jeffrey Tambor), un individuo transgender che giunge alla propria maturità sessuale di genere solo in età ampiamente adulta. Trans ed ebrea: Maura Pfefferman (Tambor) potrebbe essere un senso di colpa ambulante. Invece, dopo anni di angosce e repressione, gli strambi meccanismi della sua famiglia le consentono di essere una donna in divenire e molto altro. Intorno a lui, il nucleo famigliare si allarga e si restringe, come se fosse un’entità vivente in grado di respirare. E, in quest’ottica “biologica”, nel corso della serie, tutti i personaggi cambiano, mantenendo peculiari caratteristiche di fondo (principalmente, la capacità di fare grossi errori): la transizione sessuale del padre, da uomo a donna, dà la stura a chi lo circonda di fare i conti con dubbi e paure di una vita.

Il film musical di Transparent (in inglese, è stato intitolato Musicale Finale) supplisce a esigenze tecniche e narrative sopraggiunte al termine della quarta stagione della serie tv. Tambor, accusato di molestie sessuali da un’attrice e da un’altra persona della troupe, è stato allontanato dal set dopo alcune indagini interne da parte degli Amazon Studios. Quindi, coerentemente, non avrebbe potuto fare la sua comparsa nell’ultima stagione del telefilm.
Non so se le soluzioni narrative e la scelta del formato sarebbero state le stesse, con Tambor presente. Certo è che l’espediente musicale, vagamente anticipato dai tanti riferimenti a Jesus Christ Superstar nella penultima stagione, ha permesso alla produzione di sperimentare una forma-racconto originale e stimolante che, a parer mio, ben si sposa con lo spirito generale sviluppato dalla serie nel corso del tempo.
Grazie a questo escamotage, la bravura di Judith Light (Shelly) trova un’ulteriore valvola di sfogo (e conferma, se possibile, quanto siano preparati tecnicamente molti attori americani, capaci di esprimersi in più discipline contemporaneamente) e viene mostrata la qualità di altri attori “minori”, come Alexandra Billings (Davina) e la new entry Shakina Nayfack (Ava).

Molto orecchiabili e interessanti i brani originali scritti per comporre la colonna sonora originale del film: la varietà dei generi è ampia e spazia dal pop rock (Sepulveda Boulevard) al classico pezzo forte da musical (Your Boundary Is My Trigger), passando per un efficace tema ricorrente (Father’s House), fino ad arrivare a un finale davvero liberatorio (Joyocaust).

Voto complessivo (5 stagioni): 8 stelline.

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