Recensione su The Deuce

/ 20177.510 voti

Spregiudicato e affascinante / 4 dicembre 2017 in The Deuce

Prima stagione
Cruda ed esplicita, la prima stagione di The Deuce fa fare allo spettatore un salto senza paracadute nella New York dei primissimi anni Settanta, tra prostitute, bar fumosi, violenza fisica e verbale e una promiscuità che ancora non conosce e non teme l’HIV.

A dispetto di queste premesse disturbanti, The Deuce non è affatto una serie respingente. Al contrario, attira magneticamente a sé grazie al dosaggio perfetto di questi elementi narrativi e ambientali con un taglio semi-documentario, una grandiosa caratterizzazione dei personaggi e un montaggio lucidissimo.
A ogni azione, seppur mostrata per pochi secondi e apparentemente slegata da quanto si è svolto nella scena precedente, corrisponde una precisa reazione. Ogni singolo elemento, anche quello apparentemente più insignificante, contribuisce a comporre un quadro vasto, multiforme, caleidoscopico quanto le strade stesse di questa metropoli ingoiata dal vizio e dalla corruzione.

Il contesto e la legge della giungla cittadina sono gli stessi mostrati da Scorsese in Taxi Driver e Mean Streets (ah, quanto gli sarebbe stata utile la penna di David Simon, nel suo Vinyl!), da Friedkin ne Il braccio violento della legge e Cruising, da Sidney Lumet in Serpico. La serie tv creata da Simon (appunto) rifresca quel filone narrativo, mostrando un gruppo di personaggi vario e complesso che, per vie apparentemente imperscrutabili, si mescola, si intreccia, si disfa in maniera mai forzosa, mostrando con un dinamismo impressionante una società in perenne divenire, dove, nello specifico, sta per affermarsi quell’industria cinematografica del porno che, come ci ha raccontato vent’anni fa P.T.Anderson in Boogie Nights, avrebbe vissuto la sua parabola ascendente nel corso dei 70’s, precipitando nei primi Ottanta con l’avvento conclamato dell’AIDS e del’home video.

James Franco coi baffoni, impegnato in un doppio ruolo, è gigione e divertito a puntino: è evidente quanto gli piaccia comportarsi da macho e la doppia natura dei gemelli Martino che è stato chiamato a interpretare gli consente di fare sia il buono che il maledetto, come la sua natura artistica sembra avergli suggerito finora.
La vera star, però, è Maggie Gyllenhaal, spregiudicata e incendiaria come non fu neppure in Secretary. Il suo personaggio, complicato, misterioso e tremendamente interessante, è uno dei perni indiscussi della storia.
Per quel che può valere, sarebbe da sadici negarle almeno un premio, dai Globes agli Emmy 2018.

Colonna sonora ricchissima, a base di soul e qualche pezzo rock: http://spoti.fi/2nsRGxA

Voto prima stagione: 8 stelline e mezza

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