Supereroi super antipatici / 3 Agosto 2019 in The Boys

Prima stagione
Premessa: non ho mai letto i fumetti di Garth Ennis e Darick Robertson da cui è tratta la serie tv Amazon.

The Boys parla di supereroi con un superego se possibile più voluminoso di quello di Tony Stark. Da non credersi. Eppure…
E, benché non proponga temi particolarmente nuovi (per esempio, Watchmen e Kick-Ass hanno già affrontato il tema del superomismo tra i supereroi), è una serie tv originale e divertente, una metafora sul potere correttamente “scorretta” (gli avvisi su violenza visiva, nudità, sesso e turpiloquio abbondano), con buoni attori ed efficaci caratterizzazioni. Grazie a questa produzione originale Amazon, la demistificazione del mito è compiuta. Non ci sono supereroi buoni e cattivi: ci sono i Super, superuomini molto antipatici che dovrebbero essere Eroi in toto, ma che non sanno distinguere il Bene dal Male, con tutte le complicazioni del caso.

Soprattutto guardando i primi episodi, però, mi sono trovata a riflettere sul fatto che, perlomeno nel cosiddetto mondo occidentale, per via dell’immaginario formale e dell’estetica elaborati nei decenni dai colossi dei super fumetti come Marvel e DC, sia davvero difficile “inventare” superpoteri e costumi che non ricordino quelli di eroi navigati.
Così, ATrain è chiaramente il corrispettivo di Flash, Femmina della Specie/Kimiko e Popclaw sono simili (per motivi diversi) a Wolverine, The Deep è Aquaman, Queen Maeve è Wonder Woman (con una spruzzata di Xena, se vogliamo)… E così via. Ma è altrettanto divertente notare come le tute dei Super di The Boys siano volutamente rétro e pacchiane, in una sorta di calcolato effetto nostalgia per le versioni classiche di supereroi che, pure, in questo mondo alternativo, non dovrebbero esistere.
Non ho ancora capito ruolo e capacità del Super Black Noir, che, per il costume, ricorda Deadpool, ma che, nel corso dei primi 8 episodi, non ha avuto alcun modo di esprimere poteri e idiosincrasie.

Tra i Super, Homelander/Patriota (Antony Starr) è un buon villain, perverso, amorale e machiavellico (e dire che, inizialmente, pensavo fosse un bietolone succube dei suoi complessi edipici). Nella squadra di The Boys, Billy Butcher (Karl Urban) è un ruvido boss psicolabile e Hughie (Jack Quaid, sì, il figlio di Dennis Quaid e Meg Ryan) è l’efficace ragazzo della porta accanto finito in un’avventura molto più grossa di lui. Bel ritorno sullo schermo per Elisabeth Shue (Stillwell), molto efficace nel ruolo di una donna votata alla dissimulazione: con quell’ambiguo mezzo sorriso perenne, il suo volto è enigmatico quanto quello di una sfinge.
In ruoli minori, ci sono anche Simon Pegg (ho intravisto che, nei fumetti, le fattezze di Hughie sono ispirate alle sue), Haley Joel Osment e Giancarlo Esposito. In un paio di camei, nel ruolo di se stessi, compaiono anche Billy Zane e Tara Reid.

La serie tv è già stata rinnovata per una seconda stagione. Visto il cliffhanger alla fine del primo ciclo di episodi, non vedo l’ora che venga prodotta e pubblicata sulla piattaforma Amazon Prime Video.

Voto prima stagione: 8

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