Recensione su The Book of Boba Fett

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serie tvThe Book of Boba Fett
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24 Marzo 2022

Fondamentalmente è un western ambientato su di un pianeta alieno, con il deserto di Tatooine a fare da sostituto a quello nordamericano e i predoni Tusken al posto dei famigerati “indiani d’America”[1]; su questo il prodotto si mantiene in linea con la S1 dell’analogo Mandalorian (altro serial che attinge moltissimo dal genere western, e non a caso entrambi sono ambientati proprio su pianeti di frontiera – l’Orlo esterno – , desertici e inospitali, lì dove la legge non la fa la labile e traballante autorità costituita ma il più forte o il più scaltro – meglio ancora se si è entrambi). Frequenti pure i richiami all’estremo oriente[2]. Così come frequenti sono le citazioni sparse qui e là[3] e i riferimenti tutti da cogliere (starwarsiani e non)[4].
Ad arricchire il tutto ci sarebbe una macrotrama “alla Gomorra” (per intenderci, anche se l’espressione è impropria)[5], che però costituisce la parte più debole della trama dato che il protagonista (che si chiama Boba Fett ma non è quel Boba Fett tanto l’hanno rimanipolato nei laboratori disneyani) per come è stato concepito appare del tutto fuori luogo in tale veste[6], per quanto mi riguarda.
L’impatto visivo è purtroppo al di sotto di Mandalorian, posso condividere l’idea dietro la scelta di non abusare di CGI per un gusto retrò, purché sia fatto tutto con cura ma invece si vede che in scena, lì attorno, è tutto finto; così non va proprio[7] e non permette l’immersione completa dello spettatore.
Un prodotto nato per uno specifico fanservice[8] che però non rende un gran servizio al personaggio (a cosa è servito? non ne approfondisce la figura, non ne arricchisce l’immagine, non ne ricostruisce le origini, non ce lo mostra per quel che è, non ci porta con lui in azione, non restituisce spazio e giustizia a un personaggio divenuto emblematico del franchise SW pur senza quasi pronunciare parola nei due film in cui appare, non indulge nemmeno sul facile elemento narrativo della condizione di figlio-clone e delle conseguenze dell’essere stato sbattuto, orfano troppo presto, tra le stelle di una galassia falcidiata dal conflitto più violento mai visto) e che si regge su gambe davvero davvero traballanti anche a prenderlo così com’è dimenticandosi del tutto di SW; però in qualche modo si intreccia agli eventi di Mandalorian[9] (un po’ troppo, forse, dato che la scena si allontana da Fett per ben due episodi dei sette complessivi) quindi teoricamente, se si è spettatori anche di quest’ultimo, sarebbe comunque da vedere giusto per non perdersi prezzi per strada, magari. E infatti più che spin-off a sé stante, prodromo di un filone indipendente, forse bisogna prenderlo come semplice costola di Mandalorian (dal quale attinge un po’ troppo in termini di schema narrativo)[10].
Voto: 5, deludente ma la delusione era preventivata in fin dei conti anche se ammetto che mi sarei aspettato di meglio; l’auspicio è in un (improbabile ma non impossibile) miglioramento magari distaccandosi coraggiosamente da Mandalorian nella prossima(?) S2.
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****AVVISO SPOILER****
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[1]:
Abbiamo perfino l’assalto al treno, per dire, i duelli sergioleoniani da pistoleri (con tanto di fulminatori sagomati a mo’ di rivoltella) prima tra lo “sceriffo” Cobb Vanth e il cacciatore di taglie Cad Bane (volto noto sin dai tempi di Clone Wars, per alcuni spettatori) poi tra Fett e – ancora – Bane, la città da liberare dai banditi, e il cliché del viso pallido che viene preso a vivere nella tribù dapprima come prigioniero e che poi mano a mano ci si inserisce a tal punto da abbracciarne usi e costumi e venir accettato nella comunità come un pari, cogliendo il grande insegnamento che il buon-selvaggio-non-così-selvaggio può dargli fino ad uscirne rinnovato, un po’ Gufo Grigio, un po’ Balla coi lupi, un po’, allargandoci ma in fin dei conti neppure troppo, Il tredicesimo guerriero; c’è anche il viaggio mistico indotto dall’allucinogeno (qui una lucertolina sostituisce il peyote, tipo), a metà strada tra le pagine di Alce Nero parla e Homer Simpson quando ha mangiato il superpiccantissimo peperoncino della fiera.
[2]: L’uso della parola chiaramente nipponica Daimyo per indicare qui il signore di Tatooine (o quantomeno il capo della cupola criminale planetaria) è un palese riferimento al Giappone feudale, per dirne una, così come le tecniche e le uniformi della setta di assassini in stile ninja, il combattimento dei Tusken col loro bastone tribale preso quasi pari pari dal jōjutsu, perfino la foresta di bambù dove si allenano Luke e Grogu. E se vogliamo, la lotta tra il rancor di Fett e il droide gigante sa tanto di mecha a parti invertite (il “buono” è il mostro, non il robot).
[3]: Ne dico una. L’addestramento di Grogu da parte di Luke riprende tanto quello che quest’ultimo ha ricevuto da Yoda, e il citazionismo qui è intenzionale visto che Luke stesso riprende le parole di Yoda parlandone col piccolino.
[4]: Su tutte, parlando di non starwarsiane, spicca la scena del rancor che si arrampica su una torre a Mos Espa, replica della notoria e strariprodotta scena di King Kong che si arrampica sull’Empire State Building. Anche le già menzionate pellicole western sono molto citate, mi viene in mente I magnifici 7 (già ripresa in almeno un episodio di Mandalorian per certi versi). E non posso fare a meno di pensare, tra l’altro, anche se i franchise sono diversi e non c’entrano niente, che la cotta di maglia d’acciaio Beskar che Mando regala a Grogu somiglia tantissimo alla cotta di maglia d’argento mithril che Bilbo regala a Frodo in LOTR.
[5]: Ossia stabilire il proprio clan criminale e lottare contro le altre fazioni per il dominio del territorio dopo il vuoto di potere verificatosi alla morte di Jabba The Hutt, tra rivali esterni e interni, sottoposti che dopo la morte del kingpin verminoide hanno scoperto quanto sia bello fare affari per conto proprio, e vendette personali.
[6]: Fett è un individuo famigerato, il cacciatore di taglie più efficiente in circolazione, verosimilmente il più spietato, e infatti in quel campo non si va avanti con codici morali da finto antieroe disneyano, quindi espressioni come “non voglio comandare con la paura ma col rispetto” in bocca a chi si autodefinisce “signore del crimine” fanno ridere tanto suonano inverosimili in tali circostante e, appunto, ridicole (se non addirittura insensate le espressioni quali “il nostro pianeta” o “la nostra gente” parlando di Tatooine, proprio lui che è un randagio della galassia) così come i fin troppi scrupoli etici (non vuole commerciare in droga – la spezia è quello, diciamolo -, non vuole sfruttare lo schiavismo, non vuole tributi dai pesci piccoli della malavita, non vuole applicare la violenza e l’intimidazione…non si sa su cosa intenda fondarlo e reggerlo questo sedicente impero criminale a conti fatti), senza contare che in alcune occasioni dà l’impressione di essere uno sprovveduto più che un tipo scafato quale invece dovrebbe essere; non a caso, infatti, nessuno lo prende sul serio, nessuno lo teme davvero, e addirittura parecchi in giro si permettono di mancargli di rispetto pubblicamente, di ridicolizzarlo – tanto devono aver letto nella sceneggiatura che il buon Boba non gli farà mai un cappotto di legno anche se lo insultano, tramano contro di lui e cercano di farlo fuori senza neppure provare a nasconderlo bene. Dalle premesse ci si può aspettare (e dico “può” perché bisogna pur sempre ricordare che la fascia di pubblico deve essere la più ampia, anagraficamente parlando) roba alla Savastano, alla Corleone, Scarface, Narcos, Peaky Blinders o che so io, invece Boba Fett qui non arriva neppure al livello di Tony Ciccione, per dire. L’unica azione sensata – e la rivediamo in flashback – è l’uccisione di Bib Fortuna per prenderne il posto come nuovo leader. Ma il Boba Fett targato WD ha più del giustiziere che del padrino.
[7]: Per dirne un paio, eh, Grogu si vede benissimo che è un burattino per come si muove e cammina, così come i piedi del wookiee inquadrati più volte sono semplicemente degli stivali pelosi (hanno anche la “suola” piatta, andiamo); ma tutto in generale appare di cartone attorno agli attori.
[8]: La notoria ostinazione di una porzione di fan starwarsiani di rifiutare l’effettiva morte di Boba Fett in Ep6.
[9]: Crossover prevedibile, dopotutto, ma non con risvolti così determinanti come invece accade, fino al punto da porre in secondo piano negli episodi finali la storyline personale di Boba Fett rispetto a quella di Mando.
[10]: C’è sempre un villaggio da salvare, dei poveretti da liberare, un prepotente da punire. L’episodio finale, con la grande battaglia campale in strada, sa di già visto rispetto a Mandalorian (finale di S1), così come l’intervento decisivo e inaspettato di Grogu deus ex machina per risolvere le situazioni disperate.

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