Recensione su Spartacus

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26 ottobre 2014

I STAGIONE – VOTO: 4
“Spartacus – Sangue e sabbia” è la serie televisiva wannabe per eccellenza.
A fronte di un budget probabilmente inconsistente, si è spinto per far viaggiare la produzione decisamente al di sopra delle sue possibilità, alla ricerca di un’estetica che ricalcasse lo “stile 300” di Snyder e ne bissasse l’apprezzamento del pubblico.
Tutto questo è esploso in un raccapricciante quanto amatoriale utilizzo della CGI, della slow – motion e del quasi onnipresente chroma key, per una paccottiglia di effetti speciali così di scarso livello che pensi stia lì lì per uscire la troupe di “Scherzi a Parte” da dietro lo schermo.
Quest’apocalisse di computer grafica, unita ad una sceneggiatura non troppo brillante e a dialoghi dai toni boriosi, affossa completamente un prodotto che pure tenta di mostrare alcune note positive: bei costumi, pregiate scenografie degli interni (praticamente le uniche dove non viene applicato il green screen) e le notevoli interpretazioni della coppia John Hannah (Batiato) e Lucy Lawless (Lucrezia).

II STAGIONE – VOTO: 5,5
“Spartacus – Gli Dei dell’arena” riesce a riproporre soltanto i (pochi) buoni elementi della I stagione della saga di Spartacus, della quale costituisce il prequel.
La sceneggiatura, seppur non di ottima fattura, si difende bene, mostrando poche debolezze e risultando ben calibrata all’interno dei 6 soli episodi che la declinano. L’utilizzo della CGI, ridotto stavolta al minimo indispensabile, risulta molto più convincente che nel capitolo antecedente.
Un mezzo voto in più la stagione se lo guadagna per la fretta e lo stress con i quali è stata realizzata, con l’intento di tappare temporaneamente il sequel della storia, la cui produzione è stata sospesa a causa della lunga degenza (tragicamente conclusasi) dell’attore protagonista Andy Whitfield.

III STAGIONE – VOTO 5
“Spartacus – La Vendetta” inaugura una sorta di secondo filone all’interno della serie. Non avendo mai trovato particolarmente impegnata l’interpretazione di Andy Whitfield, non ho assolutamente accusato il colpo a causa del recasting obbligato con Liam McIntyre che, anzi, m’è sembrato assestato sullo stesso livello del suo predecessore. Pesante, al contrario, risulta l’assenza di John Hannah, in assoluto il miglior attore che l’opera avesse vantato fino a quel momento; bissa la buona riuscita dei precedenti capitoli Lucy Lawless, anche se il ritorno del suo personaggio dopo la conclusione della I stagione sa’ un bel po’ di forzatura. Per il resto, questo capitolo è essenzialmente una fase di passaggio verso l’acme conclusivo di quello successivo.
Una nota di conforto: l’abbandono dello scenario dell’arena di Capua, riduce in maniera consistente l’aberrante uso del CGI e del chroma key, elemento di enorme debolezza di tutta la serie.

IV STAGIONE – VOTO 5
“Spartacus – La Guerra dei dannati” è la stagione con la maggiore piattezza interpretativa della serie. La sceneggiatura soffre di alti e bassi, con uno svolgimento piuttosto lineare e pochi colpi di scena. Una nota positiva la si può spendere per il personaggio di Crasso, probabilmente il miglior antagonista dell’intera serie (se tale non consideriamo Batiato). Per il resto, i difetti sono gli stessi delle stagioni che l’hanno preceduta.
Notevole invece la puntata finale, per la quale sarà stato probabilmente investito gran parte del budget: l’uso del chroma key è più curato e ridotto veramente al minimo indispensabile, il pathos si mantiene sempre alto e, nonostante l’ineluttabilità del finale storico, si è trovata comunque una soluzione non troppo ovvia.

Avessero girato tutta la serie con lo spirito dell’ultimo episodio, si sarebbe decisamente andati coi voti anche al di sopra della sufficienza.
Ma il target e il budget lo hanno fortemente impedito.

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