Recensione su Sons of Anarchy

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La vera libertà richiede sacrificio e dolore / 4 Maggio 2017 in Sons of Anarchy

Un cult che non può mancare per gli appassionati di adrenalina, carica, tensione ma soprattutto che non può mancare per gli appassionati di poesia, arte e sublime. I Sons of Anarchy sono un gruppo di biker con varie sedi in Irlanda del Nord e in California, tra cui Charming, città fittizia, dove il club fu fondato e risiede SAMCRO (Sons of Anarchy Motorcycle Club REDWOOD ORIGINAL).
SOA non è però un semplice gruppo di biker, fa parte infatti del cosidetto onepercenter, ovvero di quell’ 1% di motociclisti che usa il proprio club per attività illegali e soprusi. SAMCRO (cosi come le altre sedi dei Sons) però non è nemmeno una normale associazione di individui, SAMCRO è legge, i membri di tale club sono infatti legati da regole rigide, codice d’onore, modelli di comportamento da seguire, pena l’esclusione del club o addirittura l’incontro con Mr.Mayhem, ovvero la morte per mano di altri membri della banda.
Ogni decisione presa dall’organizzazione deve essere presa ai voti, dove deve passare per maggioranza o per unanimità a seconda del peso di quest’ultima. SAMCRO è quindi democrazia, ma SAMCRO è soprattutto anarchia: vivere fuori dagli schemi, con i propri fratelli, liberi dal dominio della religione, della proprietà o del governo. O almeno questa era l’aspirazione del club al momento della fondazione per mano di John Teller, padre di Jax protagonista delle vicende. Con il passare degli anni SAMCRO infatti non è diventata nient’altro che una normale gang interessata al traffico d’armi, al giro della droga, al riciclaggio. Proprio per questo motivo nasce un conflitto interiore che porterà Jax a provare a cambiare le carte in regole, a reindirizzare il club verso la direzione di origine; soprattutto dopo aver trovato il manifesto dell’organizzazione scritto anni prima dal padre. Sentimenti, passioni, amore per il prossimo, ambizioni, libertà, volute e cercate da Jackson Nathaniel Teller entreranno quindi in netto contrasto con l’ipocrisia, la violenza, i soprusi delle bande con cui il club ha a che fare e del club stesso.
Vicende personali caratterizzate da toni tragici e drammatici si intrecciano con storie di violenza, di criminalità.
Corruzione, etica, libertà personale, l’importanza della stampa, politica, estremismo sono tutti temi trattati spesso durante lo show che ricco di influenze sheakspeariane si presenta come qualcosa di più di un semplice crime drama.
Charlie Hunnam, che interpreta Jax, è un continuo crescendo nel corso delle stagioni; dalle poco più che convincenti interpretazioni delle prime stagioni si afferma via via sempre di più come grande attore con il passare del tempo. Katey Sagal, Ron Perlman (meravigliosa interpretazione la sua, secondo me) Jimmy Smits, Tommy Flanagan, Mark Boone Junior, Theo Rossi, Ryan Hurst, Kim Coates assicurano alla recitazione dello show una grandissima dose di esperienza oltre che di meravigliosa bravura.
Una soundtrack azzeccatissima, varia e ricca di cover (molto spesso della stessa Katey Sagal) accompagna gli episodi di una vicenda entusiasmante, colma di sorprese e ricca di immagini impreziosite dalle ambientazioni californiane e dalle spettacolari Harley Davidson.

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