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Recensione su Sense8

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“You are no longer just you. You have seven other selves” / 11 novembre 2015 in Sense8

Prima stagione: 7.5
Dopo il disastro di Jupiter – Il Destino dell’Universo i fratelli Watchowski ci riprovano con questa serie di 12 episodi prodotta da Netflix.
Otto persone, in otto punti della terra, si scoprono sensate: in grado di comunicare telepaticamente tra loro e condividere ricordi, emozioni e abilità. Gli otto protagonisti “rinascono” proprio all’inizio della serie così che abbiamo modo di seguire la loro evoluzione e la loro progressiva presa di coscienza di questa nuova condizione.

Non è una serie perfetta. Gli errori sono tanti e risaltano soprattutto nella prima metà della stagione: i protagonisti, infatti, paiono degli stereotipi.
Abbiamo la ragazzina sbandata che fa la DJ e si immischia in un affare di droga (Riley, di Londra), un’altra che ha i ripensamenti sull’imminente matrimonio (Kala, Mumbai), il criminale con il padre violento (Wolfgang, Berlino), l’attore omosessuale che non vuole fare coming out (Lito, Nuovo Messico) e la donna oppressa dalla promessa fatta alla madre morente di “prendersi cura del fratello” (Sun, Seul).
Oltretutto non sono soppesate in modo omogeneo le storie: il nucleo narrativo principale è rappresentato da tre “occidentali”, (Riley, Londra; Will, Chicago; Nomi, San Francisco), mentre gli asiatici (Kala, Mumbai; Sun, Seul), l’africano (Capheus, Nairobi) e il sud americano (Lito, Nuovo Messico) sviluppano trame a sé stanti e in alcuni casi non sono neanche entrati in contatto con tutti i membri del gruppo.
Spesso la comunicazione telepatica risulta un Deus ex Machina (hai bisogno di menare le mani come un fabbro? Aspetta che arriva Sun. Hai problemi con la macchina? Capheus è qui apposta) e la povera Riley, che è l’unica a essere sprovvista di abilità particolari, sembra quasi essere il “fardello” del gruppo.

Eppure, malgrado tutti questi difetti, è una serie stupenda, perché si basa su una cosa sola: i sentimenti. Il dolore per una perdita, il desiderio di rivalsa e l’amore, soprattutto. L’amore che c’è tra una madre e un figlio. L’amore tra due amici. L’amore che fa rischiare tutto. L’amore per chi non c’è più. L’amore che spinge due persone, a due lati opposti del terra, a cercarsi.
Altro punto a favore della serie è l’incontro tra culture e stili di vita differenti. Due dialoghi rappresentano questo concetto appieno.
Capheus entra in contatto con Riley mentre questa è su un aereo. Capheus è entusiasta, non ha mai visto la terra dall’alto! “Come sei fortunata…” dice a Riley. “Non sono fortunata. Sono privilegiata.” Risponde lei.
Capheus rischia ogni giorno di perdere la cosa più importante che ha, e malgrado questo lui sorride. A differenza sua Riley, che sembra avere tutto, non riesce a gioirne. Io ci vedo uno scontro tra il modo di vivere africano (dove non si piange per quello che non si ha, ma si sorride per quel che si ha) e quello occidentale.
Altro dialogo importante è tra Lito e Nomi, sull’abbracciare la persona che si è realmente. Nomi è infatti transessuale, nata Mike e soffocata dai genitori per il suo essere diversa, e ha trovato se stessa nel diventare donna e soprattutto nella sua relazione con Ammanita. Nomi si confronta con Lito, quest’ultimo incapace di diventare chi realmente vorrebbe essere.

La serie è oltretutto piena di montaggi evocativi, che rappresentano attimi in cui i protagonisti si connettono simultaneamente, e si ritrovano a cantare la stessa canzone, a rivivere un particolare ricordo o semplicemente a conversare tra di loro. (L’unica scena che ho trovato veramente fatta male è presente nell’episodio 6: quattro sensate si connettono mentre due di loro sono impegnati in un rapporto sessuale, da qui la loro mente vaga da un corpo all’altro e il montaggio è identico alla scena dell’orgia in Zoolander, non sto scherzando.)

Non è una serie per tutti, ma se siete sensibili sono convinta che sia fatta apposta per voi (dico “sensibili” perché solo se si è tanto coinvolti emotivamente si riesce a chiudere un occhio su tutti gli errori).

Nel caso non si fosse capito dal numero di volte che l’ho citata, Riley è il mio personaggio preferito, seguita a ruota di Will e Capheus. Ma anche Nomi l’apprezzo tantissimo.

Finale di stagione come al solito devastante (con persino i Sigur Ros!)

1 commento

  1. Stefania / 20 novembre 2015

    Non avevo pensato a Zoolander, ma -a ripensarci- hai ragione 😀 Però, è una scena che non mi è dispiaciuta: ha un ritmo quasi musicale che si sposa bene con il brano di Fatboy Slim/Macy Gray usato.
    A proposito di citazioni cinematografiche (credo di averne colte altre, avrei dovuto segnarmele), forse mi sono lasciata suggestionare, ma… nell’ultimo episodio, Nomi dice a Will che potrà raggiungere la clinica di Riley in 20 minuti e lui dice che ne impiegherà 10, come Mr.Wolf in Pulp Fiction :p

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