Recensione su Scream

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“You can’t do a slasher movie as a TV series” / 28 Settembre 2019 in Scream

S1 & S2
Il primo ciclo (chiamiamolo così) è tutto sommato guardabile, segue lo schema classico dello slasher movie conservandone, quindi, sia i pregi che i difetti. E questo è da mettere in conto. I colpi di scena sono, alternativamente, telefonatissimi o campati in aria. Qualche buco narrativo qui e là, e soprattutto killer con motivazioni non proprio del tutto sensate e sufficientemente concrete; troppe giravolte, troppo contorsionismo. Tutta roba che in un film di 90minuti neppure si nota (e se anche la si nota la si prende comunque per buona), ma in 24 episodi suddivisi in due due stagioni non è accettabile; tant’è vero che se la S1 può considerarsi grossomodo riuscita (nei suoi limiti) la S2 risulta invece ripetitiva e noiosa. C’è di buono che, come il film omonimo, il serial conserva quell’aria di ironica presa in giro nei confronti delle pellicole di genere, con le famose “regole del film horror” recitate a più riprese da uno dei protagonisti, citazioni e riferimenti ad altri film e prodotti simili.
Voto: 5

S3
Secondo ciclo ossia reboot totale. Cambiano i personaggi, cambia il contesto e si perde del tutto l’aria vagamente da prodotto di fine millennio presente in S1 e S2; qui c’è tutto il mainstream di questa fine anni ’10 nel tipo di personaggi selezionati. Purtroppo il rinnovamento non porta il giovamento sperato. I sei episodi, anche se pochi, girano a vuoto e divengono presto noiosi, la trama non ha mordente, i morti sono troppo pochi (e andiamo, è uno slasher!), non si partecipa davvero alla storia perchè non si ha modo di “conoscere” sul serio i personaggi e di legarsi un po’ a loro (accidenti, neppure i personaggi si conoscono così bene e non sono per nulla legati, tanto che le morti scivolano un po’ via così, senza troppi drammi), i colpi di scena sono da “ma mi faccia il piacere!” e, soprattutto, ci si ritrova ad aver a che fare con killer non all’altezza le cui motivazioni e identità sono inconsistenti e prive di logica (ok l’effetto sorpresa, ok l’imprevedibilità, ma un minimo di senso bisognerebbe darlo). Viene a mancare anche l’aria scanzonata presente nel “primo ciclo”, qui ci si prende troppo sul serio e il protagonista mantiene costantemente un’espressione corrucciata che, alla lunga, risulta fastidiosa.
Voto: 4 – –

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