Recensione su Psycho-Pass

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Psycho-Pass, l’utopia del mondo senza crimine / 11 aprile 2014 in Psycho-Pass

In un Giappone utopistico, il tasso di criminalità è pressoché azzerato grazie all’efficace sistema del Sybil Sistem, un’avanzata tecnologia che permette di giudicare i delinquenti per merito di un misterioso indicatore artificiale della criminalità latente, denominato Psycho-Pass. La serie si concentra sui casi della sezione anticrimine della Pubblica Sicurezza.
La grande forza di Psycho-Pass è sostanzialmente la sua riflessione su quella che si potrebbe definire come la “vera giustizia”. Il susseguirsi di sequenze ricche di tensione, di dialoghi curati e di colpi di scena ben gestiti sono il pretesto adattato dagli autori per spingere lo spettatore verso un percorso ricco di domande sulle note questioni di legge e moralità, il tutto attraverso gli occhi di Akane Tsunemori, protagonista della storia e autrice del percorso di riflessione e maturità nel complesso sistema anticrimine. E’ vera giustizia quella perpetuata attraverso un sistema efficace ma delle volte imperfetto? E’ giusto mandare innocenti alla gogna per prevenire la genesi dei malvagi? E’ corretto soffocare la dovuta libertà per seguire direttive date da qualcosa di artificiale e ignoto?
La Production I.G. sforna in 22 episodi un thriller poliziesco di grande livello. Oltre ad un bel comparto sonoro, la serie presenta anche un’egregia grafica, a partire dal character design di Akira Amano (i lettori di manga la ricorderanno per la serie Tutor Hitman Reborn) fino ad arrivare all’ambientazione futuristica, che è ben resa dalla messa in piedi di una metropoli cupa, nera, ma dotata di sgargianti luci notturne e colma di oggetti, armi e mezzi decisamente all’avanguardia (a partire dai dominator, le armi utilizzate dalle forze dell’ordine, che hanno duplice funzione di “occhio” e “mano” del Sybil Sistem). Il cast è ricco di personaggi, con alcuni decisamente meglio esposti di altri dagli autori al pubblico e caratterizzati a tutto tondo.
Il regista Gen Urobuchi sfrutta anche abilmente numerosi riferimenti in vari campi, sia per spandere i personaggi o le situazioni narrate, sia per impreziosire ulteriormente l’opera. Si hanno così svariate citazioni ad opere letterarie come I Viaggi di Gulliver di Swift, a componimenti classici come la Nona Sinfonia di Beethoven, passando anche per materie di carattere filosofico o sociologico.
Se amate le storie a sfondo utopistico, i thriller fantascientifici, la regia di Urobuchi o semplicemente qualcosa di ben fatto, la visione è d’obbligo.

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