Quella Petra della Cortellesi / 23 Settembre 2020 in Petra

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Dopo aver visto i primi due episodi di Petra, la nuova serie tv Sky Italia diretta da Maria Sole Tognazzi, confesso di non aver preso in simpatia né la protagonista interpretata da Paola Cortellesi, né il tono generale della serie.

Non ho letto i romanzi di Alicia Giménez-Bartlett a cui si ispira la miniserie Sky, perciò non so come è caratterizzata la Petra originale e se e come si differenzi dalla sua versione italiana.
Certo è che la Cortellesi mi sembra abbastanza a suo agio in questo ruolo apparentemente “freddo”, anche se, a tratti, ha qualcosa di meccanico, quasi calcolato per far dire/pensare: “Apperò, questa Petra, che donna fuori dal comune”, che non mi convince, come -d’altronde- accade all’intera serie.
L’accoppiata Cortellesi-Andrea Pennacchi funziona, ma Antonio Monte è un uomo (finora) troppo buono e lineare per riuscire a conquistarmi.
Idem per il personaggio di Simone Liberati.
Credo che il “problema” risieda nel fatto che, narrativamente, entrambi esistono in funzione di Petra, cioè hanno un determinato spessore solo perché sono relazionati (indefessamente, peraltro) a lei.
Vedremo.

Grosso punto a sfavore: gli intrecci narrativi dei primi episodi mi sono sembrati un po’ troppo prevedibili e mi hanno lasciato perplessa diversi dettagli di contorno.

Interessante la scelta della location. Wikipedia mi dice che i romanzi sono ambientati a Barcellona, in Spagna, mentre la serie tv si svolge a Genova, due città di mare che, tra la fine degli anni Ottanta e i primissimi anni Novanta, hanno subito un radicale restyling urbanistico sul fronte del porto, annoverano un intricato dedalo di vicoli e vantano una ricca e complessa storia di viaggi e commerci.
Ecco: conoscendo bene Genova, c’è un aspetto che, per ora, non mi convince. Pur apprezzando il fatto che la scelta delle location tocchi molti punti di Genova affatto banali (la spiaggia di Voltri, le “lavatrici” di Pra’, le case popolari di Begato, il confine ideale tra San Benigno e Sampierdarena…) e apprezzando la fotografia che esalta la luce speciale che, in certi fortunati giorni, caratterizza la città, mi pare che il contesto culturale e le peculiarità del luogo siano sfruttate pochissimo.
Intendo dire che, al di là della felice foto del contesto, le storie potrebbero svolgersi ovunque, tanto è poco sfruttato il genius loci (inteso in senso antropologico/architettonico).
Ma, anche esulando da Genova, il fatto è che -per ora- ho l’impressione che il luogo non partecipi in alcuna maniera alla storia, mentre potrebbe essere uno dei suoi protagonisti.

Finora, belle scelte musicali, da Florence & The Machine a PJ Harvey.

Voto primi due episodi:
Riti di morte: 5 stelline.
Giorno da cani: 5 stelline.

[Aggiornamento del 7 ottobre 2020]
Purtroppo, dopo aver visto i restanti due episodi, le mie perplessità iniziali sulla serie non si sono dissipate.
Gli intrecci narrativi hanno continuato a non coinvolgermi, la caratterizzazione dei personaggi si è ulteriormente appiattita su una serie di banali stereotipi (il culmine è Petra che, tra lo scandalizzato e l’incredulo, dice a Monte: “Le sembro un tipo da parrucchiere?”, come se farsi tagliare i capelli in un salone fosse motivo di demerito, per una donna “emancipata”, anticonformista e indipendente come lei viene proposta al pubblico).
Infine, la scelta di ambientare un episodio non più a Genova, ma a Roma (città d’origine di Petra) dimostra che la scelta delle location non ha avuto alcun peso nell’economia della serie e nella definizione della protagonista. Molte scene romane, poi, sono state girate in interni, per cui neppure a Roma è stata data la possibilità di “esprimersi” in qualità di personaggio e non di mero e asettico fondale.

Per me, Petra è stata una delusione su molti fronti: confidavo in una antieroina originale e in storie intriganti. Invece, mi sono trovata a fare i conti con gialli anonimi (al di là della ricerca di sensazione ai limiti del gore, come nel terzo episodio, Messaggeri dell’oscurità) e una protagonista tanto-fumo-e-poco-arrosto.

Voto ultimi due episodi:
Messaggeri dell’oscurità: 4 stelline.
Morti di carta: 3 stelline.

Voto complessivo: 4 stelline.

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