Recensione su MINDHUNTER

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Psicologa criminale / 16 Ottobre 2017 in MINDHUNTER

Diciamolo subito, Mindhunter non è un thriller, ma di “orrore” ce n’è tanto. La serie racconta la nascita dell’Unità di analisi comportamentale dell’FBI ad opera di due agenti, Holden Ford (Jonathan Groff) e Bill Tench (Holt McCallany), aiutati dalla Dott.ssa Wendy Carr (Anna Torv), che negli anni settanta cercano di introdurre una nuova metodologia di indagine, studiando, incontrando e profilando i peggiori assassini detenuti nelle carceri americane in quel momento (Dennis Rader, Edmund Kemper, Monte Rissell, Jerry Brudos, Richard Speck).
La serie è un lento racconto degli orrori commessi da questi personaggi (reali), e tra tutti spicca Ed Kemper (Cameron Britton), serial killer dei più efferati della storia americana. Tra un’intervista e l’altra, i due agenti sperimentano questo nuovo approccio alla soluzione di crimini efferati, aiutando le polizie locali a risolvere casi che rientrano nelle tipologie studiate.
L’obiettivo è identificare l’omicida studiando la scena del crimine e valutandone il comportamento per incasellarlo in una tipologia conosciuta, quello che oggi fanno i profiler. Assistiamo, quindi, alla nascita di termini e concetti quali “serial killer”, “omicidi sequenziali”, “omicida organizzato” e “causa scatenante”.
Non aspettatevi colpi di scena eclatanti, ma piuttosto un compendio sulla psicologia criminale, in ogni caso, il racconto degli orrori commessi dai vari serial killer intervistati, arriva come una doccia fredda. La lucida follia di Ed Kemper è quasi ammirevole!
Ho apprezzato molto l’uso dei colori tenui e la colonna sonora, e tra gli attori, mi ha colpito moltissimo Cameron Britton.
Naturalmente ne consiglio la visione 🙂

3 commenti

  1. Stefania / 16 Ottobre 2017

    Sei una scheggia! 🙂
    Io sono solo al quarto episodio, però, stando a quel che scrivi, mi pare che le impressioni positive avute finora saranno confermate sulla distanza.
    Come mi accade sempre quando assisto alla messinscena di narrazioni “pionieristiche”, mi diverte e affascina rendermi conto di come cose date oggi per scontate (banalmente, qui, il termine “serial killer”) abbiano avuto per forza di un inizio, un “battesimo” 🙂
    A latere, Kemper è inquietantissimo: quando si alza per spiegare, per esempio, come tagliare la gola a una vittima causandole la minor pena possibile sa far venire la pelle d’oca.

    • Federico66 / 16 Ottobre 2017

      @stefania: aspettavo l’uscita da tempo e in tre giorni direi che lo si vede tranquillamente 🙂
      Vero, Kemper è inquietante, ma allo stesso tempo, quando racconta la sua infanzia, mi fa molta pena.
      Sicuramente Britton è l’attore che mi ha colpito di più.

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