Recensione su Luke Cage

/ 20166.247 voti

Lost in Harlem / 1 Novembre 2016 in Luke Cage

Prima stagione: 7.
Recuperata in due giorni e finita da dieci minuti, sono forse ancora troppo scocciata per articolare un pensiero di buon senso, ma preferisco un’opinione a caldo rispetto a una a freddo.*
Hype alle stelle per questa serie ambientata a Harlem, con protagonista il già conosciuto in Jessica Jones Luke Cage, ex galeotto dal cuore d’oro e la pelle (nera) indistruttibile.
La storia è quasi un “ritorno alle origini” dell’universo telefilmico della Marvel: se la seconda stagione di Daredevil faceva molti passi avanti verso la costruzione di un nutrito universo di supereroi e supercattivi, se Jessica Jones si concentrava puramente sui disagi che un’improbabile eroina doveva affrontare, questo Luke Cage assomiglia molto di più alla prima stagione di Daredevil, con un gangster che vuole prendere il controllo della città.

Il punto di forza della serie è la creazione dell’atmosfera di fondo, rappresentata da Harlem: i suoi palazzi, i suoi abitanti (quasi esclusivamente afroamericani e latini, giusto un paio di bianchi) e la sua musica. È infatti prestata molta attenzione alla colonna sonora, e soprattutto nelle prime puntate sono presenti molte, lunghissime, esibizioni di cantanti afro-americani.
La creazione di questa immensa scenografia è in assoluto la parte più interessante dello show: Harlem è la vera protagonista, non Luke Cage.
E infatti è appena si toccano i personaggi che la storia comincia a stridere.
In primo luogo perché abbiamo già incontrato Luke Cage in Jessica Jones, ma il suo personaggio risulta diverso da come era stato precedentemente presentato, meno candido e un po’ più menefreghista a mio parere. Oltretutto gli è riservato pochissimo spazio di scena, quindi non riusciamo ad entrare completamente in contatto con lui, sembra sempre a un passo di distanza da noi, i suoi pensieri impenetrabili.

Altri problemi si riscontrano nella caratterizzazione di Misty Knight, detective di Harlem considerata tra i migliori ma che commette errori da novellina, e nel cattivo finale (che regala uno dei momenti involontariamente più comici della serie).
Ah e tutte le donne che entrano in contatto con Luke se lo vogliono fare, ovviamente.
Personaggio forse meglio caratterizzato della serie è la consigliera corrotta Mariah Dillard, che è una donna forte ma che viene mostrata anche in momenti di debolezza.

Altro punto molto disturbante nella serie è caratterizzato da quello che io chiamo “l’effetto Avengers”. Come ho già detto, sono già state prodotte altre due serie Marvel ed è di dominio pubblico la notizia che Luke Cage, Jessica Jones, Daredevil e Iron Fist si uniranno per una miniserie sui Difensori.
Il problema è che questi mondi sono entranti in contatto troppo presto. Si sono già stabilite svariate relazione tra i protagonisti secondari delle diverse serie (Foddy di Daredevil va a lavorare per Jeri Hogarth di Jessica Jones; l’infermiera Claire Temple ha conosciuto tutti e tre; Frank Castle è la fuori) quindi, perché io dovrei credere che Jessica Jones non si palesi a Harlem per aiutare Luke, visto che si conoscono? Perché Claire Temple continua a nominare il suo “amico avvocato” al posto di prendere il telefono e chiamare Daredevil? Perché si citano i “processi ai vigilanti” senza poi mostrarne gli sviluppi?
Le strizzatine all’occhio del fan sono carine, ma se fatte per troppo tempo diventano mero fanservice e io mi indispongo.

Ulteriore punto a cui voglio prestare attenzione è l’aspetto sociale. Aprite qualsiasi social network al momento, e vedrete centinaia di tweet, post su Facebook e articoli su blog che dichiarano entusiasmo per la rappresentazione nello show delle difficoltà delle comunità nere in America. Si parla di razzismo, di brutalità della polizia. Argomenti di attualità che la serie ha saputo mostrare molto bene.
Il problema è che, se non fosse per i Grandi Temi e la rappresentazione che dicevo sopra, questo prodotto non sarebbe niente.
Luke Cage funziona così: comincia lenta, ti intriga, vuoi sapere dove andranno a parare. Scopri il passato di Luke, sei fomentato a bestia. Aumento degli intrighi, degli eventi, della tensione, rappresentazione delle difficoltà delle comunità afro. Metà stagione. Luke scompare di scena. Un cattivo. Un altro cattivo. Tanti cattivi. Cosa sta succedendo? Ecco Luke, oh dai, forse ci siamo… no. No. No. Assolutamente no.

A un certo punto la serie decide di prendere tutto ciò che c’era di buono, dargli fuoco e poi gettare le ceneri dalla finestra. Perché le ultime tre puntate non hanno alcun senso logico, viene buttata dentro roba completamente a caso giusto per rientrare nello stereotipo del supereroe, che alla fine di tutto deve affrontare il cattivo in battaglia.
Ma si potrà? Parliamo di una serie che si fregia di “rappresentare il vero volto dell’America nera” e non riescono neanche a imbastire un finale non dico meraviglioso, ma per lo meno sensato.

Questa cosa mi ha resa particolarmente triste, perché c’era molto potenziale ma non si sono applicati. In conclusione, Luke Cage è un prodotto buonino, che svacca in sceneggiatura nella seconda parte e fatica a caratterizzare degnamente ogni personaggio. D’obbligo se vi sono piaciuti le altre serie Marvel e se volete vedere un’America raramente rappresentata in televisione.

*Anche perché avevo deciso di scrivere una recensione a freddo anche per le altre due serie della Marvel, ma guarda caso poi ho lasciato perdere.

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