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Recensione su Kill La Kill

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Adrenalina, azione e non-senso per il primo lavoro Trigger / 29 marzo 2014 in Kill La Kill

Grazie alla collaborazione di alcuni ex dipendenti della nota azienda nipponica Gainax (Neon Genesis Evangelion, Gurren Lagann, Nadia, per citare alcuni prodotti sfornati), un nuovo studio legato al settore dello sviluppo dell’animazione giapponese nasce nel 2011: Trigger. Dopo qualche anno passato attraverso qualche produzione associata, nel 2013 la nuova squadra capitanata da Hiroyuki Imaishi e Kazuki Nakashima, che avevano già lavorato insieme al progetto Gurren Lagann, crea la prima opera originale dell’azienda: l’originale Kill La Kill.
Bisogna premettere che la trama di questa serie è, senza troppi giri di parole, piuttosto debole. Sostanzialmente, l’opera è il classico percorso di formazione dell’individuo, che affronta prove ed ostacoli lungo la sua via. Ostacoli principalmente rappresentati da combattimenti in stile “picchiaduro a livelli”, con avversari man mano sempre più forti. La protagonista si troverà così a giungere al compimento di una grande e personale verità, che la spingerà ad un nuovo stadio di maturazione. In pratica, l’essenza pura del genere shounen, tanto caro agli autori giapponesi. Anche l’abuso sfrenato di situazioni e cliché tipici delle serie destinate ad un pubblico principalmente “otaku” (scene di nudo, sequenze splatter, combattimenti a profusione) non sembrano dare grosse speranze a questa serie di 24 episodi.
E invece Kill La Kill, tolti i dubbi iniziali, funziona. Merito di vari fattori, come ad esempio la regia di Imaishi, che con un budget molto basso riesce a garantire un ritmo frenetico ed adrenalinico che caratterizza positivamente la serie, anche se con qualche calo nella seconda parte. Vi sono poi le animazioni, povere ma allo stesso tempo coloratissime e dinamiche, l’estremizzazione e la parodia del sistema scolastico, definito come un regime, con tanto di potenziale bellico a disposizione. Regime dove tutto e tutti devono obbedire ciecamente alle regole imposte per sopravvivere nel sistema sociale imposto. Interessante la tematica posta al centro dell’intera vicenda, ovvero quella del vestito come simbolo dell’apparenza e come strumento di potere. I personaggi traggono infatti forza grazie ad abiti potenziati, che ne migliorano notevolmente i parametri fisici (potenza, costituzione, agilità etc.).
Merita menzione anche la bella colonna sonora di Hiroyuki Sawano.
Nella sua sfera di azione, demenzialità e surrealismo, Kill La Kill è senz’altro un ottimo prodotto, dove la bravura di Imaishi e Nakashima permette di passare una ventina di minuti frenetici e in assoluta spensieratezza.

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